Monday, March 28, 2011

Travaglio intervista S. Ferilli - 28 marzo 2011



(In realtà Marco Travaglio l'ha definita una "chiacchierata"...)

Tratto da: "Il Fatto Quotidiano"


“Mi scandalizza l’abuso di potere più che il fatto che quella ragazza, Ruby, fosse una minorenne”. Sabrina Ferilli entra nella redazione de Il Fatto Quotidiano per una visita improvvisata, “sono un’abbonata della prima ora”, ci tiene a precisare. Ne nasce un colloquio “informale” con Marco Travaglio sul momento politico che stiamo vivendo. “Berlusconi è potente ed è un grande imprenditore. Io non lo voterò mai, ma credo sia diventato un alibi per l’opposizione questo suo immenso potere”. L’interprete di La bella vita, Ferie D’Agosto, di Tutta la vita davanti se la prende anche con la “sua” sinistra: “E’ incapace di fare, di ascoltare la base, facendo quasi credere che Berlusconi sia più capace di loro in questo”. Poi rimpiange Prodi, ma ha pronto il nome per il ‘nuovo’ candidato premier del centrosinistra: “Massimo D’Alema“.
Segui il servizio integrale.
Riprese, Flavio Costa e Paolo Dimalio. Montaggio, Paolo Dimalio

I lunedì dell'imputato Berlusconi - 28 marzo 2011


Testo:

Buongiorno a tutti, il tempo di fare le condoglianze a Angela Merkel, l’ultima vittima delle nomination porta sfiga di Berlusconi, sapete che non appena Frattini ha annunciato un’iniziativa comune franco – tedesca sulla Libia, la Merkel ha perso rovinosamente le elezioni, la sua speranza è che si smarchi dalla linea Berlusconi, in modo che potrà garantirsi un sereno e proficuo e meraviglioso futuro politico, il tempo di avvertire che è partita la battaglia per chiudere Anno Zero e quindi altre trasmissioni di approfondimento televisivo per un mese e mezzo con la scusa delle elezioni amministrative, esattamente come era stato fatto l’anno scorso.

Figuranti al Tribunale
Il tempo di domandarsi il perché dello stupore se la Signora Rita Dalla Chiesa a Forum utilizza una figurante, spacciandola per una terremotata de L’Aquila che in diretta spiega ai cittadini italiani come è andata bene la ricostruzione, come è completata la ricostruzione de L’Aquila, mentre basta andare a L’Aquila per rendersi conto del fatto che non hanno ricostruito neanche una capanna, neanche un canile, è tutto un paese di figuranti.
Berlusconi questa mattina ne aveva reclutati un certo numero, cioè un suo sottosegretario, un certo Mantovani che via sms aveva lanciato il reclutamento, la chiamata alle armi per assieparsi tutti quanti sulla scalinata del Palazzo di Giustizia di Milano per testimoniare la propria solidarietà a un imputato per reati gravissimi che tra l’altro è anche il Presidente del Consiglio, si sono presentati al suo ingresso in 49 e alla sua uscita, dopo l’udienza preliminare erano arrivati a 100, quindi diciamo che le capacità di reclutamento del Presidente del Consiglio che dice di avere dalla sua parte la stragrande maggioranza degli italiani, sono piuttosto scarsine e probabilmente stasera nei telegiornali ci racconteranno che una folla oceanica ha accompagnato, anzi forse ha portato in trionfo il Premier verso uno dei suoi processi, il processo Mediatrade dove è accusato di frode fiscale e appropriazione indebita, di avere derubato la sua azienda, peraltro quotata in borsa, per mettersi in tasca fondi neri insieme ai suoi manager, utilizzando le triangolazioni tra società estere e società estera nell’acquisto di diritti di film, di programmi televisivi dall’America, fatti rimbalzare da una società all’altra e a ogni rimbalzo gonfiandone artificiosamente il prezzo.
Era poca gente, tant’è che forse amichevolmente si potrebbe invitare Piero Ricca a disertare, in futuro insieme alle persone di cui Milano Libera, in futuro le manifestazioni almeno pubbliche o a assistervi in silenzio perché questo forse è il momento di lasciarlo solo Berlusconi, è di questo che volevo un po’ parlare oggi, di quello che è più utile fare per accompagnarlo alla sua tomba politica che lo sta aspettando ormai da tempo, stiamo parlando di un personaggio sfigato, ridicolo, che dice cose strane, spesso non dice cose a proposito della Libia perché ha già detto tutto e il contrario di tutto e aspetta di capire chi vince per buttarsi, tanto per cambiare, sul carro del vincitore, è un uomo disperato che annuncia decine di leggi che ben sa che non saranno mai approvate o se saranno approvate non entreranno mai in vigore perché saranno incostituzionali o bocciate dai referendum, ho l’impressione che stia cercando un nemico e quindi in questo momento forse è il caso di non farglielo trovare il nemico, lasciarlo solo, far vedere che è circondato da 4 poveracci, di solito pagati, figuranti, potrebbe essere una strategia utile da questo punto di vista sbagliano anche i magistrati a enfatizzare con una comunicazione stonata certe leggi che vengono fatte contro di loro, ma soprattutto contro di noi, come sbaglia secondo me un quotidiano come La Repubblica a titolare gli articoli sulle leggi ad personam o antigiustizia, la legge contro i giudici, ancora oggi c’era un bell’articolo del giudice scrittore Giancarlo De Cataldo che però aveva purtroppo questo brutto titolo “La cattiva legge che vuole punire le toghe” siamo alle solite, se ci sono leggi con cui il governo vuole punire i giudici, i cittadini se ne fottono perché non sono né il governo, né i giudici, se si continua a parlare di guerra tra politici e giudici, i cittadini che non sono né politici e né giudici se ne infischiano, bisognerebbe invece emettere comunicati un po’ freddi, un po’ algidi nei quali si spiega esattamente cosa cambia non per i giudici, ma per i cittadini nel caso eventuale, improbabile in cui queste leggi passassero e entrassero in vigore, in modo che si riesca a capire che non è un derby tra Berlusconi e i giudici, è una guerra di Berlusconi a noi italiani che è una cosa diversa, Berlusconi contro la guerra alla Libia ma è favorevole alla guerra contro l’Italia, questa è l’unica guerra che lui sta combattendo ininterrottamente da 17 anni perché sa benissimo che i suoi interessi sono incompatibili con i nostri e quindi tra i nostri e i suoi, ha sempre, giustamente dal suo punto di vista, scelto i suoi.
Perché oggi ha tentato anche se poi gli è andata male, questa ridicola gazzarra salendo sul Predellino e salutando una folla inesistente? Questa naturalmente dà il segno della farsa e della tragedia insieme di questo uomo ridicolo, un uomo che sale sul Predellino, si guarda intorno e saluta il nulla, una piazza praticamente vuota, sapete quanto è grande lo spazio antistante il Palazzo di Giustizia in Corso di Porta Vittoria e quanta gente ci vuole per riempirlo, lo sappiamo perché Menotti di noi hanno manifestato nel 1992/1993/1994 in difesa del pool Mani Pulite, c’erano lì sì, folle sterminate che occupavano tutto il Corso addirittura, oggi 49 quando è arrivato e 98/99 quando è uscito, immaginate la pochezza, la miseria se non ci fossero stati i giornalisti e i ragazzi di cui Milano Libera, probabilmente si sarebbe sentita anche l’eco di quello che diceva Berlusconi tanto la piazza era vuota e perché allora lui va e tenta queste prove di forza, questi bagni di folla come vengono chiamati dalla stampa e dalla televisione compiacente? Per vari motivi: 1) per dipingersi ancora una volta sotto assedio, mentre non è sotto assedio per niente, ci sono dei processi, peraltro iniziati diversi anni fa, il processo Mills è iniziato nel 2005, il processo Mediaset è iniziato addirittura prima, il processo Mediatrade è iniziato da 3 anni, l’ultimo è il processo Ruby, non c’è nessun assedio, ci sono vecchi e nuovi processi che dipendono dal fatto che lui continua imperterrito a violare le leggi e a delinquere, però gli serve far vedere che c’è un assedio, che lui è assediato.
2) ragione è quella di buttare in burla i suoi processi, definirli ridicoli, farci una risata sopra, fare le battute sul Bunga, Bunga, dire “porto le ragazze, porto le escort” è un modo per svilire la gravità di ciò di cui è accusato, di depotenziare i processi che lui sa che questa volta si terranno, non c’è modo di evitarli. 3) motivo è quello che dicevo prima, dipingersi come il soggetto di uno scontro con la magistratura, lui solo contro 9000 magistrati e dietro questi magistrati forze occulte potentissime, poteri forti, complotti internazionali, diplomazie che ce l’hanno con lui etc., quindi apparire addirittura eroico in questo sforzo titanico di resistere a cotanto urto. 4) spaventare i magistrati con la piazza, peraltro vuota e con le leggi contro la giustizia, per fare un discorso tipicamente mafioso “o mi assolvete, o vi fermate o lasciate perdere o la smettete di indagare e processarmi oppure io vi faccio del male” e intanto soprattutto faccio del male ai cittadini, questa intimidazione non è fatta soltanto pro domo sua, è fatta anche pro domo di tutti i suoi compari, tra i quali il più pulito ha la rogna!
Ci sono molti personaggi nell’entourage del Cavaliere, il vecchio entourage, la ristretta cerchia e il nuovo entourage che si è recentemente allargato addirittura ai cosiddetti responsabili che arrivano un po’ da tutte le parti, ce ne sono molti che rischiano di finire male, pensate soltanto a Dell’Utri che è in attesa della sentenza di Cassazione del suo processo per mafia che a furia di dire che i politici non vanno in galera, poi finisce che qualcuno ci va in galera, Cuffaro è in galera! Essendo stato condannato in appello a 7 anni, confermato in Cassazione, Dell’Utri è stato condannato in appello a 7 anni, se tra qualche mese, quando la Cassazione si pronuncia dovesse confermare la sentenza di appello, anche Dell’Utri finisce in galera!
Immaginate come può stare tranquillo Berlusconi con Dell’Utri in galera, con tutto quello che sa Dell’Utri. L’ultima new entry è Francesco Saverio Romano che ha fatto tutta la sua carriera politica nella Democrazia Cristiana, poi nel partito di Casini che a un certo punto si è chiamato Udc, lui era il gemello di Cuffaro, lo accompagnava da tutte le parti, anche agli incontri con i mafiosi. Tra i responsabili che sono una trentina alla Camera, Romano è l’unico che ha un’indagine per concorso esterno in associazione mafiosa, più una per corruzione aggravata dalla volontà di favorire Cosa Nostra, quella per corruzione riguarda la spartizione di una parte del tesoro di Vito Ciancimino che è il contabile di Ciancimino, il tributarista, il ragioniere Lapis ed il figlio di Ciancimino Massimo, qualche anno fa avrebbero distribuito tra alcuni politici che avevano dei crediti nei confronti del vecchio Ciancimino o per esserne stati soci o per averne favorito gli affari, ci sono delle intercettazioni che misteriosamente i Carabinieri e la vecchia Procura ai tempi di Piero Grasso e Pignatone non avevano trascritto, sono state scoperte, un paio di anni fa e adesso la Procura sta per mandare queste intercettazioni alla Camera per chiedere l’autorizzazione a utilizzarle nei confronti di chi? Nei confronti di Cuffaro, di Vizzini, di Romano.
Se la Camera desse l’autorizzazione a utilizzarle questi signori che sono indagati per corruzione aggravata dalla fattispecie mafiosa, rischierebbero ovviamente guai, grane, Romano in più ha un’inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa, qualche mese fa la Procura al termine di lungo indagine ha chiesto al G.I.P. di archiviarla, perché? Perché si sono raggiunti molti elementi per ritenere che Romano sia in rapporti con i mafiosi, ma non si sono raggiunti, secondo la Procura elementi sufficienti per garantire che poi al dibattimento Romano venga condannato e quindi cosa si fa in questi casi? Non si chiede il suo rinvio a giudizio con il rischio di vederselo assolvere o prosciogliere addirittura in udienza preliminare, si chiede l’archiviazione, si dice al G.I.P. “mettiamo in freezer questo fascicolo, se emergessero elementi nuovi lo riapriamo, cosa che invece non si potrebbe fare se si chiedesse il rinvio a giudizio e l’imputato venisse prosciolto dal G.I.P. o se si chiedesse il rinvio a giudizio lo si ottenesse e poi al dibattito l’imputato venisse assolto, nel caso in cui emergessero elementi nuovi questo signore non potrebbe più essere giudicato per gli stessi fatti per i quali è già stato prosciolto o assolto, ecco cosa vuole dire l’archiviazione, per questo la Procura ha detto “congediamo in attesa di eventuali elementi nuovi”.


Il ministro di Napolitano
Il G.I.P. però ha tenuto lì, ha detto “aspettiamo perché nel frattempo è uscita la sentenza Cuffaro definitiva della Cassazione, nella sentenza Cuffaro, siccome Cuffaro alcuni rapporti con i mafiosi li aveva insieme a Romano, nel senso che andava a incontrarli insieme a Romano che era il suo gemellaggio, il suo braccio destro potremmo dire volgarmente, è interessante capire cosa ha stabilito la Cassazione su quello che faceva Cuffaro insieme a Romano, perché una sentenza di Cassazione ha valore di prova, anche in processi diversi, quindi anche in un eventuale processo a Romano, se la Cassazione dovesse dire qualcosa di pesante sul ruolo di Romano al fianco di Cuffaro, ecco che il G.I.P. potrebbe decidere che c’è ormai una prova cristallizzata sulle collusioni di questo personaggio e quindi invece di archiviare, dire alla Procura di chiedere il rinvio a giudizio, perché c’è un elemento nuovo.Cosa potrebbe dire la Cassazione? Non lo sappiamo perché la Cassazione su Cuffaro ci ha già dato il dispositivo condannato a 7 anni definitivi per favoreggiamento alla mafia, ma non ci ha ancora dato le motivazioni che saranno depositate tra qualche settimana.
In Corte d’Appello però gli stessi fatti erano già stati valutati, tant’è che la sentenza d’appello è stata confermata in toto dalla Cassazione, ci mancano le motivazioni della Cassazione, ma quelle d’appello confermate dalla cassazione le sappiamo, allora per esempio si dice che nel 1991, 20 anni fa quando iniziavano la loro carriera Romano e Cuffaro, andarono da Angelo Siino che era il Ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra e gli chiesero i voti, naturalmente Siino che voti controllava, ovviamente controllava voti mafiosi, era l’uomo messo dal Dott. Riina a gestire il tavolino degli appalti con i politici e gli imprenditori siciliani.
Lo stesso tandem Romano – Cuffaro secondo i giudici d’appello lo ritroviamo nel giro Guttadauro, Giuseppe Guttadauro era il capo della mafia di Brancaccio, quello per avere avvertito il quale delle indagini, delle intercettazioni a suo carico Cuffaro è stato condannato. Guttadauro parlava con un suo uomo, un certo Mimmo Miceli, anche lui poi condannato per mafia e Miceli dice al boss Guttadauro “ho rappresentato e ricordato a Cuffaro alla presenza del candidato Senatore Saverio Romano, la disponibilità e tutto l’impegno da lui manifestati per conto di Guttadauro suo referente” questa è la sintesi che fanno i giudici, quindi Miceli riferisce al boss di avere ricordato a Cuffaro, alla presenza di Romano la disponibilità e l’impegno che lui manifestava per conto di Guttadauro che era il suo referente, quindi lui si è messo a disposizione per conto di Guttadauro nelle mani di Cuffaro e di Romano, questo dice Miceli secondo i giudici di appello e poi Miceli stesso consiglia al boss, scrivono i giudici “di assecondare la scelta del candidato Senatore fatto da Cuffaro - e chi è il candidato senatore? E’ Romano. - in modo da poter accampare specifiche richieste successivamente per le competizioni regionali”, mettiamo il cappello su Romano, sposiamocelo questo candidato fedelissimo di Cuffaro e così poi dopo quando l’abbiamo fatto eleggere gli chiediamo i favori.
Infine - e questo succedeva nel 2001 – sempre nel 2001, il 2001 è l’anno in cui Berlusconi torna trionfalmente a Palazzo Chigi per la seconda volta, ma soprattutto in cui in Sicilia la mafia fa l'enplein, 61 collegi su 61 per il centro-destra.
Nel 2001 in campagna elettorale, scrivono sempre i giudici, citando il mafioso pentito Francesco Campanella, c’è un pranzo a Roma dove ci sono: Campanella (mafioso di Villa Abbate, braccio destro del boss Nino Mandalà, boss, è stato condannato in primo grado, quindi dobbiamo dire ancora presunto boss di Villa Abbate Nino Mandalà, era quello che era amico pure di Schifani), Cuffaro, Romano e altri. A un certo punto una delle persone, dei commensali dice a Romano, ma guarda che Campanella mica ti vota? Pare che sia una battuta, uno scherzo conviviale e invece racconta Campanella, Romano si alzò e disse seriamente, rivolgendosi a me: tu mi devi votare perché noi altri siamo la stessa famiglia! E aggiunge vai a Villa Abbate e ti informi, che famiglia? Non certo la famiglia di sangue, Campanella si chiama Campanella e Romano si chiama Romano, non sono parenti, che vuole dire “siamo della stessa famiglia vai a Villa Abbate e ti informi?” siamo della stessa famiglia di Villa Abbate, evidentemente la famiglia che secondo i giudici ha come boss Mandalà e lasciò attoniti tutti i commensali, un politico che a Roma a una cena o a un pranzo dice esplicitamente a Campanella “siamo della stessa famiglia vai a Villa Abbate” persino per una città italiana, una scena del genere evidentemente lascia un po’ di stucco e poi dice Campanella che Mandalà mi spiegò che Romano era stato autorizzato a candidarsi in quel collegio, perché in quel collegio non c’è candidato che non è espressione di mafia, quindi Mandalà confermò che Romano era della famiglia giusta, la sua!
Se per caso su questi punti e su altri contenuti nella sentenza Cuffaro, la Cassazione dovesse mettere il timbro di autenticità finale, consacrerebbe questi fatti come prove, non più necessarie di dimostrazione nel processo eventuale a Romano, ecco perché il G.I.P. prima di archiviare o di decidere altrimenti sta aspettando che la Cassazione si pronunci.
Intanto però Romano è diventato Ministro, tra tutti i responsabili che sono 30, l’unico che ha un’indagine di concorso esterno in associazione mafiosa, più corruzione, è diventato Ministro, potevano farne gli altri 29? No hanno fatto lui! Gli altri avevano un handicap, non avevano indagini per concorso esterno in associazione mafiosa, Napolitano ha fatto come al solito, prima l’ha nominato Ministro, poi ha assistito al giuramento e poi mentre quello usciva ha fatto un comunicato prendendo le distanze da sé stesso anche, perché è lui che l’ha nominato, secondo l’Art. 92, mi pare, della Costituzione è il Presidente della Repubblica che nomina il Presidente del Consiglio e, su indicazione del Presidente del Consiglio, nomina i Ministri, quindi non è Berlusconi che nomina Romano Ministro dell’agricoltura, Berlusconi propone a Napolitano quel Ministro lì, Napolitano se lo nomina, vuole dire che gli sta bene!
Perché dico questo? Perché sapete che ci sono Ministri che non stavano bene a capi dello Stato e che non sono diventati Ministri, quando Berlusconi portò Previti a Scalfaro, nel 1994 Previti non aveva indagini, era solo l’Avvocato di Berlusconi, quindi era in conflitto di interessi, Scalfaro disse “no, il tuo Avvocato no” e Previti non diventò Ministro della Giustizia. Quando nel 2001 Berlusconi portò Maroni Ministro della Giustizia, io feci un pezzo dicendo “beh ma è proprio il caso di mettere un condannato per resistenza a pubblico ufficiale, un condannato alla giustizia definitivo?” non so se Ciampi abbia letto il mio articolo o si sia informato diversamente, sta di fatto che Maroni non diventò Ministro della Giustizia, ma del Welfare, c’è voluto Napolitano per nominare Ministro dell’interno Maroni condannato per avere picchiato dei poliziotti, Ministro dell’Interno, cioè della Polizia, ma Ciampi non lo fece diventare Ministro della Giustizia e Scalfaro addirittura un Premier mandò indietro, perché nel 1992 in primavera, dopo le elezioni dell’aprile, era iniziata Mani Pulite da due mesi, era finito dentro Mario Chiesa, erano stati indagati Tonioli e Pillitteri i due ex sindaci craxiani socialisti di Milano, pochi altri manager socialisti, Craxi non aveva neanche un avviso di garanzia ancora, si sapeva che l’inchiesta avrebbe potuto arrivare a lui e quando il pentapartito che aveva appena vinto le elezioni, indicò Craxi come Premier, Scalfaro disse “no, io non lo nomino, portatemene un altro e nominò Giuliano Amato” dello stesso partito di Craxi ma meno compromesso con del sistema che stava venendo fuori.
Quindi non c’è bisogno né che uno sia indagato, né che uno sia condannato per non diventare Ministro o Presidente del Consiglio, perché? Perché il Capo dello Stato può decidere se una persona è degna o meno di diventarlo e lo può decidere sulla base di criteri di opportunità, di decenza, di decoro, sentenze penali, fatti documentati, conflitti di interessi, quello che si vuole, immagine… Napolitano invece ha detto di avere preso informazioni sulla situazione giudiziaria di Romano che è quella che vi ho descritto, poi l’ha nominato, poi ha detto: ho preso informazioni sulle gravi imputazioni che pesano sul suo capo e mi auguro, cito a memoria, un chiarimento rapido, forse era il caso di non nominarlo, un Ministro indagato per mafia e corruzione, magari il prossimo giro, magari mi mandi un altro dei responsabili.
E’ anche vero che sarebbe stato difficile giustificare il fatto di negare la nomina di un Ministro indagato per concorso esterno in associazione mafiosa con richiesta di archiviazione e indagato per corruzione, dopo avere nominato Presidente del Consiglio un imputato per corruzione giudiziaria, frode fiscale, appropriazione indebita, falso in bilancio e adesso pure concussione di prostituzione minorile, e indagato a Firenze, ce lo dimentichiamo sempre per le stragi del 1993 che non è mica stata chiesta l’archiviazione, ancora no, dalla Procura di Firenze, l’anno scorso anzi è stata chiesta e ottenuta una proroga delle indagini su Berlusconi, indagato per concorso nella strage.
Forse bisognerebbe chiedere chiarimenti anche su Schifani che come ben sapete è indagato su concorso esterno a Palermo, quindi deve essere per tutto questo che Napolitano decide di nominare pure Romano, facendo però sapere che non gli era piaciuto tanto, adesso si vedrà quando uscirà la sentenza Cuffaro della Cassazione, Romano rischia grosso, quindi voi capite che Berlusconi quando deve spaventare la magistratura, non la deve spaventare soltanto per sé, la deve spaventare anche per conto e in nome di tutti di quegli che gli stanno intorno, che sono così, perché hanno capito che dura poco questa cosa, quindi si stanno giocando le ultime cartucce, una volta che non abbiano più un padrino che li copre e li protegge e lavora per tutti loro a Palazzo Chigi, saranno soli al mondo e se sono colpevoli i finiranno a trenino in galera nei prossimi anni, vedrete, sarà esattamente come quando crollò la Prima Repubblica, quando i Ministri… c’era la ressa davanti a San Vittore e a Poggio Reale, all'Ucciardone e a Regina Celi, tanti erano i Ministri che entravano in galera, vedrete quando cadrà Berlusconi quanta gente finirà in galera, perché? Perché sarà saltato il tappo che teneva tutto compresso.


Lasciamolo solo
Quindi spaventare finché si è in tempo i magistrati sono tutte mosse disperate naturalmente, ecco perché dicevo che forse è venuto il momento di lasciarlo un po’ solo, perché si capirebbe ancora meglio che siamo di fronte a un caso umano, invece di enfatizzare questo scontro che in realtà non c’è perché è lui che sta dichiarando guerra come al solito a tutto il mondo, tranne al suo amico Gheddafi, gli dispiace non vuole disturbare.Faccio un esempio per concludere, la legge sulla responsabilità civile dei magistrati, ne avevamo già parlato, adesso è diventata urgente perché c’è un parlamentare della Lega, di cui non mi ricordo neanche il nome perché ti spuntano come i funghi per conquistarsi 15 minuti di celebrità fanno subito una legge per il padrone, che ha infilato in una normativa europea una roba che stravolge completamente la vecchia legge sulla responsabilità civile dei giudici, cos’è la responsabilità dei giudici? E’ una norma che consente ai cittadini che hanno subito un errore giudiziario di avere un risarcimento dei danni, sacrosanto, i giudici che sbagliano devono pagare, è sacrosanto, il problema è come, l’abbiamo già detto! Oggi abbiamo una legge che è nata dal referendum del 1987 è la legge N. 117/88 firmata da un giurista, socialista, padre del nostro Codice di Procedura Penale Giuliano Vassalli, capo partigiano, figura eminente, cosa stabilisce? Se un giudice fa un errore, deve risarcire il danno, naturalmente il cittadino che ritiene di averlo subito, denuncia lo Stato, lo Stato se accerta che ha subito il danno lo risarcisce e poi se quel danno deriva da colpa grave, da un errore pesante del giudice, non da una svista, da un errore pesante fatto da un giudice incapace oppure da dolo addirittura, se il giudice l’ha fatto a posta a fargli quel torto, allora il giudice per quanto riguarda.
La legge è giusta, come fa notare l’ex Giudice Tinti su Il Fatto Quotidiano c’è un errore in quella legge, una cosa sbagliata, che il giudice restituisce allo Stato la somma che lo Stato ha già refuso alla vittima dell’errore, ma fino al massimo di 1/3 del suo stipendio, questo è sbagliato, se il giudice ha sbagliato deve pagare tutto, non fino a 1/3 del suo stipendio, peggio per lui se ha sbagliato!
Non stiamo parlando di sviste, stiamo parlando di errori marchiani dolo e colpa grave, questo dice la legge.
Adesso questo codicillo infilato da questo leghista ineffabile, cosa dice? Dice una cosa diversa: che il giudice oltre che per dolo e per colpa grave, deve pagare – si chiama Pini il leghista – di tasca sua anche nel caso di violazione manifesta del diritto, cosa vuole dire “violazione manifesta del diritto?” se tu hai interpretato o applicato male una norma della procedura, facendo il processo penale o civile.
Per le presunte violazioni del dritto, in tutti gli stati di diritto, non si denuncia il giudice, si fa ricorso in appello o in Cassazione, anzi il ricorso in Cassazione è proprio quello specifico per le presunte, ritenute violazioni del diritto fatto dal giudice che ha giudicato nel merito, c’è sempre un giudizio di merito, di appello e poi le eventuali questioni di diritto si denunciano eventualmente in Cassazione, che senso ha, dopo che tu hai già avuto un verdetto di Cassazione, favorevole o contrario a te non mi interessa, denunciare il giudice per violazione del diritto? E qual è la violazione manifesta del diritto? Chi lo decide se hai fatto una violazione manifesta del diritto, è una cosa che non sta né in cielo e né in terra, il risultato è che con questa formula ampia che non vuole dire niente “violazione manifesta del diritto” qualunque giudice o PM potrà essere denunciato o chiamato a rispondere di tasca sua non “io denuncio lo Stato e lo Stato si rivale sul giudice se ha commesso il dolo o colpa brave, ma io denuncio direttamente il giudice ogni volta che voglio” con questa scusa della violazione del diritto.
Eppure già oggi con la legge che abbiamo e che va benissimo, salvo con quella faccenda del terzo dello stipendio, lo Stato già si rivale sui giudici in caso di grave violazione di legge, dovuta a negligenza inescusabile, certo se il giudice ha fatto un abuso causa negligenza inescusabile, non ha letto un pezzo delle carte degli atti del processo, per esempio grave negligenza inescusabile, il giudice per decidere deve leggere tutte le carte, affermazione determinata da negligenza inescusabile di un fatto la cui esistenza risulta incontrastabilmente agli atti del processo, se tu dici il contrario di quello che risulta dagli atti inequivocabilmente non è una tua interpretazione è che proprio hai preso un abbaglio, negazione dovuta a negligenza inescusabile, di un fatto la cui esistenza risulta dagli atti, è certo, se affermi un fatto che è smentito dagli atti o se neghi un fatto che è inequivocabilmente affermato dai fatti, oppure se limiti la libertà di una persona al di fuori dei casi consentiti dalla legge, oppure senza motivazione, certo se non spieghi perché hai arrestato uno o se lo arresti per un reato per il quale non è previsto arrestarlo o senza i presupposti che consentono di arrestarlo, lì non è che è opinabile, li hai fatto un grave fallo!
Cosa dice questo leghista naturalmente in Commissione Giustizia questa porcata è passata con il solito voto del radicale, ci sono sempre questi radicali che quando c’è bisogno di dare una mano a Berlusconi si danno immediatamente da fare, e quindi hanno introdotto centro-destra, relazione di Pini, voto del radicale eletto con il PD che dà una mano al Cavaliere, il principio della violazione manifesta del diritto, che come vi ho detto non si sa cosa sia.
L’Avvocato Caputo di Giustizia e libertà di Torino mi fa notare che a questo punto ai giudici resteranno due strade per evitare di essere continuamente denunciati: o non condannare, non arrestare, non inquisire più nessuno, ogni volta che arriva una notizia di reato non guardarla, far finta di non vedere, darsi malati, mangiarsi le prove, mangiarsi le bobine con le intercettazioni telefoniche, oppure mettersi d’accordo per fare sentenze tutte uguali primo, secondo e terzo grado in modo che comunque se tutte le decisioni prese dai magistrati in un procedimento vengono confermate nei gradi successivi, nessuno potrà dire che c’è stata nessuna violazione e nessun torto, è questa la giustizia che vogliamo? Abbiamo vari gradi di giudizio e facciamo una legge che indurrà i giudici o a non decidere più o a decidere di darsi sempre ragione, anche quando hanno torto, per paura di essere denunciati? E’ questa la giustizia che vogliamo? Infatti lui dice maliziosamente è ovvio che sarebbero dei mascalzoni i giudici che lo facessero, ma a questo potrebbe portare la legge e se i giudici si mettessero tacitamente d’accordo nel senso che tutte le sentenze di primo grado venissero acriticamente confermate nei successivi gradi di giudizio, dove starebbe la manifesta violazione del diritto? Formalmente si metterebbero a posto gli uni con gli altri, ma il bello è quello che scrive Bruno Tinti che ha la rara capacità di fare degli esempi, su Il Fatto Bruno Tinti, andatevi a vedere il pezzo perché è molto divertente, l’abbiamo intitolato “Una boiata pazzesca” fa due esempi: rapina alle Poste, due testimoni vedono in faccia il rapinatore e in Questura lo riconoscono da una foto segnaletica, è Pippo già condannato 3 volte per lo stesso reato, il PM chiede la cattura di Pippo e il G.I.P. è d’accordo, così dopo un paio di mesi Pippo finisce in prigione, dice che è innocente e che il giorno della rapina lui era in Spagna a Marbella insieme con la sua fidanzata Lucia. Rogatoria estera; al giudice spagnolo la ragazza dice che è proprio vero, il 25 marzo stavano insieme. “Siamo andati a Porto Banus, poi abbiamo mangiato a La Moraga, poi siamo andati a fare compere al Corte Inglès, poi siamo andati a giocare a tennis al circolo di Manolo Santana e poi abbiamo cenato lì.” Il giudice chiede da quanti giorni Pippo era a Marbella. “Eh, 2 o 3”. “E il giorno prima, il 24 marzo, cosa avete fatto?” “Eh, boh, cioè, non so. Ah sì, siamo stati al mare.” “Al mare dove? Nikki Beach? Play Fantastica?” “Mah, al mare, adesso non mi ricordo.” “Tutto il giorno?” “Beh no, poi siamo andati a fare compere.” “Dove?” “Mhhh” “E il giorno dopo, il 26 marzo?” “Ma insomma, adesso non mi ricordo, e poi che c’entra con la rapina?” Il Pm non crede a Lucia, crede ai testimoni che hanno riconosciuto Pippo e chiede il rinvio a giudizio; il Gip la pensa come il Pm e anche il Tribunale: 5 anni di galera in primo grado a Pippo per la rapina. In Appello l’avvocato di Pippo dice che Lucia ha importanti rivelazioni da fare (la fidanzata), in Tribunale non era stata sentita, era irreperibile e quindi sono state accettate come prova le dichiarazioni per rogatoria in Spagna. Lucia arriva al processo d’appello e spiega tutte quelle cose che prima non ricordava adesso se le ricorda, racconta tutto per filo e per segno dove sono stati il giorno prima, il giorno stesso e il giorno successivo e allora la Corte d’Appello le crede e assolve Pippo. Chi ha sbagliato? I giudici del Tribunale che hanno creduto al G.I.P., che aveva creduto al PM che non aveva creduto a Lucia? O hanno sbagliato i giudici d’appello che hanno creduto a Lucia? Nessuno dei due, ha sbagliato dal punto di vista di Pippo, perché? Perché c’erano elementi tali, i testimoni all’accusa per ritenerlo colpevole e le titubanze della Lucia in primo grado.
In appello Lucia ha sfoderato una memoria di ferro peraltro recentissimamente riempita di quei buchi che aveva in primo grado e quindi i giudici hanno avuto dei dubbi e nel dubbio, dato che bisogna condannare solo oltre ogni ragionevole dubbio, allora hanno assolto, non hanno detto che quelli di prima avevano sbagliato, hanno detto che a loro è venuto il dubbio che avesse ragione Pippo in base a quello che ha detto la fidanzata.
Non c’è nessun errore giudiziario né prima, né dopo, per convenzione noi accettiamo la sentenza che arriva dopo, se viene confermata in Cassazione, questa sentenza di assoluzione in appello diventa definitiva, c’è stato mica un errore giudiziario? No, Pippo può essere risarcito? Assolutamente no, ci mancherebbe altro che tutti quelli che vengono prima indagati, poi arrestati o anche solo indagati e rinviati a giudizio, condannati in un grado e assolti in un altro, potessero avere il risarcimento, sarebbe la fine!
Ecco com’è facile suggestionare la gente con questa storia che il giudice deve pagare quando sbagliata e in realtà poi non sappiamo bene cosa vuole dire quando sbaglia, adesso l’altro esempio che riguarda Berlusconi, processato per prostituzione minorile.
Berlusconi è processato per prostituzione minorile, perché? Perché ritengono i giudici che sapesse che Ruby era minorenne, quando, secondo l’accusa andava a letto con lei e poi la pagava. Se i giudici lo condannano in primo grado e poi lo assolvono in appello, è semplicemente perché in primo grado hanno creduto agli elementi notevoli che ha portato l’accusa e in appello è venuto il dubbio che possa avere ragione lui, mettete per esempio che qualcuno insinui il dubbio che hanno sbagliato a registrare la data di nascita all’anagrafe in Marocco, sapete che erano anche andati alcuni emissari, come abbiamo raccontato su Il Fatto per cercare di alterare quei registri, quindi mettiamo che in questo pro e contro, processo indiziario, è chiaro che nel processo dove c’è la foto del colpevole che infila il coltello nella pancia della vittima non è un processo indiziario, ma ci sono i processi indiziari dove è importante il mosaico per rendere più probabile la tesi dell’accusa e della difesa e in quei processi la valutazione soggettiva del giudice varia, uno può essere convinto della consapevolezza e un altro può avere un dubbio in più e convincersi dell’innocenza, oppure può emergere un fatto nuovo dopo che supera la decisione che è stata presa prima o può essere valutato diversamente, quindi non c’è nessun errore se viene condannato da una parte e assolto dall’altra, semplicemente c’è una diversa valutazione del materiale.
L’errore sarebbe se ci fosse un’intercettazione negli atti in cui Emilio Fede dice a Berlusconi “guarda che ho controllato, è maggiorenne, puoi andarci a letto tranquillamente” e Berlusconi “ah grazie, io controllo sempre, mi raccomando!” in questo caso Berlusconi avrebbe la prova che era stato buggerato, avrebbe la prova che lui credeva veramente che era maggiorenne, se i giudici ignorassero questa intercettazione per condannare Berlusconi, ecco il dolo, ecco la colpa grave, ecco la negligenza inescusabile, non hanno guardato bene oppure hanno letto quell’intercettazione e l’hanno imboscata, nel primo caso colpa grave, nel secondo caso dolo, hanno fatto apposta, in quel caso sì che Berlusconi condannato in assenza di quella telefonata e poi assolto in presenza di quella telefonata avrebbe tutto il diritto di richiedere il risarcimento allo Stato che poi chiederebbe i danni ai giudici che hanno fatto quella porcata.


Forse è questo che si chiede all’informazione e anche alla Magistratura associata: meno strepiti. "Berlusconi ce l’ha con noi, ci vuole punire", lo sappiamo che vi vuole punire, ma ai cittadini non gliene frega niente, invece è molto importante far capire ai cittadini che razza di processo viene fuori, se l’imputato può far causa al suo giudice, quindi freddezza, nervi saldi da parte di tutti, anche di quelli che vogliono andare a manifestare contro quelli che manifestano per Berlusconi e possibilmente cercare di spiegare chirurgicamente e freddamente ai cittadini cosa succede a noi se passano queste leggi, ben sapendo che ormai per fortuna se Dio vuole ne passeranno ben poche. Bisogna cercare di fare questo salto, vi do solo un dato: l’altro giorno a un convegno il sondaggista Pagnoncelli ha raccontato che per gli italiani l’emergenza N. 1 non è né la Libia, né quei poveri immigrati a Lampedusa, né tanto meno il federalismo, l’emergenza vera dell’Italia è l’evasione fiscale e la corruzione e le mafie, i soldi che sfuggono allo Stato con il nero e che quindi i cittadini onesti sono costretti ogni anno a rabboccare pagandone di più di tasse. Questa è l’emergenza N. 1 per i cittadini italiani nei sondaggi, vi pare normale che il politico più votato alle ultime elezioni sia stato un signore imputato di evasione fiscale e corruzione? Bisogna cercare di unire queste due informazioni: è giusto avercela con l’evasione fiscale, con la corruzione e con le mafie finalmente siamo arrivati a avercela con questi che sono i veri problemi dell’Italia e quindi per favore non facciamoci più rappresentare da un imputato di corruzione e evasione fiscale, è questo link che manca, abbiamo le due informazioni ma non riusciamo ancora a metterle insieme, strepitare gli uni contro gli altri non serve, invece far passare questi messaggi per chi lo può fare è molto più utile, passate parola, buona settimana!

Wednesday, March 23, 2011

L'Italia tradisce sempre

Testo:

Buongiorno a tutti, non sono un esperto di guerre, né di strategie, né di politica estera, quindi è inutile che mi metta a parlare con voi di quello che sta succedendo e di quello che potrebbe succedere di seguito alla guerra in Libia.

La guerra degli altri
E' una guerra alla quale gli italiani alla solita maniera, ma alla fine aggregandosi all’ultimo momento hanno deciso di partecipare anche direttamente con i nostri caccia militari, vedremo.
Non c’è grande fiducia negli esperti che in questi anni, le hanno sbagliate tutte, dal Kosovo, alla Serbia, alla Somalia, all’Afghanistan, all’Iraq, a tutti i luoghi dove non siamo andati, anche se le ragioni che ci hanno spinti a andare altrove, ci avrebbero dovuti spingere a andare pure lì, mi riferisco per esempio al Rwanda e al Darfur, ma queste cose le lasciamo agli esperti e così li lasciamo sbagliare in pace, l’unica cosa che sappiamo è che non sappiamo niente, non possiamo prevedere niente, non possiamo prevedere innanzitutto quanto durerà e soprattutto non possiamo prevedere cosa succederà dopo, tanto più oggi dove siamo di fronte a una strana faccenda che non si riesce bene a distinguere tra guerra civile, rivolta per la libertà, rivoluzione, non si sa neanche come chiamarla, visto che manca una leadership, manca un’analisi seria sulla natura, sui componenti di questa ribellione che è in parte tribale, in parte sicuramente aspira a più libertà, in parte è islamica, non sappiamo quanto fondamentalista islamica e soprattutto non sappiamo quali saranno le possibili ritorsioni che ha in animo Gheddafi e che può permettersi Gheddafi nei confronti di chi lo ha attaccato, quando sento dire dal nostro governo che Gheddafi non è in grado di colpirci mi vengono i sudori freddi a ricordare tutte le dichiarazioni trionfalistiche che sono state fatte negli ultimi anni sulla grande vittoria in Iraq, sulla grande vittoria in Afghanistan, per fare un esempio, visto che c’è chi non impara mai, ma insegna sempre, Giuliano Ferrara su Il Giornale di Berlusconi di ieri, sostenendo che il problema naturalmente è l’umanitarismo che quindi i governi devono fare le guerre senza aspettare assolutamente il consenso dell’O.N.U., anzi l’O.N.U. è una cosa brutta, bisogna fare le guerre quando si vuole così si parte e buonanotte, rimpiange George Bush, pensate è rimasta una persona al mondo a rimpiangere George Bush, non è americana naturalmente, è Giuliano Ferrara, il quale scrive “con il “guerrafondaio” Bush a un mese dall’11 settembre 2001, il regime talebano, protettore di Osama Bin Laden non esisteva più” Ferrara è convinto che Bin Laden fosse un’espressione del regime talebano, ignora, i talebani non hanno nulla a che vedere con Bin Laden, quest’ultimo è figlio degli sceicchi sauditi, non dei talebani, lasciamo perdere, Ferrara è molto intelligente, quindi può dire tutte le cazzate che vuole.
A un mese dall’11 settembre il regime talebano protettore di Osama Bin Laden non esisteva più e il capo del terrorismo nazionale aveva trovato rifugio in una caserma, da cui 10 anni dopo non è ancora uscito, invece Obama, l’umanitario a quasi 3 mesi dall’inizio del sommovimento in Medio Oriente l’Occidente brancola nel buio, quindi meglio Bush che ci ha liberati immediatamente dal Al Qaeda , in realtà forse Giuliano Ferrara sfugge che se nel 2001 i talebani per dominare sull’Afghanistan erano costretti a un regime del terrore perché avevano il consenso di una minuscola parte della popolazione afgana, avevano più nemici che amici anche in casa, adesso sono popolarissimi e quindi quando gli americani e le truppe alleate scapperanno dall’Afghanistan come sono già scappate dall’Iraq, i talebani riprenderanno il potere e questa volta non ci sarà quasi più nessuno a contestarli, perché per 10 anni, checché ne dica Giuliano Ferrara hanno resistito a una coalizione infinitamente superiore, e uno dei rischi che noi corriamo è che se Gheddafi non viene spazzato via subito, visto che ha tutto il mondo contro, persino la Lega Araba è favorevole almeno alla no fly zone se non al bombardamento, che comunque tollera, Gheddafi diventi il martire non solo agli occhi della sua tribù e delle tribù alleate, ma agli occhi di quel mondo islamico che lo ha sempre detestato o tollerato perché lui non ha mai avuto nulla a che fare con il mondo islamico organizzato né tanto meno con il fondamentalismo anche se poi utilizzava di volta in volta, finanziandoli, gruppi terroristici e islamisti.
Quindi se gli esperti sono Giuliano Ferrara stiamo freschi e quindi forse è meglio commentare i commenti alla guerra, anziché la guerra sulla quale nessuno in questo momento, se è una persona seria, può dire qualcosa, neanche gli esperti, quindi figuriamoci noi che non siamo esperti. La cosa interessante è la prima, perché noi abbiamo celebrato i 150 anni dell’unità d’Italia con grande sfoggio di retorica, trombe, trombette, grancasse, tamburi e tromboni, molti tromboni e non si è capito bene tra l’altro cosa ci fosse da festeggiare, bastava vedere questi palchi reali con Berlusconi, Schifani etc., uno indagato per quasi tutti i reati previsti dal Codice Penale e l’altro indagato per mafia per rendersi conto di quanto dovremmo provare vergogna di essere arrivati a 150 anni dell’unità d’Italia con una classe politica così!
E ci siamo dimenticati che in realtà quest’anno cade un’altra ricorrenza, il centenario della spedizione italiana in Libia, 1911, il Governo Giolitti, a 100 anni dalla spedizione italiana in Libia ci riaffacciamo in armi sulla Libia, si dirà: è una cosa diversa, certo che è una cosa diversa, quella era una spedizione coloniale, arrivava tra l’altro ben oltre il secolo dell’apoteosi del colonialismo, dell’‘800, eravamo già un po’ fuori tempo, anche se poi gli anni 30 ci affacciamo anche nel corno d’Africa e fummo impegnati ancora in Libia, quindi il fatto che gli italiani tornino in armi in Libia, non è la stessa cosa dei francesi che vanno in armi in Libia, degli inglesi che vanno in armi in Libia, degli americani che vanno in armi in Libia o dei tedeschi che non vanno in armi in Libia, il ritorno degli italiani è ovvio che espone l’Italia non soltanto perché l’Italia è il paese più vicino alla Libia, ma anche perché l’Italia diventa in qualche modo recidiva, e certi ricordi a soli 100 anni si mantengono, in Libia ci sono ancora vivi figli e nipoti di quelli che hanno visto la prima missione armata italiana in Libia.
Non è che mantengano tutti dei pessimi ricordi, perché gli italiani sappiamo benissimo che hanno costruito anche un bel pezzo delle infrastrutture della Libia le strade etc., però il ritorno dell’Italia in armi in Libia è un’altra cosa rispetto alla partecipazione di altri paesi a questa missione, è chiaro che all’epoca ci conveniva nell’ambito della presenza dell’Europa, ciascun paese europeo rivendicava protettorati e coloni in Africa, questa volta ci conviene per altri motivi, ci conviene per motivi energetici e da questo punto di vista quello che sta accadendo in Libia fa il paio con quello che sta accadendo in Giappone, il comune denominatore tra il disastro del Giappone e la guerra in Libia è l’energia, e i contraccolpi che arrivano dal Giappone e dalla Libia sull’Italia a proposito dell’energia denotano, sono una bellissima metafora della nullità della nostra classe politica che da decenni non ha mai messo mano a un piano energetico nazionale serio, soprattutto non lo ha attuato, per evitare che il nostro paese sia così ricattabile da stati come la Libia, da regimi come quello libico e l’unico modo per non farsi ricattare da questi regimi è quello di rendersi meno dipendenti e un po’ più autosufficienti di quanto non siamo oggi, invece noi non abbiamo sviluppato nessuna energia alternativa, a differenza di altri paesi, né sul fronte del nucleare per fortuna grazie al referendum al 1987, né sul fronte delle altre energie ma anche qui non voglio insegnare ai gatti a arrampicarsi, siamo sul blog di Beppe Grillo e sulle potenzialità energetiche alternative italiane, chi frequenta questo sito ne sa molto più di me.
E’ chiaro che questa guerra di umanità non ha nulla, non sto dicendo che è buona o è cattiva, sto dicendo che se la Libia non avesse il petrolio e il gas, nessuno si sarebbe mosso in armi contro la Libia, in Darfur e in Rwanda non ci sono petrolio e gas e nessuno si è mosso e sono state massacrate centinaia di migliaia di persone, molte più di quelle che ha massacrato Gheddafi in tutta la sua feroce dittatura che ormai ha superato ampiamente i 40 anni, compie 42 anni essendo il suo colpo di stato risalente al 1969, e in Darfur e in Rwanda sono molte più persone di quelle che Gheddafi è in grado di ammazzare di qua in avanti con o senza l’intervento dell’Occidente per reprimere altri Gheddafi, dicono, la rivolta a Misurata e a Bengasi.
Metafora, si capisce benissimo che l’Italia essendo così vicina alla Libia, essendo proprio il cuneo puntato dell’Europa sul nord – Africa, abbia coltivato in questi anni rapporti di buon vicinato con i governi che vi si succedevano, che abbia influenzato i governi che vi si succedevano, Ben Ali fu messo in piedi dopo la caduta di Bourguiba, la scomparsa di Bourguiba in Tunisia da un colpo di stato pilotato dai nostri servizi segreti e questo è venuto fuori dalle carte riservate e pubblicate negli ultimi anni.
Infatti la Tunisia diede ospitalità a Craxi, perché era stato Craxi a cooperare a mettere al potere in Tunisia Ben Ali, è stato cacciato dal suo popolo, Mubarak sappiamo benissimo di quali colpe si fosse macchiato, addirittura pare che gli attentati di qualche anno fa sul Mar Rosso, costarono la vita a parecchia gente, anche turisti, avessero dietro il regime di Mubarak , li chiamavamo i paesi arabi moderati semplicemente perché erano vicino ai nostri, facevano quello che volevamo noi.


Gheddafi, figlio nostro
Idem con Gheddafi, nessuno se lo ricorda, ma Gheddafi dopo avere mandato suoi terroristi libici a abbattere l’aereo di linea di Lockerbie sui cieli della Scozia e dopo avere avuto un ruolo con i suoi terroristi nell’attentato del 1986 alla Birreria La Belle di Berlino dove morirono molti soldati americani, subì una rappresaglia da parte degli Stati Uniti.Credo fosse, se non erro, il 15 aprile 1986, quando Ronald Reagan decise di colpirlo e di farlo fuori, non di fare la guerra alla Libia, di far fuori Gheddafi, era un’operazione naturalmente piratesca, non aveva nessuna legittimità internazionale, ma era un’operazione chirurgica, un blitz per colpirlo nel luogo dove risiedeva quella notte, naturalmente gli americani chiesero l’uso delle basi e il diritto di sorvolo al loro alleato italiano, Craxi che governava, negò l’autorizzazione e allora gli americani passarono da un’altra parte, il bello è che Craxi, Presidente del Consiglio e Andreotti, Ministro degli Esteri avvertirono immediatamente Gheddafi del fatto che stavano arrivando i caccia di Reagan, così Gheddafi si mise in salvo, non fece in tempo a mettersi in salvo la sua figlia adottiva che ci lasciò le penne nelle a altri morti, ma Gheddafi si salvò, l’abbiamo salvato noi!
Il governo Craxi e il Ministro degli Esteri Andreotti, l’ha raccontato l’ambasciatore libico in Italia Mohammed Abdel Raman Shalgam subito dopo che l’Italia ha firmato il patto di amicizia con la Libia nell’ottobre 2008, sotto questo governo Berlusconi terzo, è arrivato l’ambasciatore, ci sono state varie cerimonie, l’ambasciatore libico in Italia Shalgam, dichiarò il 30 ottobre 2008 che il 15 aprile 1986, 45 aerei americani avevano sganciato 232 bombe e 48 missili contro sei diversi obiettivi, morti una decina di civili tra i quali una figlia adottiva di Gheddafi, ma il leader avvertito dagli italiani, era riuscito a salvarsi, non credo di svelare un segreto se annuncio che il 14 aprile 1986 l’Italia ci informò che ci sarebbe stata un’aggressione americana contro la Libia.
Le dichiarazioni di questo Ambasciatore libico sono state poi confermate da Bobo Craxi il quale dice che Craxi era stato avvertito dagli spagnoli che gli americani erano partiti, perché naturalmente non potendo passare dall’Italia, gli americani passarono dalla Spagna, Cossiga ha tempo: in tempo reale il nostro servizio segreto informò il governo libico dell’imminente attacco e anche Andreotti ha confermato che ci fu quell’avvertimento.
Quindi Gheddafi è figlio nostro, era il 1986, siamo nel 2011, per 25 anni Gheddafi ha potuto schiacciare il suo paese, violare i diritti umani, seminare prima terrorismo, poi profughi, poi minacce, poi ricatti al mondo intero, grazie al fatto che Andreotti e Craxi l’hanno salvato, questo è il contributo che ha dato l’Italia alla libertà e alla democrazia in Libia, questo è il pedigree, quel Gheddafi che oggi stiamo bombardando, poteva essere morto nel 1986, 25 anni fa! Dato che è al potere dal 1969, anziché 42 anni, avrebbe potuto governarne 15 o 16 e basta che è una bella differenza, ma grazie a noi è lì da 42, dopo avere cacciato gli italiani, avere loro confiscato i beni per 3 miliardi di Euro di oggi, dal 1986 sono cambiati molti governi naturalmente, ci sono stati i governi della prima repubblica, il pentapartito, poi i governi della seconda, Berlusconi, Prodi, Berlusconi, Prodi, D’Alema, Amato, Berlusconi, Prodi, Berlusconi, Dini in mezzo me lo sono dimenticato.
Tutti questi governi ovviamente hanno dovuto fare i conti con il fatto che al di là del Mediterraneo c’era Gheddafi, alcuni con una certa dignità, altri con lo sbraco totale, nel frattempo le nostre imprese si servivano di Gheddafi come se fosse un Bancomat, cominciò la FIAT mettendosi in società con Gheddafi negli anni in cui aveva le pezze al culo, in cui Romiti era amministratore delegato, adesso abbiamo società come la Juventus, di nuovo la FIAT, Eni, Finmeccanica, Unicredit, che hanno interessi o che hanno i soldi libici dentro, in pancia, era proprio necessario trovare soci libici? Siamo sicuri che senza soci libici queste società sarebbero defunte? Non credo! I rapporti tra Italia e Libia sono anche una bella metafora della nostra classe politica perché di Craxi e Andreotti abbiamo detto, Prodi ha dichiarato chiaramente, ha detto: noi non potevamo essere in rapporti ostili o non avere rapporti con la Libia, ma rivendica, quando c’ero io, non abbiamo sbracato e devo dire non si è mai visto Prodi baciare le mani o gli anelli a Gheddafi, né allestire sceneggiate come quella che è andata in onda ancora qualche mese fa con i cavalli berberi, i dromedari e i cammelli in omaggio, le Gheddafi girl prese in affitto per far finta di convertirsi dopo un discorso delirante di questo pazzo e le dichiarazioni di amicizia personale che Berlusconi, si diceva amico personale di Gheddafi, di Ben Ali e di Mubarak, ne avesse mancato uno! E poi naturalmente Putin, Lukashenko, c’è tutto il meglio, amici personali, quindi Prodi mantenne rapporti di buon vicinato tra l’Italia e la Libia, D’Alema esagerò un po’, molto, Berlusconi sbracò, Berlusconi sbracò esaltando Gheddafi come leader di libertà, dicendosi felice di partecipare al quarantennale della grande rivoluzione, non c’è stata nessuna rivoluzione in Libia, c’è stato un colpo di stato militare che nel 1969 ha deposto il vecchio rais Idris e ha portato al governo, al potere Gheddafi e la sua cricca, non c’è stata nessuna rivoluzione!
La grande rivoluzione e poi baci, abbracci, pacche, toccatine, Bunga, Bunga Berlusconi ha anche spiegato che è stato Gheddafi a insegnargli questo rito per il quale il Cavaliere sarà prossimamente su questi schermi imputato.
Ho qui qualche articolo che ho ritagliato, prevedendo questo devo dire non capisco nulla di politica internazionale ma un po’ di naso su quello che sarebbe successo mi è rimasto, quindi sono anni che accumulo ritagli in una cartellina intitolata “Gheddafi” 16 settembre 2010 “da Maroni a D’Alema tutti al ricevimento libico, festa all’ambasciata.” “al ricevimento e all’ambasciata libica per l’anniversario della rivoluzione primo settembre 1969 il Ministro dell’Interno Maroni, l’Ambasciatore libico Gaddur, si appartano, parlano, toni conviviali, nei giardini della sede diplomatica ci sono Alba Parietti e Vittorio Sgarbi, si affaccia il Presidente del Copasir, Massimo D’Alema e il Sen. Nicola La Torre conversa con l’amministratore di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini, il Presidente dell’Antimafia Pisanu spiega le ragioni della sua opposizione alle elezioni anticipate, mentre si avvicina l’Ing. Ligresti”. Primo aprile 2009 l’anno prima “6 mesi fa erano tutti a Tripoli, al Palazzo dei Congressi a farsi premiare con la medaglia di benemerito della rivoluzione cioè di migliori amici del Colonnello Gheddafi c’era Andreotti a ritirare il suo attestato, l’ex Ministro dell’Interno Pisanu con loro Lamberto Dini, Nicola La Torre (il braccio destro di D’Alema) e Vittorio Sgarbi, oggi sono attoniti, dispiaciuti e colpiti dall’ennesima tragedia del mare, dall’ennesimo barcone che si è trasformato in bara nelle acque del Mediterraneo”, ma sulla causa si dividono, perché? Perché non può essere colpa di Gheddafi, gli ha dato l’onorificenza! Non credo ci siano responsabilità di Gheddafi nella tragedia di queste ore, dice Dini, Gheddafi dà molta importanza al rapporto di amicizia privilegiata con l’Italia, ha preso un impegno solenne, bisogna pazientare, sarà efficace, anche La Torre non crede a responsabilità di Gheddafi, mandato appositamente da D’Alema al cospetto di Gheddafi 6 mesi fa, prima di dare giudizi politici bisogna acquisire elementi precisi, si sa che la Libia è zona di passaggio per moltissimi immigrati.
Intanto su L’Espresso, un grande giornalista come Fabrizio Gatti documentava lo sterminio nel deserto libico dei profughi che venivano segregati, lasciati morire di fame, di sete, di stenti per rispettare quell’accordo feroce che aveva stipulato con l’Italia, a noi bastava che non ci mandasse gli immigrati, se poi crepavano nel deserto chi se ne importa, lontano dagli occhi, lontano dal cuore questo era il titolo vero del nostro accordo.
Abbiamo Gianni Letta insignito addirittura del titolo di sua altezza reale da Gheddafi, tanto distribuiva così le patacche, poi abbiamo la visita con la tenda a Villa Doria Panfili che fu restaurata per 100 mila Euro di spesa, poi si scoprì che Gheddafi dormiva fuori, quindi avevano buttato via pure i soldi, con gli incontri con gli imprenditori e tutti questi imprenditori che cinguettavano con questo gaglioffo, con queste amazzoni al seguito, la Marcegaglia mano nella mano e lui che parlava di rivoluzione femminile, lui che nel libretto verde tratta le donne come poco più che bestie! E tutto lo stato maggiore Moretti delle Ferrovie, Profumo di Unicredit, Conti dell’Eni, Bombassei della Confindustria, Scaroni nell’Enel siamo a una svolta disse la Marcegaglia mano nella mano, il superamento delle condizioni storiche che hanno condizionato il passato apre la strada a una svolta che ci condurrà a un’intensa e strutturata collaborazione bilaterale, erano tutti innamorati, Santanché, la Prestigiacomo, la Carfagna, tutte entusiaste di questo discorso di Gheddafi sulla rivoluzione femminile, questo capofila del femminismo che aveva appena affittato centinaia di ragazze per inscenare la finta conversione al suo islam privato.
Questo succedeva non anni luce fa, succedeva pochi mesi fa! 13 giugno 2009 e poi l’ultima visita nel 2010, ancora 6 mesi fa, c’è l’ultimo bacio di Berlusconi a Gheddafi, poi sono iniziate le rivolte nel nord Africa, quando si è ribellata la Tunisia Frattini ha indicato come modello Mubarak, infatti è immediatamente caduto Mubarak, allora Frattini ha indicato come modello Gheddafi e quando è iniziata la rivolta non è che la nostra classe politica ha chiesto scusa per avere tenuto in piedi questi regimi per decenni, no, ha invocato la sopravvivenza di questi regimi, la stabilità, non è vero che la nostra classe politica si è schierata dalla parte delle popolazioni che si ribellavano, soltanto quando loro hanno cacciato i tiranni ci siamo affrettati a mettere il cappello su quelle rivolte, ma sia Berlusconi, sia Frattini, sia D’Alema non hanno detto che doveva essere cacciato Gheddafi, quando già erano stati cacciati Ben Ali e Mubarak, no, D’Alema ha detto che bisognava invitare Gheddafi a fare le riforme, magari a fare una bicamerale pure in Libia!


Il trattato di amicizia con il "leader di libertà"
Frattini ha detto che bisognava prenderlo a modello per un percorso di apertura alla democrazia nel nord – Africa e Berlusconi mentre Gheddafi cominciava a bombardare le popolazioni ribelli ha detto “non gli telefono perché non voglio disturbarlo” ma non è successo anni fa, è successo tra gennaio e febbraio, cioè l’altro ieri!Immettetevi adesso nei panni di Gheddafi che si vede bombardare da noi, vede i nostri caccia sulla sua testa che cercano di fargli la pelle nell’ambito della coalizione alla quale ci siamo aggregati all’ultimo momento, facendo finta di stare ovviamente da una parte e dall’altra, armiamoci e partite questo è stato il tentativo di Berlusconi all’inizio, noi siamo sempre così, provate a ricordarvi quando Mussolini è entrato in guerra, è entrato in guerra quando ormai pensava che la guerra fosse finita, infatti noi andammo a dare la pugnalata alla schiena alla Francia, quando il lavoro sporco l’avevano già fatto i tedeschi!
Poi noi finiamo le guerre sempre dalla parte opposta rispetto a quella dove le avevamo cominciate le guerre, questa volta siamo addirittura migliorati, perché noi stiamo facendo una guerra a un regime con il quale abbiamo un trattato di amicizia, di alleanza e di mutua assistenza anche militare che non è mai stato disdettato e non è un trattato che risale all’‘800 , è un trattato che risale a 3 anni fa che è stato ratificato dal Parlamento due anni fa, si intitola “Trattato di amicizia partnerariato e cooperazione, l’hanno firmato il 30 agosto del 2008 Silvio Berlusconi e Gheddafi” dove? A Bengasi.
L’Italia si impegna a versare 5 miliardi di dollari in 25 anni, a compensazione dei danni inflitti alla Libia da parte dell’Italia durante il periodo coloniale, il fatto che Gheddafi abbia fregato 3 miliardi di Euro ai nostri concittadini prima di cacciarli dalla Libia quando ha preso il potere, evidentemente non è contemplato. Il governo di centro-sinistra aveva promesso 3 miliardi di dollari, Berlusconi ha abbondato, 5! Siamo generosi! E poi Gheddafi viene chiamato leader della rivoluzione, non c’è ovviamente nessun accenno alle incredibili violazioni dei diritti umani che tutte le grandi agenzie internazionali da Amnesty International alla Human Rights Watch denunciano da anni contro gli oppositori, Art. 2 titolo “Uguaglianza sovrana, le parti rispettano reciprocamente la loro uguaglianza sovrana, nonché tutti i diritti a essa inerenti, compreso in particolare il diritto alla libertà e all’indipendenza politica, esse rispettano altresì il diritto di ciascuna delle parti di scegliere, sviluppare liberamente il proprio sistema politico, sociale, economico e culturale” diciamo a Gheddafi “fai come cazzo ti pare!” al tuo interno.
Art. 4 “le parti si astengono da qualunque forma di ingerenza diretta o indiretta degli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell’altra parte, tenendosi allo spirito del buon vicinato” pensate a Gheddafi che ha firmato questa roba, che si vede bombardare da Berlusconi che ha firmato questa roba, si è impegnato a astenersi da ogni forma di ingerenza diretta o indiretta, bombardare secondo voi è un’ingerenza diretta o indiretta? Attenendosi allo spirito di buon vicinato.
Art. 4 spiega bene questo spirito “nel rispetto dei principi della legalità internazionale, l’Italia non userà né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia e la Libia non userà, né permetterà l’uso dei propri territori in qualunque atto ostile contro l’Italia”, questa è fantastica, noi membri della Nato ci impegnavamo a non dare il nostro territorio a chiunque, Nato compresa, volesse compiere degli atti ostili contro la Libia, adesso noi stiamo prestando non solo il nostro territorio, ma stiamo pure usando i nostri aerei per atti ostili contro il regime libico che ci eravamo impegnati a lasciare fare come cazzo gli pareva, immaginate Gheddafi! Naturalmente il governo libico si impegnava a fermare gli sbarchi e gli sbarchi non si sono mai fermati e ogni volta che arrivavano gli sbarchi, lui faceva sapere che non gli bastavano quei 5 miliardi di dollari che già gli avevamo promesso e cominciato a pagare, che voleva anche un’autostrada, che voleva questo, che voleva quell’altro, che voleva dei soldi anche dall’Europa, continuava a ricattarci, pattugliamenti congiunti, fornitura di motovedette da parte della Guardia di Finanza italiana alla Libia.
Furio Colombo… chi ha votato questa roba? Lega, Pdl all’epoca ancora unito, Partito Democratico con due eccezioni Furio Colombo e i Radicali e Andrea Sarubbi i due del PD che hanno votato contro in tutto il Parlamento sono stati Andrea Sarubbi e Furio Colombo poi i Radicali eletti nel PD che poi una giusta l’hanno fatta, poi l’Italia dei Valori tutta contraria e l’Udc adesso Casini tutta contraria, quindi due soli gruppi parlamentari hanno votato contro il trattato di amicizia e partnerariato italo – libico Italia dei Valori e Udc più i Radicali eletti nel PD più Colombo e Sarubbi.
Non se ne è parlato nel paese, nessuno praticamente sapeva che noi ci stavamo alleando con la Libia, perché questo trattato prevedeva azioni militari, manovre congiunte, scambi di informazioni militari e tecnologie avanzate, l’impegno a non usare basi militari italiane o Nato contro la Libia in nessun caso, qualunque sia l’evento, pattugliamento congiunto, soldati italiani e soldati libici al confine Libia – Ciad, confine immenso ovviamente, società italiane non citate, organizzeranno un monitoraggio elettronico al confine Ciad - Libia, il famoso muro elettronico per acchiappare i profughi, la forza congiunta italo – Libica non doveva colpire i mercanti di schiavi e di profughi che organizzano la tratta di questi disperati, ma direttamente i profughi che possono essere fermati anche in mare, molto prima che si avvicinano alle nostre coste e che si possa verificare se sono profughi politici, religiosi, se scappano da terre di guerra o se invece sono semplicemente persone disperate che clandestinamente tentano di introdursi nel nostro paese, sapete che un profugo non può essere respinto, se scappa da una dittatura o da una persecuzione religiosa o politica o ideologica o da una guerra.
Il trattato con la Libia scrisse Furio Colombo due anni fa “è fuori dalla Costituzione italiana, fuori dalla convenzione di Ginevra, fuori dalla carta dei diritti dell’uomo, fuori dalle prescrizioni delle Nazioni Unite sui diritti dei rifugiati perché rende impossibile, per esempio, ogni tentativo di rispettare il diritto di asilo dei profughi intercettati”. Questi sono i precedenti della guerra alla Libia che stiamo facendo, a questo punto non saprei se è una guerra giusta o ingiusta, se servirà, se non servirà, se migliorerà le cose, se le peggiorerà, se tutelerà i nostri interessi, almeno lì abbiamo degli interessi, in Afghanistan e in Iraq non si è mai capito che interessi avevamo noi, gli avevano gli americani, noi no, eravamo gli ascari, qua almeno degli interessi li abbiamo, bisogna capire se questa guerra almeno quelli li tutela oppure no, perché state tranquilli che i bombardamenti che stiamo facendo non è che sono teleguidati su obiettivi gheddafiani, vanno a colpire ovviamente “do coio, coio”, hanno già preso sicuramente dei civili e bombardare anche civili per evitare che Gheddafi bombardi i civili, speriamo che non sia un’altra delle tragiche contraddizioni di questa guerra


L’unica cosa che dobbiamo sapere è che se Gheddafi è ancora lì con il botulino, i capelli finti e il trucco che gli ha prestato il nostro e le mignotte intorno, non è perché è forte lui è perché per almeno 30 anni l’abbiamo tenuto in piedi noi e noi siamo abilissimi a tenere in piedi qualcuno e poi a un certo punto a scoprire, ops che non andava bene, c’erano tutti gli elementi per saperlo prima chi era Gheddafi e adesso naturalmente la storia come sempre accade, magari tardi, ma ci presenta il conto, passate parola!

FATTI A PEZZI – Marco Alloni dialoga con Marco Travaglio



Prefazione di Marco Alloni

«Quando do una notizia, non voglio par condicio tra i piedi. O si è mai visto un articolo di giornale affiancato da un altro che dice il contrario? O una vignetta di Forattini accanto a una di Vauro che dice il contrario?»

«Senti Tremonti e ti dice che c’è un certo Pil. Senti Bersani e ti dice che il Pil è un altro. Ma insomma, ci sarà pur qualcuno che mi dice qual è il Pil vero? O dobbiamo credere che l’Italia, caso unico al mondo, abbia un Pil di destra e un Pil di sinistra?»

«Per gli italiani l’illegalità è un po’ come la droga: una modica quantità per uso personale è generalmente ammessa»


Il libro

Di quale virtù sia provvisto Marco Travaglio lo sappiamo tutti: la memoria, difesa da un archivio che probabilmente disegna l’autoritratto della storia contemporanea italiana meglio di quanto facciano i ritratti canonici, degli storiografi e dei giornalisti di cronaca. Quello che fa la differenza in Travaglio è che tale archivio è diventato metodo. Uno stile giornalistico che contrappone alla fuggevolezza della notizia, dell’opinione e della dichiarazione, la sedimentazione dei fatti. Travaglio riconsegna il giornalismo alla sua funzione di contropotere, fa parlare l’Italia come l’Italia non ama parlare e, se ancora servisse sottolinearlo, non fa sconti né a destra, né a sinistra. Con Travaglio torniamo a credere che non solo la storia non è finita ma la si può ancora fare, e quindi chiarire e depurare – riconsegnare, intonsa, alla sua attualità – attraverso quel grande lavacro che sono i libri.

LA STORIA NON E’ FINITA

“Di quale virtù sia provvisto Marco Travaglio lo sappiamo tutti: la memoria. Difesa da un archivio che probabilmente disegna l’autoritratto della storia contemporanea italiana meglio di quanto facciano i ritratti canonici degli storici, degli storiografi e dei giornalisti di cronaca.
Quello che fa la differenza in Travaglio è che tale archivio è diventato metodo: uno stile giornalistico che contrappone alla fuggevolezza della notizia, dell’opinione e della dichiarazione, la sedimentazione dei fatti. E come spesso accade, svela la contraddittorietà di opinioni e dichiarazioni nell’attimo stesso del loro fittizio trionfalismo.
L’archivio non è un vezzo catalogatorio o una mania di raccogliere cronaca nei fascicoli di cui è composta. È l’unico strumento – se usato con sapienza – per contrapporre al tempo adultero dell’informazione quello fedele della storicizzazione. In fondo è un modo di dare la parola alla storia e non ai suoi sedicenti corifei.
Se Berlusconi afferma al mattino ciò che nega alla sera, l’archivio espone, senza tema di smentita, la contraddizione. Non serve allora essere bolscevichi per scorgere le pudenda del re messosi a nudo, suo malgrado, attraverso l’impietosa trama dell’archivio. Lo squadernamento dei fatti non consente repliche. Quando è la realtà stessa a sbugiardarsi non c’è rettifica che tenga.
Questo, eminentemente, Travaglio ha restituito alla storia italiana: la sua evidenza. Poi la si mistifichi come si vuole, il sofismo dovrà comunque misurarsi con gli eventi, Gorgia con Erodoto.
Travaglio riconsegna dunque il giornalismo alla sua funzione di contropotere. Fa parlare l’Italia per come l’Italia non ama parlare e, se ancora servisse sottolinearlo – ma in Italia proprio l’evidenza serve sottolineare – non fa sconti né a destra né a sinistra. Il “bufalismo”, da una parte come dall’altra, ha ancora un unico nome universale: “bufalismo”.
Si può dire che il giornalismo deve operare in questo senso da sempre? Certo. Ma l’eredità di un approccio controcorrente, che Travaglio ha raccolto tra gli altri da Montanelli, viene spinta in lui alle estreme conseguenze poiché estreme sono diventate le risorse della disinformazione. L’archivio deve pertanto riappropriarsi esattamente di quell’eticità che – meno urgente in passato – è oggi divenuta una risorsa fondamentale per un Paese civile.
Travaglio ha inoltre indovinato che, oltre all’archivio, è indispensabile contrapporre alla mistificazione – così agilmente veicolata dalla televisione – il più desueto strumento di persuasione: il libro. Da lui riconsegnato agli onori della censura, dell’aggressione, dell’ostracismo – come non accadeva dai bei tempi in cui la parola faceva ancora paura e qualcuno impugnava i volumi della rivoluzione – e all’attenzione della massa.
È una conquista dell’informazione, ma anche un favore alla letteratura. Con Travaglio torniamo a credere che non solo la storia non è finita ma la si può ancora fare e quindi chiarire e depurare – riconsegnare, intonsa, alla sua attualità – attraverso quel grande lavacro che sono i libri.
Uno di questi (piccolo e schietto) è il presente. Raccoglierà la benedizione dell’ingiuria, dell’ira, dell’insulto? Forse. Certamente ci piace credere che sia una breve summa del grande j’accuse che Travaglio ha riversato sull’Italia a cui egli non piace e che, fortunatamente, non piace a noi”.

(dalla prefazione di Marco Alloni)


NIENTE DI PERSONALE 22/03/2011 - L'intervista a Marco Travaglio

Non avrai altro nano

Il Fatto Quotidiano, 23 marzo 2011


I pacifisti di destra sono uno spettacolo impagabile. Meglio della foca ammaestrata che palleggia col muso. Ce la mettono tutta, poveretti, per nobilitare la loro battaglia contro l’intervento in Libia per compiacere B., scavalcato da Sarkozy, da Cameron, dai danesi e dal primo che si sveglia la mattina. Ma, essendo nuovi del mestiere, i guerrafondai travestiti da Gandhi non trovano proprio le parole. Come tutti i neofiti, mancano dei fondamentali. Talvolta, sentendosi parlare, scappa da ridere anche a loro. Ferrara, Feltri, Belpietro, Sallusti, Allam, Ostellino e le due vedove inconsolabili di Craxi, Boniver&Maglie. In questi dieci anni si son bevuti di tutto senza un plissè: le palle sulle armi di distruzione di massa, sull’alleanza Saddam-Bin Laden, sulla “guerra al terrorismo” e l’“esportazione della democrazia” e sulla “missione di pace” a Baghdad e Kabul. Han digerito di tutto, senza neanche un ruttino: le torture di Abu Ghraib, gli arresti illegali a Guantanamo, le bombe al fosforo su Falluja, le stragi di centinaia di migliaia di civili. Ora, all’improvviso, in prodigiosa coincidenza con la bottega di B., fremono di sdegno per qualche raid sulla Libia.

Ferrara rimpiange “il guerrafondaio Bush”, altro che il mollaccione di Obama. Gli sfugge che in Iraq gli anglo-americani se la son data a gambe e in Afghanistan i talebani sono più forti di prima. Poi definisce l’operazione Libia “politicamente dubbia e ambigua” dovuta all’“attivismo sconsiderato” di Sarkozy: ma lo stesso si può dire di dieci anni di inutili massacri in Iraq e Afghanistan per soddisfare l’invidia del pene di un minus habens come George W. La Maglie, esperta di esteri e note spese, osserva che “Gheddafi con l’islam civettava ma dei fondamentalismi era avversario”: già, esattamente come Saddam. Feltri è contro i raid perché “Gheddafi ce la farà pagare con azioni terroristiche”. Oh bella, è quel che è accaduto a Londra e Madrid proprio a causa della “guerra al terrorismo” di Bush-Blair-B.: ma chi diceva che era meglio starsene a casa era accusato di “subire il ricatto dei terroristi”, anzi di essere amico loro. Magdi Cristiano Allam scrive sul Giornale che “a vincere saranno gli integralisti islamici… l’opposto dei proclami ufficiali di Sarkozy e Obama”. Ma va? Non è quel che è accaduto dopo dieci anni di esportazione della democrazia tra gli applausi di Magdi, di Cristiano e di Allam?

Belpietro e Sallusti han tentato, all’inizio, di parlar d’altro (mercoledì titolavano: “Bocchino inguaiato dalla moglie” e “La moglie sbugiarda Bocchino”). Poi han dovuto rassegnarsi a parlare della Libia, facendo lo slalom parallelo con B. Un’escalation impagabile. Il Giornale: “Via alle bombe su Gheddafi”, “Costretti alla guerra”, “Fate in fretta”, “L’Italia si blinda”, “L’Italia bombarda la Francia”. Libero: “Ci mancava solo la guerra al beduino”, “Bombe e affari loschi”, “A loro il petrolio, a noi i clandestini”. Ostellino, quello che minimizzava financo le torture di Abu Ghraib, domanda “che senso ha intervenire contro il ‘tiranno’ Gheddafi dopo averlo sostenuto a lungo?”, senza precisare chi l’ha sostenuto a lungo né spiegare che senso avesse intervenire contro Saddam dopo averlo sostenuto a lungo. E s’indigna perché “in Libia sì e in altre parti del mondo, dove si sono consumati autentici genocidi, no”, insomma è “un’iniziativa para-coloniale all’insegna d’interessi nazionali accuratamente celati all’opinione pubblica”: le stesse cose si potevano dire per l’Iraq, ma lui se ne guardava bene. Il più tenero è Sallusti che, anche nell’epocale crisi nordafricana, bada al sodo: il padrone. Quel nanerottolo di Sarkozy voleva oscurarlo, “prenderci per i fondelli”, “fare il furbo” e papparsi “petrolio, gas e affari”. Ma “non è facile mettere Berlusconi alla porta… quella vecchia volpe ha fiutato una brutta aria”, “fatto terra bruciata” e “circondato Sarkozy”. “Poche ore e l’Italia ha ripreso in mano la situazione” perché, avverte zio Tibia, “il futuro della Libia è soprattutto affare nostro”. Che si sappia: non avrai altro nano all’infuori di lui.

Saturday, March 19, 2011

Omnia sozza sozzis

Il Fatto Quotidiano, 19 marzo 2011



Augusto Minzolini sta poco bene. Solo chi l’ha conosciuto vent’anni fa quando sfrecciava per i palazzi romani in motorino, sbucava da dietro le porte, s’inguattava sotto i tavoli travestito da fioriera sempre a caccia di indiscrezioni, pettegolezzi, retroscena, a volte persino di qualche notizia (tipo il patto “della crostata” D’Alema-Berlusconi a casa Letta), può comprendere la gravità della sindrome che l’ha colpito. Un tempo cercava le notizie, ora le nasconde (ultime imprese: il linciaggio di Saviano e la sordina ai fischi contro B.). Fatte le debite proporzioni, è come se l’ispettore Derrick scippasse una vecchietta, o se Berlusconi mandasse indietro una minorenne.

La nomina a direttore del Tg1, macchina con autista e carta di credito incorporati, gli è stata fatale. Non bastandogli il magro stipendio di 550 mila euro l’anno a spese dei contribuenti, ha iniziato a usare la carta di credito aziendale a destra e manca, fino a un ragguardevole totale di 86 mila euro in 15 mesi, di cui 68 mila non giustificati secondo il suo stesso protettore Mauro Masi. Spesso l’ubiquo direttorissimo risultava nel suo ufficio a Roma, mentre la carta, ormai dotata di vita propria, strisciava allegramente fra Marrakech e Dubai. Ora è inquisito dalla Corte dei conti e anche la Procura di Roma indaga. L’ha rivelato ieri il Fatto, ma alla Rai lo sanno tutti, visto che da due settimane la Guardia di finanza entra ed esce da viale Mazzini 14 chiedendo di lui. Anziché prendersela eventualmente con i pm, magari indagando sul colore dei loro calzini, Minzolingua se l’è presa col Fatto, mandando in onda un servizio ai confini della realtà firmato da tali Oliva e Prignano. I due han rivelato allo scelto pubblico del Tg1 il vero movente del nostro penultimo scoop: cioè l’indagine sull’assalto a Telecom Argentina. Il Tg1 spiega che l’abbiamo rivelata per “presentare Bernabè come difensore dell’azienda contro chi vuole portarle via Telecom Argentina”, così “il manager si ritrova sulla poltrona di presidente esecutivo”. Ma non basta: il Fatto mette pure in prima pagina la notizia che il neodirettore generale Telecom, Luciani, inviso a Bernabè, è indagato per un giro di sim false. “Telecom – notano i due minzosegugi – è un pallino fisso del Fatto, che nell’ultimo mese ha ospitato sei pubblicità a tutta pagina dell’ex monopolista telefonico”.

Capita l’allusione? Il Fatto rivela l’indagine su Telecom Argentina e mette in prima pagina l’inchiesta su Luciani in cambio di 6 pagine pubblicitarie di Telecom. L’idea che un giornale dia notizie vere, possibilmente prima degli altri, semplicemente perché questo è il compito dei giornali, non sfiora neppure i minzoboys: se uno dà una notizia vera, dev’esserci sotto qualcosa. Magari del vil denaro. Questa gente è talmente abituata a fare così, da pensare che tutti facciano così. “Omnia munda mundis”, dice spesso Massimo Fini, “e omnia sozza sozzis”. Ma con noi il Tg1 casca male. Il Fatto è l’unico giornale d’Italia che, per aver osato avanzare qualche dubbio su un prodotto finanziario dell’Enel, è stato avvertito dall’Enel che non avrebbe più avuto pubblicità dell’Enel. Non perché siamo dei campioni di eroismo: semplicemente perché pensiamo che i giornali debbano contenere innanzitutto notizie: e, se qualcuno pensa di barattarle con la pubblicità, può tenersi la pubblicità. Cose che capitano nei giornali che hanno sempre più lettori, a differenza del Tg1 che ha sempre meno telespettatori.

Ieri Minzolingua se l’è presa pure col consigliere Rai Rizzo Nervo, reo di aver chiesto al vertice aziendale di fare qualcosa sullo scandalo delle note spese, attivando le procedure disciplinari previste in casi come questo. “Tutte le iniziative di Rizzo Nervo – ha replicato il direttorissimo – sono frutto della sua incommensurabile faziosità”. Ma qui di fazioso ci sono solo 68 mila euro in cerca d’autore. Ora Minzo minaccia: “A tanta faziosità è necessario rispondere con un’iniziativa altrettanto clamorosa”. Tipo, per esempio, restituire il maltolto?

Friday, March 18, 2011

Questi riformano anche la logica

Carta canta - l'Espresso, 18 marzo 2011

Oltrechè i valori costituzionali, la “riforma epocale” della Giustizia made in Berlusconi-Alfano stravolge anche i canoni tradizionali della logica. Se, diritto a parte,la si esamina alla luce del principio di non contraddizione, non si scappa: o è stata scritta da squilibrati, o da bugiardi.

1) Occorre - spiegano i riformatori - “ridurre la politicizzazione della magistratura”. Poi però ribaltano la composizione del Csm: oggi è formato per due terzi da giudici e un terzo da politici, domani per metà da giudici e metà da politici. Solo un matto può pensare di spoliticizzarlo aumentando i politici e trasformando l’”organo di autogoverno” in “etero-governo”. E sottraendo per giunta la polizia giudiziaria ai pm per consegnarla al governo.

2) L’obbligatorietà dell’azione penale – dicono – è una finzione che nasconde la discrezionalità: non potendo perseguire tutti i reati, i pm scelgono quali perseguire e quali no. Dunque sarà il Parlamento, su indicazione del Guardasigilli, a stabilire ogni anno i reati da privilegiare e da ignorare. Ma che senso ha dire che un comportamento è reato, già sapendo che non sarà punito? Se non si possono perseguire tutti, tanto vale depenalizzare quelli davvero minori e punirli con sanzioni amministrative. Invece questo governo non fa altro che inventare nuovi reati, dai maltrattamenti sugli animali al taroccamento dei decoder-pay tv, dall’abbandono di pattume in strada all’immigrazione clandestina (nell’ultimo mese la Procura di Agrigento ha dovuto indagare quasi 10 mila immigrati sbarcati a Lampedusa senza permesso di soggiorno e dovrà processarli tutti). Poi taglia fondi e personale alle Procure. Poi si meraviglia se queste annaspano.

3) La separazione della carriere – argomentano – assicura “la terzietà del giudice”,oggi influenzato dalla colleganza con il pm. Strano: per giustificare la responsabilità civile dei giudici (punto 5) si spiega che in Italia un indagato su due viene poi archiviato, assolto o prescritto. E’ la prova che la colleganza non impedisce al giudice di dare torto pm. Ma, se così non fosse, come scongiurare il rischio che il primo giudice condanni l’imputato che il collega gup ha rinviato a giudizio?Che il giudice d’appello ricondanni l’imputato condannato dai colleghi del tribunale? Che i giudici di Cassazione confermino la condanna emessa dai loro colleghi d’appello? Se è la colleganza corporativa che si vuole spezzare, bisogna istituire almeno sette carriere separate: pm, gip, gup, riesame, tribunale, appello e Cassazione.

4) Gli imputati potranno ancora appellare le condanne, ma i pm non potranno più appellare le assoluzioni. Il giurista Franco Cordero parla di ”idea asinina”, già bocciata dalla Consulta. Ma è anche un attentato alla logica: l’errore giudiziario non è solo la condanna dell’innocente, ma anche l’assoluzione del colpevole. Che senso ha rimediare alla prima e non alla seconda?

5) ”Il giudice che sbaglia –spiega Alfano - deve pagare, come il chirurgo che sbaglia un’operazione”. Ma il paziente il chirurgo se lo sceglie, mentre l’imputato non si sceglie il magistrato. E il magistrato non ha il compito di salvare vite, ma di fare giustizia “senza speranza né timore”: nel penale,se inquisisce o condanna, si fa regolarmente un nemico; nel civile, dovendo per forza dare ragione a Tizio o a Caio in causa fra loro, scontenterà inevitabilmente uno dei due. E poi, se l’errore medico è facile da accertare, che cos’è un errore giudiziario? Non certo il caso dell’ indagato o dell’arrestato che poi non viene condannato. Capita spesso che esistano i presupposti per indagare o arrestare, ma non per condannare. Infatti oggi la presunta vittima di errore giudiziario fa causa allo Stato, che può rivalersi sul magistrato in caso di dolo o colpa grave. Altrimenti, per evitare rogne, il magistrato non farà più nulla: indagini, né arresti, né sentenze. E’ questo che vogliamo?

Nel 1894, quando tutti gli imputati per lo scandalo della Banca Romana furono assolti, Giovanni Giolitti commentò: “Ora avremo la prova che in Italia i grossi delinquenti, oltre a essere assolti, con i milioni rubati possono far processare chi li aveva denunciati e messi in carcere”. E non conosceva Berlusconi.

Monday, March 14, 2011

Le balle nucleari - 14/3/2011



Testo:

Buongiorno a tutti, parliamo un po’ di informazione per così dire a proposito di alcuni temi di grandissima attualità, cominciamo con questa catastrofe epocale del Giappone, con le miserie dei nostri opinionisti spacciati per esperti a proposito del nucleare, non sono un esperto, quindi non voglio minimamente entrare nei dettagli tecnici di quello che è successo, che sta succedendo che magari scopriremo tra qualche giorno a proposito delle centrali nucleari giapponesi definite a rischio dallo stesso governo che ha evacuato ampie zone circostanti e ha avviato operazioni di decontaminazione ambientale e anche personale su molte persone che durante quell’esplosione, quell’emissione di nubi si sono trovate nella zona, vedremo cosa è successo.

Supercazzole nucleari
La cosa interessante è che prima ancora di avere la più pallida idea di cosa fosse quella nube, alcuni noti opinionisti del nulla, si sono subito premurati di farci sapere che non era successo nulla, anzi che il sesto terremoto più devastante della storia dell’umanità, come facciano poi a dirlo non si sa, ha dimostrato che in nucleare è sicuro.
Anzi è la più sicura delle fonti energetiche, Beppe Grillo sul sito ha già infilato una serie di supercazzole Fini, Casini, Prestigiacomo, ma non solo, memorabili quelle dell’ottimo Chicco Testa, intanto c’è quella meravigliosa di Umberto Veronesi “le centrali nucleari sono sicure, chi è contrario è fermo a una vecchia mentalità ideologica che si basa su presupposti sbagliati” complimenti, Valerio Rossi Albertini del Cnr “le fughe radioattive mi sentirei di escluderle, nella peggiore delle ipotesi si tratta di materiale contaminato da radiazioni, ma non ci sarà il cosiddetto effetto Chernobyl”, Paolo Clemente responsabile del laboratorio rischi naturali Enea “i sistemi di sicurezza si spengono automaticamente, così è accaduto in Giappone, solo in uno questo meccanismo non ha funzionato a regola d’arte, ops” “la posizione del governo italiano sul nucleare rimane quella che è, non è che si può cambiare idea ogni minuto, Fabrizio Cicchito” certo, quando mai hanno cambiato idea questi, uno che era socialista lombardiano e adesso sta con Berlusconi, non si può mica cambiare idea ogni minuto, in fondo piduista era e piduista rimane, infatti è il capogruppo del partito fondato da un piduista, peccato che non riesco a trovare… ah Chicco Testa ha chiamato “sciacalli” quelli che parlano della fuoriuscita di radiazioni dalle centrali nucleari in Giappone.
“gli impianti nucleari hanno retto, hanno dimostrato di tenere botta” è una tragedia enorme, abbiamo visto diversi impianti chimici e di gas in fiamme, mi sento di dire che al momento gli impianti nucleari hanno tenuto, hanno retto botta, si sono messi automaticamente in sicurezza e l’unico problema a un impianto si è verificato per mancanza di energia elettrica, vedremo nei prossimi giorni, ma sono fiducioso” chi trae spunto da questa tragedia per fare polemica sul nucleare è uno sciacallo, visto che ci troviamo di fronte a uno dei più grandi terremoti della storia del mondo, questo la dice lunga sul livello di certi politici” e credo che la dica lunga anche sul livello di Testa che naturalmente era un ambientalista, anche nuclearista e adesso è diventato uno sponsor vivente, un uomo sandwich vivente del nucleare, ma attenzione perché il bello deve ancora venire, il meglio ve lo lascio proprio in fondo, siamo al quasi meglio, Franco Battaglia esperto, così vengono sempre qualificati questi professori, questo è Il Giornale pag. 8 di sabato “troppe bugie sul nucleare, le centrali restano sicure” posso immaginarmi quando il Giappone fu colpito dal sisma del 2007 La Repubblica con non poco cinismo titolava in prima pagina “terremoto in Giappone, fuga radioattiva” e poi aggiunge che perfino Chernobyl era una barzelletta, “Chernobyl non sarebbe stata alcun incubo se non fosse stato per coloro che hanno scientemente e colpevolmente fatto passare per tale un evento che, ancorché il più disgraziato occorso nel settore di produzione elettronucleare, ne ha dimostrato in modo inequivocabile l’assoluta sicurezza” la prova che il nucleare è sicuro è Chernobyl, dice l’esperto Battaglia e poi aggiunge “di Chernobyl avremo occasione di parlare” visto che il mese prossimo ricorre il 25° anniversario e immagino già con quali carnevalate, certo, si ricorderanno le vittime e quindi è come a carnevale, le risate a ricordare Chernobyl, perché Chernobyl è la prova che il nucleare è sicuro, dice l’esperto Franco Battaglia.
Capite che di fronte a questi esperti anche chi non ci capisce niente si sente esperto, perché per quanto inesperto, sarà sempre più esperto degli esperti! Adesso dice: figuriamoci con questo Giappone, si insisterà di nuovo, i mezzi italiani di informazione, insisteranno sull’allarme nucleare e probabilmente non mancheranno di segnalare l’incendio di un edificio che ospita una turbina nella centrale nucleare di Onagawa e già non mancheranno di segnalare questo incendio, sarebbe meglio non segnalarlo, però purtroppo si sa come sono fatti questi giornali, questi mezzi di informazione, segnalano gli incendi nelle centrali.
Si sa com’è fatta la gente che quando vede del fumo uscire da una centrale scappa, facendosi prendere da questa emozionalità, da questa irrazionale paura indotta da questi maledetti mezzi di informazione o indotta anche da quello che vedono, sapete com’è la gente semplice, Battaglia invece sarebbe rimasto lì sotto, si sarebbe fatto una superpista, una supersniffata, un aerosol, i fumenti avrebbe fatto con i fumi della centrale di Onagawa, ma suppongo che eviteranno di specificare che era quella una turbina di un impianto non nucleare, spero di sbagliare le mie supposizioni ma voi verificate i reattori nucleari sono progettati in modo da spegnersi automaticamente alla prossima sollecitazione sismica.
Prevede l’esperto Battaglia “avremmo la prova ahimè sperimentale che i reattori nucleari sono non sicuri, ma sicurissimi in ordine al timore terremoti” quello di ieri peraltro è il seguito di uno occorso 3 giorni fa sempre in zona di intensità 10 volte maggiore a quello de L’Aquila e di cui nessuno si è sentito il dovere di avvisare nessuno visto che non ha avuto conseguenze, benché meno sugli impianti nucleari, potremmo dire di avere elementi a sufficienza per affermare che la densità di popolazione e il carattere sismico del nostro territorio sono essere generosi argomentazioni deboli per sostenere contrarietà all’installazione di reattori nucleari anche nel nostro paese? Forse sì, ma poco importa, i mezzi italiani di informazione - parola grossa ma è così che si chiamano - non smetteranno di proporci quelle argomentazioni, ne sono sicuro, la previsione di Battaglia sotto il titolo “troppe bugie sul nucleare, le centrali restano sicure, i catastrofisti si scateneranno nel descrivere scenari apocalittici ma la verità è un’altra: gli impianti nipponici hanno retto bene e restano un modello per tutto il mondo” vi ho detto che avrei lasciato alla fine di questa piccola rassegna stampa il meglio del meglio perché qui siamo di fronte a un esperto che tutto il mondo ci invidia, ancora più di Bertolaso titolo “nucleare sicuro, è la prova del 9!” è comparso anche questo sabato 12 su Il Messaggero, il giornale della famiglia Caltagirone, impegnata nel ramo costruzioni, sempre è importante saperlo chi sono gli editori di questi giornali, nonché suocero di Pierferdinando Casini, grande sponsor anche lui del nucleare che infatti ha ancora recentemente invitato il governo a darsi da fare nella costruzione delle famose 10 o 20 o 50 centrali nucleari annunciate da Scajola e poi misteriosamente disperse.
Scrive il grande esperto “quando ancora eravamo alle prime notizie del tremendo sisma che si è abbattuto sulla costa nord – orientale del Giappone, ecco che i siti e le agenzie italiane hanno iniziato a diffondere notizie sull’allarme nucleare, orbene, se allo stato degli atti una prima cosa si può dire, è che proprio la terribile intensità del fenomeno abbattutosi sul Giappone ci consegna una nuova conferma del fatto che in materia di sicurezza di impianti nucleari, i passi in avanti compiuti negli ultimi decenni sono stati notevolissimi, tali da reggere nella realtà dei fatti senza creare pericoli per ambienti e popolazioni, proprio l’impatto di eventi terribilmente fuori scala, quale quello verificatosi e come prescrivono le norme nel cui rispetto si costruiscono oggi centrali atomiche. Il Giappone ha 54 centrali in esercizio secondo l’agenzia internazionale per l’energia atomica, centrali che coprono ¼ del fabbisogno elettrico del paese come si può regolarmente verificare, il Giappone è uno dei paesi da sempre più impegnati nella piena trasparenza di questo avviene nei suoi impianti, proprio per l’elevatissimo rischio sismico di una parte rilevante del suo territorio, attraversato da linee di faglie di zolle tettoniche, oceaniche e continentali realizzati i suoi impianti, adottando criteri antisismici sempre più alti nei decenni e questo è vero e è questo il motivo per il quale le procedure automatico di arresto dei reattori si sono subitaneamente attivate in 4 centrali nell’area nord – orientale colpita dal sisma epicentro oceanico, in altre due più distanti, comunque entro 7 minuti è stato disposto il blocco e in altre 5 ancora più lontane, comunque entro 20 minuti le autorità giapponesi hanno disposto il fermo di sicurezza per una completa verifica della tenuta di ogni parte degli impianti, nella centrale di Onagawa tra le 4 il cui fermo è stato automatico, è stato subito estinto un incendio, dovuto a corto circuiti elettrici in una turbina non interna al circuito di raffreddamento del materiale fissile e dunque senza nessun rilascio di scorie pericolose. Per un’altra centrale, quella di Fukushima la più vicina a Sendai, su cui si è abbattuto lo Tsunami è stata comunque disposta l’evacuazione della popolazione entro i due chilometri di raggio, come previsto dalle procedure nel caso etc. Fino a ieri sera i giapponesi hanno continuato a confermare alla Ia che nessun rilascio di materiale pericoloso radioattivo risultava segnalato. I media internazionali in altre parole hanno amplificato senza troppo comprendere la prima notizia rilasciata da Tokyo relativo allo stato di emergenza nucleare proclamato dal Governo di Tokyo Prima che fosse trascorsa un’ora dall’evento, è una procedura standard di sicurezza per eventi sismici superiori all’intensità 5 della scala Richter e qui siamo a un’intensità 8/9 di energia, letteralmente spaventosa come documentano le immagini che tutti abbiamo visto, stiamo parlando del settimo evento tellurico che abbia mai colpito il mondo, da che abbiamo strumenti e sedi storiche per rilevarli, eppure le centrali hanno tenuto, si sono rivelate molto utili le elezioni apprese alla maggiore centrale atomica operante al mondo, quella di Kashiwazaki una potenza superiore agli 8 etc..


Esperti del nulla
L’impianto tenne, ma in quel caso furono i violentissimi movimenti oscillatori a determinare lo sversamento di 1,2 metri cubi di acqua da una piscina per il combustibile etc., possiamo trarre tre prime conclusioni.Una delle ragioni per cui le centrali elettronucleari costano tanto è proprio la sicurezza, ma come si vede sono soldi ben spesi; le norme di sicurezza vigenti in Europa sono altrettanto ferree di quelle giapponesi; l’Italia ha vaste zone sismiche ma i fenomeni non sono della magnitudo di quelli giapponesi” viene da toccarsi quando si leggono queste cose, assistere ieri su molti siti italiani antinuclearisti da come si sovrapponevano sulla cartina dell’Italia le aree a rischio sismico e quelle addirittura a rischio, per tentare di dimostrare che il nucleare non possiamo permettercelo, è solo una dimostrazione di crassa ignoranza tecnologica.
Se andate a vedere i giornali di stamattina, 3 giorni dopo le previsioni di Battaglia de Il Messaggero che adesso vi dico chi ha firmato etc., troverete titoli come sto parlando de Il Corriere della sera, un giornale favorevole al ritorno del nucleare “emergenza in 4 centrali, l’allarme per i reattori surriscaldati è a rischio di fusione è stato esteso. Prevista un’altra scossa devastante nelle prossime ore – strano perché in Italia ci avevano detto che i terremoti non si possono prevedere e neanche prevenire – dottore siamo contaminati? Tra gli sfollati in fila per il test, ora il Giappone teme la pioggia radioattiva, 4 centrali nucleari danneggiate, l’energia è razionata, un muro di cemento contro il rischio di sindrome cinese, ma battaglia per fermare la fusione del nocciolo, emergenza nucleare, rischi troppo alti etc.” e poi c’è il nostro governo “no a ripensamenti emotivi”.
Adesso vi dico chi è il genio che ha scritto quelle belle cose intitolate “nucleare sicuro è la prova del 9” questo signore è Oscar Giannino che molti di voi sicuramente conoscono perché è molto presente nelle televisioni e si fa riconoscere, rispetto agli altri ospiti dei talk show per indossare sempre delle mise variopinte sul rosso fuoco, sul verde pisello, sul giallo limone, colori sgargianti, bastone in mano barba, baffi, calvizie, occhialetti… Oscar Giannino.
Uno che ha scritto una cosa del genere così clamorosamente disattesa nei giorni successivi, non dico che dovrebbe sparire, per l’amor del cielo, ma nascondersi per qualche giorno nella speranza che nessuno lo noti che è stato proprio lui a scrivere queste cose “nucleare sicuro è la prova del 9” sarebbe suggeribile ma in Italia sapete che nessuno paga mai per le smarronate che fa, per le previsioni che sbaglia, per le analisi sballate, bisognerà pur domandarsi come si orienta un’opinione pubblica quando coloro che la dovrebbero informare sono del livello di quelli che vi ho appena letto, perché non c’è soltanto l’informazione asservita alla politica, alle banche, c’è anche l’informazione asservita sulle questioni più tecniche che sono poi quelle sulle quali l’uomo della strada, me compreso naturalmente, è più carente di informazioni e quindi è chiaro che è proprio su quelle faccende che si va a cercare l’esperto per farsi un’idea.
Per fortuna non sono tutti così naturalmente, oggi c’è un ottimo pezzo di Sergio Rizzo su Il Corriere della sera, Sergio Rizzo spiega che qui il problema non è dire “il nucleare non si fa perché è successo quello che è successo in Giappone” bisogna essere onesti e dire che non esistono centrali nucleari sicure, dopodiché un popolo di masochisti o di amanti del brivido o di gente che è stufa di vivere, può anche decidere di riempire il proprio paese di centrali nucleari, naturalmente, l’importante è che non ci si racconti la barzelletta del nucleare sicuro, del nucleare moderno, per quanto moderno e sicuro e sicuramente quello del Giappone è il più moderno e il più sicuro perché i giapponesi li conosciamo, non è mai sicuro perché la natura riserva sempre delle sorprese, a volte belle, a volte brutte, chi parla di nucleare sicuro o è molto disinformato o è molto interessato o molto interessati sono i suoi padroni che naturalmente si stanno tuffando a capofitto tutti quanti nel grande business degli appalti del nucleare e intanto, scrive Rizzo, a 24 anni dal referendum del 1987 dove gli italiani decisero “basta con il nucleare, tutti i partiti dissero no al nucleare, a parte il piccolo partito repubblicano, gli stessi socialisti che oggi sono al governo con Berlusconi e ci raccontano che bisogna tornare al nucleare, furono contrari al nucleare, Martelli insieme agli ambientalisti e ai radicali proposero il referendum contro il nucleare, a 24 anni da quel referendum non è mai stato presentato un piano energetico nazionale e dica agli italiani come pensiamo di alimentare nei prossimi anni le fabbriche, i treni e i frigoriferi e ricorda che nel frattempo abbiamo inquinato il paese riempiendo le tasche ai petrolieri e poi ci siamo accorti, magari andando agli spettacoli di Grillo che la Germania produce 70 volte più energia solare dell’Italia, anche se naturalmente la Germania ha molto meno sole d’Italia e quando ci siamo avventurati nel campo delle rinnovabili che non sono naturalmente la soluzione unica e definitiva per coprire il fabbisogno, ma sono una delle soluzioni che andrebbero prese in considerazione, le abbiamo trasformate in truffe (vedi le gigantesche truffe dell’eolico) da questo punto di vista siamo all’avanguardia nella disinformazione e nella contraddittorietà del comportamento della nostra politica, intanto si continua a discutere nucleare sì, nucleare no senza raccontare alla gente che il nucleare, anche se ritornasse in Italia, lo rivedremmo tra una ventina di anni, visto che tanto è il periodo necessario per individuare i siti, costruire le centrali, ammesso e non concesso che si trovino i soldi, le avremo quando probabilmente tutto il mondo si sarà indirizzato su altre fonti energetiche molto più moderne e quelle sì, molto più sicure o meno insicure.
La domanda naturalmente è: come fa un’opinione pubblica a formarsi un’opinione informata, quando coloro che dovrebbero aiutarla sono del livello che abbiamo visto poco fa.


Supercazzole scolastiche
Stessa cosa succede naturalmente quotidianamente su tutto quello che ci occorre sapere e capire per farci un’idea e formarci un’opinione, i titoli fuorvianti dei giornali, i messaggi che passano continuamente sui giornali e soprattutto televisioni, stasera torna Giuliano Ferrara, a proposito di messaggi fuorvianti, si rincorrono e si inseguono e è diventato ormai praticamente impossibile neutralizzarli tutti perché sono troppi.C’è un volume di fuoco impressionante, pensate soltanto al povero Santoro che vede alcune persone che gli stanno fotografando dentro casa, dice a questi signori di allontanarsi e questi se ne vanno per giornali a denunciare di essere della protezione civile, come se la protezione civile avesse il compito di fotografare dentro le case dei privati, eppure i giornali, mi è piaciuto molto un titolo semplicemente incredibile de Il Corriere della Sera diceva “Santoro scambia uomini della protezione civile per dei fotografi, ma se vedi uno con la macchina fotografica che ti fotografa dentro la tua proprietà, cosa vuole dire che lo scambi per un fotografo? E’ ovvio che se ha la macchina fotografica e sta fotografando dentro casa tua è un fotografo! O altri titoli come quello di oggi che riprende naturalmente una delle tante scemenze dette da Maria Stella Gelmini ieri sera a che Tempo che fa, “la sinistra va in piazza per la scuola pubblica, ma manda i figli alle private” non so se avete notato l’assoluta cazzata che c’è in questo concetto, questa poveretta, stiamo parlando di una che per diventare Avvocato è dovuta andare a dare l’esame a Reggio Calabria, essendo di Brescia evidentemente in previsione del fatto che a Brescia conoscendola non avrebbero promossa e altrimenti dovrebbe spiegarci cosa c’è di tanto meritocratico, perché l’avete sentita ieri sera che diceva il 68, basta con l’egualitarismo, il 6 politico, non so dove sia il 6 politico del 68 nel 2011, ma comunque lei è convinta che c’è il 68 in questo momento in Italia e quindi che la gente fa le lauree collettive, ottiene il 6 politico etc., ha detto “basta, meritocrazia!” sarebbe stato interessante che qualcuno le facesse delle domande, in particolare sul suo esame di Stato a Reggio Calabria, per capire cosa c’è di meritocratico nell’andare in Calabria per un esame che dovresti dare a casa tua, a Brescia!

dare in Calabria per un esame che dovresti dare a casa tua, a Brescia! icolare sul suo esame di Stato a Reggio Calabria, perPensate la cazzata di dire che c’è gente che manda i figli alla scuola privata e poi manifesta per la scuola pubblica e in questo lei vede una contraddizione, stiamo parlando di una cretinata assoluta, se levassero i treni, i tram, le metropolitane, ci sarebbero proteste, perché? Perché è semplicemente assurdo negare i trasporti pubblici alla gente, dopodiché uno dice: ah ma perché tu manifesti a favore del treno se poi vai in macchina? Io vado in macchina perché faccio quello che mi pare, dopodiché sono favorevole al treno, al taxi, alla metropolitana… cosa vuole dire? Uno solo perché è favorevole al treno o all’autobus non può prendere la macchina? Giustamente è stata opportuna l’obiezione di Fabio Fazio che ha ricordato una frase di Giovanotti, il quale, pare come un genio rispetto alla Gelmini, ha detto “sono favorevole all’acqua pubblica anche se poi mi vado a comprare l’acqua minerale” non è che il governo può permettersi di avvelenare l’acqua nei rubinetti dei cittadini per costringerli a comprare l’acqua minerale, dopodiché c’è chi è favorevole all’acqua pubblica e dopodiché si compra l’acqua minerale, ma saranno cazzi suoi, non posso manifestare per la scuola pubblica e poi mandare mio figlio dove mi pare? Mando mio figlio dove mi pare, ma se la scuola pubblica facesse schifo, li manderei alla scuola privata e mi batterei per una scuola pubblica che non fa più schifo, ma cosa vuole dire, non c’è nessuna contraddizione, ci sono un sacco di persone che erano favorevoli al divorzio e non per questo hanno divorziato, un conto è il diritto delle persone a divorziare, un altro conto è che tu poi sei obbligato a divorziare perché eri favorevole al divorzio, ma diamo i numeri? Per dirvi cosa passa nelle teste vuote di queste ministre e dei giornali che gli vanno dietro, invece di analizzarle dal punto di vista clinico.


Supercazzole giudiziarie
Concludo ma ne abbiamo già parlato diverse volte, con tutti gli input che ci arrivano a proposito della riforma della giustiziaIeri ho sentito il Ministro Alfano che era in televisione a reti unificate dall’Annunziata e poi era alla Sette la sera, dire notevoli cazzate, tipo per esempio che nel 1987 si è fatto un referendum sulla responsabilità civile dei giudici perché i giudici quando sbagliano devono pagare di tasca loro, come i medici, come i chirurghi che sbagliano, intanto nel 1987 il referendum sulla responsabilità civile dei giudici, che passò, era unito a un pacchetto di altri referendum tra cui quello che aboliva il nucleare, allora un governo che se ne infischia del referendum del 1987 nel nucleare e tira dritto sul ripristino del nucleare senza chiedere agli italiani se nel frattempo hanno cambiato idea, è curioso che sventoli referendum del 1987 solo per quanto riguarda la responsabilità civile dei giudici, ma state attenti perché se vedete i sondaggi si scopre che due italiani su 3 sono favorevoli alla parte della riforma Alfano che fa pagare personalmente ai giudici i loro errori, perché molte persone pensano che oggi i giudici non paghino per i loro errori, o per i loro delitti, perché ci stanno raccontando da anni che c’è il Csm, l’organo di autogoverno che giudica i giudici, quindi i giudici si giudicano da soli, si assolvono sempre, fanno quadrato, fanno corporazione, fanno casta e quindi è ora di finirla.
Il cittadino vittima di errore giudiziario deve poter denunciare il giudice che gli ha fatto un torto, un abuso e ottenere da lui personalmente il risarcimento, esattamente come il cittadino quando va a farsi un’operazione, se il medico sbaglia l’operazione, il cittadino ha diritto a denunciarlo e a rivalersi su di lui, questo è quello che ci raccontano, un discorso che fa molta presa, dice: mi ha messo in galera, non c’entravo niente, deve pagare, per questo poi ottengono sondaggi favorevoli su una riforma del genere. Si pensa, cioè che i giudici non vogliano pagare per i loro errori, non paghino per i loro errori e che il referendum dei radicali e dei socialisti del 1987 che li voleva costringere finalmente a pagare per i loro errori, sia stato tradito e disatteso dalla lobby dei giudici che ha costretto i politici a non far pagare ai giudici i loro errori e allora forse è il caso di raccontare le cose come stanno.
Non è vero niente quello che è stato detto, il referendum del 1987 prevedeva la responsabilità civile dei giudici quando sbagliano per dolo o per colpa grave, il dolo cosa vuole dire? Che l’hai fatto a posta a sbagliare, la colpa grave cos’è? Che non l’hai fatto a posta perché non hai preso tutte le precauzioni, hai mancato gravemente ai tuoi doveri perché pur non volendo fare un torto a quello o quell’altro imputato indagato, però non hai preso tutte le precauzioni per evitarlo e questa è una colpa, è colposo il tuo errore, non è doloso, non è intenzionale ma comunque è una tua responsabilità perché spettava a te evitare di fare quell’errore, facendo meglio le indagini, leggendo meglio le carte, capendole meglio etc., quindi questo diceva il referendum, ci vuole una responsabilità civile, bisogna che le vittime dell’errore vengano risarcite in sede civile, il referendum non è stato affatto tradito, è stato tradotto in legge dall’allora maggioranza che erano il pentapartito, democristiani e socialisti che avevano promosso il referendum e gli altri che stabilì quanto segue: il cittadino che ritiene di avere subito un errore giudiziario può fare causa allo Stato, lo Stato se perde la causa risarcisce il cittadino che è rimasto vittima di errore, poi se quell’errore dipende da dolo o colpa grave del magistrato o dei magistrati, potrebbero essere i 5 della Cassazione, i 3 della Corte d’Appello, o il magistrato singolo se è un PM, G.I.P., Gup, quello che è, lo Stato si rivale sul giudice o sui giudici per far pagare a loro il danno che ha anticipato lo Stato un cittadino vittima, questo dice la legge oggi, il fatto che poi lo Stato inefficiente com’è si dimentichi di chiedere conto ai magistrati che sbagliano, non è stabilito dalla legge, è dovuto al fatto che lo Stato è inefficiente.
Perché deve essere lo Stato in prima battuta a risarcire i danni al cittadino vittima di errore giudiziario? Perché il magistrato mica è un professionista, mica è un libero professionista, che agisce per conto suo? Il magistrato rappresenta lo Stato, il Pubblico Ministero si chiama Pubblico Ministero proprio perché è pubblico, rappresenta l’istituzione Stato, rappresenta la giustizia, non è il Pubblico Ministero tizio, caio o sempronio, il Pubblico Ministero si mette la toga proprio perché in quel momento non è lui, in quel momento è la giustizia, è lo Stato, è l’azione penale! Il giudice idem, non è mica che fa le sentenze in veste di Marco Travaglio o pinco pallino, è la giustizia che esercita le sue funzioni, quindi in nome dello Stato, ecco perché non ci dovrebbe mai essere discussione tra l’interesse pubblico che è quello rappresentato dal PM e dal giudice e l’Avvocato che è invece una parte privata sia che rappresenti le vittime, la parte civile, sia che rappresenti l’imputato o l’indagato, loro rappresentano i clienti che li pagano, il PM e il giudice rappresentano tutti noi, un interesse generale, lo Stato.
Se però il magistrato sbaglia per dolo o per colpa grave, lo Stato deve chiamarlo a risarcire perché ha fatto un danno sia alla vittima dell’errore giudiziario, sia a tutta la collettività, ha addirittura rovinato il buon nome dello Stato, il magistrato che appositamente arresta uno che non dovrebbe arrestare, appositamente intercetta uno che non dovrebbe intercettare, appositamente condanna uno che sa essere innocente o rinvia a giudizio uno che ha essere innocente o indaga, perquisisce, si accanisce contro uno che lui sa essere innocente, oppure che è talmente incapace, colpa grave, che gli fa tutti questi danni perché non è buono a fare il suo mestiere, è ovvio che lo Stato deve rivalersi nei suoi confronti e deve far pagare a lui il prezzo dei suoi errori e oggi la legge consente che questo avvenga, prevede che questo avvenga, proprio in seguito al referendum di 24 anni fa, perché non può essere oggi il cittadino che si sente vittima di un errore giudiziario a denunciare direttamente il Magistrato che lui asserisce avergli fatto il danno? Perché il magistrato non può ogni giorno subire denunce da un cittadino per quello che lui ha fatto nell’esercizio delle sue funzioni, il magistrato deve decidere, dicevano i latini, senza speranze di vantaggi da quello che fa e senza paura di ritorsioni per quello che fa, non deve avere nessuna aspettativa né positiva, né negativa, perché? Perché altrimenti non è libero di decidere secondo la legge e secondo la sua coscienza, se sai che domani arresti uno e dopodomani quello ti può denunciare personalmente, se quel qualcuno che devi arrestare è un poveraccio lo arresti lo stesso, ma se quel qualcuno che devi arrestare è un potente, ci pensi 3 volte prima di arrestarlo, invece tu dovresti semplicemente valutare se ci sono i presupposti per arrestarlo o no, senza timore di denunce, se lo fai o senza speranza di favori o di applausi o di regali se non lo fai, ecco perché ci deve essere lo Stato in mezzo.
E’ lo Stato che riceve le denunce, paga l’eventuale danno e se il danno è stato creato da un giudice che ha sbagliato per dolo e colpa grave, lo chiama a rispondere, ma è così oggi, cosa cambia in futuro? Che direttamente e personalmente l’imputato o l’indagato che ritengono di avere subito un errore giudiziario, possono denunciare il magistrato, personalmente.
Sapete che il magistrato non è un chirurgo o un medico o un falegname o un idraulico, se viene l’idraulico a casa mia per aggiustare il lavandino e me lo devasta, gli chiedo i danni, se vado dal chirurgo per farmi operare e quello mi rovina, gli chiedo i danni, ma non vado dal magistrato a chiedergli di processarmi, non mi scelgo il magistrato, mentre io mi scelgo il chirurgo, l’elettricista, l’idraulico, il falegname etc..
Il chirurgo e il medico hanno il compito di salvarmi la vita, hanno il compito di migliorarmi la salute, di rimettermi in salute, il Magistrato non ha nessun compito se non quello di, nel penale stabilire se uno ha commesso reati oppure no, nel civile di stabilire in una controversia tra due soggetti, chi ha ragione e chi ha torto, pensate come è diverso: il medico che fa il suo mestiere bene dà grande soddisfazione al suo paziente, gli salva la vita, lo riporta in salute, l’idraulico che fa il suo mestiere bene, dà grande soddisfazione al suo cliente, perché? Perché non gli funzionava il rubinetto e adesso funziona, l’elettricista se fa bene il suo mestiere dà grande soddisfazione al suo cliente che lo paga, perché? Perché prima non ci vedeva, era al buio e adesso accende la luce, il falegname che fa bene il suo mestiere dà grande soddisfazione perché? Perché mi serviva una libreria e guarda che bella libreria mi ha fatto, li pago per questo, li ho scelti prendendo informazioni e li ho pagati per fare una cosa buona che mi serve, il giudice non lo scegli, non lo paghi e soprattutto non è lì per dare soddisfazione, è lì per fare giustizia che è una cosa diversa, il magistrato in genere si crea sempre dei nemici, è una conseguenza inevitabile del suo mestiere crearsi dei nemici, pensate il giudice civile che dirime la controversia, la lite di condominio, la lite di confine, la lite tra debitore e creditore, ci sono due parti che dicono entrambe di avere ragione e chiedono al giudice di dargliela, il giudice non può dare ragione a tutti e due e non può neanche dire: non ha ragione nessuno dei due, deve dire per forza che ha ragione uno o ha ragione l’altro, quindi uno dei due sicuramente lo scontenta e uno dei due sicuramente il giorno dopo si incazza e uno dei due sicuramente se può farlo, lo denuncia, dicendo: avevo ragione io e tu hai dato ragione all’altro!
Idem nel penale, non è che un cittadino capita davanti al PM così per sport, perché il PM vuole dargli un’occhiata, se uno capita davanti a un PM o a un giudice è perché c’è una denuncia, c’è il sospetto che abbia commesso un reato, quindi quando incontri un PM non è che dici “speriamo che mi faccia una buona operazione, speriamo che mi faccia una buona libreria, un buon impianto elettrico, speriamo che mi salvi la vita” non sei mica tu che sei andato a chiedere un servizio a lui, è lui che ti ha chiamato perché sei sospettato di un reato, quindi ovviamente non è che diventi amico del PM, la tua unica speranza è che il PM faccia giustizia e che se la sua indagine è fatta bene, il processo è fatto bene, l’udienza preliminare è fatta bene nei vari gradi di giudizio, tu alla fine abbia giustizia se sei colpevole condannato, se sei innocente assolto, idem se sei vittima di un reato e lo vai a denunciare, vai a denunciare, mica scegli il PM, fai la denuncia, l’indagine finisce a tizio che però è PM, rappresenta l’ufficio del PM, rappresenta lo Stato e poi se è vero che hai subito il reato e se si trovano le prove farà condannare quello che ti ha fatto il torto, se non si trovano le prove o se proprio tu avevi torto, allora la persona che tu hai denunciato verrà assolta, quindi una su due ti incazzi se ritieni di essere vittima e la magistratura non riesce a darti giustizia o stabilisce che non sei vittima e una su due ti incazzi se vieni indagato e poi vieni condannato, anzi ti incazzi pure se vieni indagato e poi vieni assolto perché comunque ti hanno tenuto a bagnomaria per un po’ di tempo. Il giudice avrà sempre dei nemici, è inevitabile che abbia dei nemici, è pagato a posta per chiamare la gente nel penale a rispondere di reati e nel civile a dare ragione a uno e torto a un altro, quindi comunque decida scontenterà sempre qualcuno, nel penale o scontenta la vittima o scontenta l’imputato, nel civile o scontenta una parte o scontenta l’altra, figuratevi se le parti che sono scontente potessero denunciare il giorno dopo il singolo magistrato, i magistrati per non avere grane semplicemente non sarebbero più nulla, non prenderebbero più alcuna iniziativa è questa la magistratura che vogliamo?
Vedete come è facile suggestionare le persone, il giudice che ha sbagliato paghi, è già così, è giusto che a pagare sia subito lo Stato e che poi in caso in cui il giudice abbia dolosamente o gravemente e colposamente sbagliato, allora faccia pagare a lui i danni, ma mai consentire al privato cittadino di denunciare il giudice, perché altrimenti i giudici per evitare denunce e grane, visto che fanno migliaia e migliaia di processi, avrebbero migliaia e migliaia di denunce, nessuno vuole avere migliaia e migliaia di denunce, semplicemente non farebbero più nulla!


E’ questa la giustizia che vogliamo? Basta saperlo, purtroppo per saperlo non si riesce a capirlo guardando certi programmi televisivi o leggendo i giornali, bisogna approfondire e non sempre quelli delegati all’approfondimento sanno quello di cui stanno parlando, per cui anche la cosa più facile, che sembra più di buonsenso, il giudice che sbaglia paga, in realtà nasconde una propaganda che è difficile da smontare perché richiede più tempo, è un problema complesso e non può essere compresso in una trasmissione televisiva o un articolo di giornale, diffidate sempre di tutto ciò che vi sembra semplicissimo, quando vi raccontano che c’è una cosa semplice, cercate di andare a vedere anche quello che c’è dietro, sviluppiamo un po’ di spirito critico e soprattutto impariamo a sceglierci gli esperti che lo sono per davvero e non sono servi di qualcuno, passate parola e buona settimana!