Saturday, April 30, 2011

Celentano è rock, tutti gli altri lenti

Il Fatto Quotidiano, 30 aprile 2011


Cari studenti, comunisti, fascisti, leghisti e operai…”. Della lettera-appello che ci ha regalato Celentano è bello soprattutto l’attacco. E anche la chiusa che invita tutti a usare “l’unico mezzo di sopravvivenza che ci resta: il voto. Il 12 giugno dobbiamo andare assolutamente a votare”, anche se il governo, dopo lo scippo del nucleare, svuotasse le urne anche dell’acqua e del legittimo impedimento, anche se i seggi restassero chiusi: “Il nostro voto lasciamolo pure per terra scritto su un foglietto, in modo che l’indomani tutti i marciapiedi d’Italia siano invasi da 40 milioni di bigliettini”.

È sorprendente come un cantante di 73 anni riesca a trovare la freschezza e le parole giuste per fotografare il momento cruciale che viviamo e l’occasione che abbiamo a portata di mano, lì dietro l’angolo. La freschezza e le parole giuste che ha trovato l’altra sera un comico di 63 anni, Beppe Grillo, nell’intervista a Francesca Fagnani di Annozero. Ha detto che questi politici sono morti e, se sembrano ancora vivi, è solo perché sono sempre in tv. E ha citato la banalità del male di tanti complici “perbene” del nazismo, immortalati nel libro I volenterosi carnefici di Hitler e paragonati agli attuali volenterosi carnefici della democrazia. Grillo, senza che nessuno glielo chieda, parte per un tour elettorale. Non solo per sostenere i giovani candidati a Cinque Stelle nei comuni dove si vota, ma anche per spingere un popolo rassegnato, disinformato, anestetizzato a trascinarsi alle urne il 12 e 13 giugno.

Celentano e Grillo, due rari esemplari di artisti-cittadini estranei al palazzo con il corpo e soprattutto con la testa, hanno capito che i referendum ormai travalicano la lettera dei tre quesiti. Sono come quello elettorale del ‘93 sulla preferenza unica – questione tecnica quant’altre mai – che intercettò la crisi irreversibile della Prima Repubblica e fu vissuto dagli italiani come l’occasione per liberarsi di una classe politica ladra e decrepita. Il solo che, dentro il palazzo, l’ha capito fin da subito è stato Di Pietro, che ha tante colpe per la (non) selezione della classe dirigente del suo partito, ma grazie al suo intuito contadino ha annusato la voglia di cambiamento e ha il merito di aver creduto nei referendum quando gli altri sbuffavano annoiati, sbattendogli in faccia i calcoli ragionieristici sul quorum. Per il resto chi sta nel palazzo e nelle sue succursali televisive ha perso il tatto, l’olfatto, la vista, l’udito, il gusto del paese reale ed è lì fermo, immobile, a far di conto sul pallottoliere senz’accorgersi che una valanga di Sì, anche senza quorum, non farebbe che accelerare la caduta del regime.

Se, oltre a commissionare sondaggi i politici li leggessero e soprattutto li capissero, scoprirebbero che la loro fine è vicina. E converrebbe loro assecondare la sete di cambiamento, anziché ostacolarlo o fingere di non vederlo. A Catanzaro tutto il centrosinistra l’ha capito, o forse l’ha subìto, candidando un giovane competente, Salvatore Scalzo. Ma è una mosca bianca. A Napoli i sondaggi danno De Magistris vincente e Morcone perdente al ballottaggio con Lettieri: che aspettano Pd e Sel a scaricare Morcone, anziché – come titola il Corriere – ributtare “in campo Bassolino”, il ritorno dei morti viventi? A Bologna il grillino Bugani è dato al 10%: vorrà dire qualcosa?

Chi invita Grillo a fare fronte comune per non disperdere i voti di centrosinistra contro B. non ha capito nulla: chi vota Cinque Stelle non voterebbe mai centrosinistra né centrodestra, anzi non si pone proprio il problema. A un raduno indetto da Enrico Letta, Nando Pagnoncelli ha spiegato che il 42% degli italiani pensa che B. sia ancora lì perché dall’altra c’è il nulla. Letta ne ha tratto la seguente lezione: “Il Pd non deve cadere nell’idea che siamo moralmente superiori”. Giusto. Ma, siccome non lo sono, perché non se ne vanno a casa e non lasciano il posto a qualcuno che sia davvero moralmente superiore?

Monday, April 25, 2011

Ciancimino contro Ciancimino - 25 aprile 2011

Testo:

Buongiorno a tutti, oggi, quando va in onda questo Passaparola è pasquetta, io vi sto parlando, invece, sabato sera. Ho registrato questo intervento poco più di un giorno prima di quando va in onda. Non so quindi cosa è successo ieri, domenica, e questa mattina.
In ogni caso mi interessa, più che l'attualità, una ricostruzione: riguarda il caso di Massimo Ciancimino, di cui ci siamo occupati molto spesso in questo spazio, oltre che sul Fatto Quotidiano, ad Annozero etc. Quindi non possiamo assolutamente lasciar passare quello che è successo senza cercare, là dove è possibile, di dare una spiegazione anche se, come vedremo, le spiegazioni in questo momento sono varie, quelle possibili, e non ne possiamo scegliere una sola scartando le altre.

Ciancimino e il documento taroccato
Avete letto come è stata trattata la vicenda sui giornali: Ciancimino arrestato per aver falsificato un documento, dunque tutti i documenti che ha portato sono falsi, dunque tutto quello che ha detto è falso, dunque i magistrati che lo hanno ascoltato e utilizzato come persona informata sui fatti, sia pur indagato per reato connesso e collegato, sono nella migliore delle ipotesi dei creduloni e nella peggiore dei falsari anche loro.
O lo hanno indotto a raccontare e portare carte false o hanno comunque recepito con gioia ciò che Ciancimino raccontava loro e ciò che loro volevano farsi raccontare, quindi i giornalisti che lo hanno intervistato o che hanno parlato di lui senza sparargli addosso sono anche loro dei falsari.
A un certo punto sembrava che avessero arrestato Santoro e Ingroia, mentre la notizia è che Ingroia, Di Matteo e Paolo Guidi, i tre PM di Palermo, hanno chiesto e ottenuto il fermo di Massimo Ciancimino sull'autostrada mentre da Bologna stava andando in vacanza in Francia, fermo che è stato oggi per me che vi parlo, l'altro ieri per voi che mi ascoltate, convalidato dal GIP di Parma su parere conforme della procura di Palermo che ritiene che Ciancimino debba restare in carcere perché c'è il rischio sia che scappi – stava andando in Francia in vacanza – sia che inquini le prove, cioè che ci siano manovre tra lui e qualcuno o di qualcuno su di lui o tra lui e questo qualcuno per intorbidare ulteriormente le acque di un caso abbastanza complicato.
La leggenda che ci viene venduta sulla traiettoria, il percorso della collaborazione di Ciancimino con la giustizia è una leggenda piuttosto fantasiosa, molto avvincente, poco credibile e cioè che Ciancimino, a un certo punto, decida di rovinarsi la vita cominciando a sparare a zero su alcuni fra gli uomini più potenti d'Italia. L'ultimo è De Gennaro, ma prima Mancino, Violante, il Ros dei Carabinieri il Generale Mori, il Capitano De Donno, i governi Amato e Ciampi e poi naturalmente Berlusconi, Dell'Utri, i mafiosi, etc... I magistrati, che non vedono l'ora di incastrare Berlusconi, Dell'Utri e tutti questi, ovviamente prendono per oro colato quello che lui dice e quindi si crea questo network che poi viene rilanciato mediaticamente dai giornali e in televisione da Santoro.
A parte il fatto che Ciancimino è stato intervistato dai giornali di tutto il mondo e dalle TV di tutto il mondo, a parte il fatto che Ciancimino, qualunque cosa si pensi su di lui, è giornalisticamente una notizia, perché dice delle cose molto forti: non si vede per quale motivo chi intervista una persona dovrebbe rispondere poi di quello che fa quella persona o di quello che ha fatto quella persona, ci mancherebbe altro. Montanelli diceva: “se mi dessero da intervistare il Demonio io vado a intervistare il Demonio”.
Quindi, stiamo assistendo sui soliti giornali a sciocchezze incredibili: il Corriere della Sera ha addirittura intervistato Dell'Utri come osservatore super partes, nel caso Ciancimino, dimenticando di ricordare che Dell'Utri è un condannato in appello per mafia a sette anni. Si fa confusione, Ciancimino e i pentiti... lui non è affatto un pentito, Ciancimino, i reati che gli vengono contestati li nega. E' stato processato e condannato in primo e secondo grado per intestazione fittizia di beni, cioè per aver di fatto riciclato i soldi di suo padre, i soldi che suo padre gli aveva lasciato, a lui e alla sua famiglia, e lui ha sempre negato di aver fatto il riciclaggio, ha semplicemente detto “sono il figlio di mio padre, ho ereditato i soldi di mio padre quindi non ho riciclato un bel nulla”.
Quindi non è un pentito, Ciancimino è un dichiarante, una persona informata sui fatti, che in seguito alle cose che ha dichiarato è stato poi scritto nel registro degli indagati dalla Procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa, perché quando lui ha raccontato che aiutava il padre a portare i messaggi tra gli uomini dello Stato, del Ros dei Carabinieri, e gli uomini della mafia, Riina e Provenzano, portava i pizzini, i papelli avanti e indietro, evidentemente ha confessato un possibile reato, cioè quantomeno un favoreggiamento o forse addirittura un concorso in associazione mafiosa, sia pure non facendone parte personalmente, a differenza di suo padre che invece era proprio un mafioso DOC.
Questa è la sua configurazione giuridica: lui è un indagato di reato connesso, sia perché è sotto processo per aver riciclato il denaro di suo padre, sia perché in seguito alle sue dichiarazioni è stato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e quindi, credendo al suo racconto su quella trattativa del 1992-1993, i magistrati proprio perché hanno preso sul serio quello che lui diceva e lo hanno verificato, hanno iscritto lui, anche per quel reato oltre ad altre persone.
Si è detto, infine, che siccome adesso lui è stato preso per avere taroccato un documento, praticamente tutto quello che ha raccontato, portato in questi tre anni di dichiarazioni e produzioni di documenti, non vale più niente. Allora, noi dobbiamo intanto distinguere l'aspetto mediatico da quello giudiziario. L'aspetto mediatico è che la figura mediatica di Ciancimino, che lui stesso aveva alimentato con questo iperpresenzialismo, libri, interviste, dichiarazioni, ospitate televisive, ecc, ne esce ovviamente a pezzi. Non so se irrimediabilmente, vedremo gli sviluppi di questa storia, ma senz'altro ne esce a pezzi.
Dal punto di vista giudiziario le cose stanno esattamente come prima: i magistrati non è che tutto quello che diceva Ciancimino o portava Ciancimino lo prendevano e gli mettevano il timbro di autenticità: ogni carta veniva spedita alla Polizia Scientifica per la perizia e se ne stabilisse l'autenticità. Cos'è l'autenticità? L'autenticità del documento, cioè se il documento appartiene alla persona che Ciancimino dice averla scritta, se la grafia corrisponde, se il periodo della carta e dell'inchiostro collima con quello con quello che lui attribuisce o è segnato nella datazione del documento. L'autenticità, invece, del contenuto di quei documenti è ancora un altro problema, che non risolve la Scientifica che può solo dire se una carta è autentica, dopodiché quello che c'è scritto in quella carta, se è autentico o no, se è vero o no, lo decidono poi i giudici con altri tipi di riscontri. Un conto è l'autenticità un conto la veridicità di un documento. Lo ripeto, l'abbiamo già detto mille volte, ma dato che anche io passo per uno di quelli che si bevevano qualunque cosa dicesse Ciancimino, vi ricordo che l'avevamo detto a suo tempo. Perché l'avevamo detto? Perché 55 documenti, alcuni in fotocopia, altri in originale, tra quelli, circa 150, che Ciancimino aveva portato ai magistrati erano già stati esaminati dalla Scientifica e 54 di quei 55 erano risultati autentici. La grafia di suo padre, sua, di qualcun altro era risultata quella, la datazione era quella, il documento non era artefatto. Uno di quei 55 documenti aveva suscitato dubbi della Polizia Scientifica perché era una fotocopia in formato A4, sulla sinistra c'era un appunto manoscritto di Massimo Ciancimino, fotocopiato nella stessa fotocopia in cui sul lato destro c'era un altro appunto, che invece aveva la grafia di suo padre. Li si era detto “ecco, ha messo insieme una cosa sua e una di suo padre, per trarre in inganno i magistrati!”, in realtà Ciancimino disse, “io, quando ho consegnato quel documento l'ho detto: questa è una fotocopia di due originali, mio e di mio padre, che io avevo fotocopiato uno vicino all'altro perché stavamo facendo una specie di promemoria per un libro di memorie di don Vito Ciancimino – e lui lo stava aiutando a scrivere – e serviva a me, quindi avevo fotocopiato questi appunti, in parte miei e in parte di mio padre, ma avevo detto subito cos'era, quindi non ho tratto in inganno nessuno”. Quindi, 55 su 55 documenti esaminati dalla scientifica erano risultati autentici; non dico veridici, dico autentici. Non erano taroccati.
Il 56° è risultato invece taroccato. Due o tre giorni prima dell'arresto di Massimo Ciancimino, che è avvenuto se non ricordo male mercoledì, quindi fine scorsa settimana, inizio della settimana appena conclusa, della Settimana Santa, arriva il referto della scientifica su un altro documento. E qui attenzione, perché altro che giallo! Altro che thriller!
Il documento che cos'è? Fa parte di una valigiata di documenti che Ciancimino ha portato in procura uno o due mesi fa, gli ultimi documenti che lui diceva di avere dell'archivio di suo padre. Perché ha impiegato così tanto a consegnarli? Forse perché gli piaceva creare un po' di suspance, restare un po' più a lungo sotto i riflettori, forse perché l'archivio di suo padre era disseminato in una serie di cassette di sicurezza e nascondigli sparsi per l'Europa e per il mondo, per cui nemmeno lui sapeva dove erano tutte, e di volta in volta con l'aiuto della madre, di altri collaboratori di suo padre è riuscito a ricostruire tutti i nascondigli e a svuotarli uno dopo l'altro da tutto quanto, e portare tutto in procura. Non era tutta roba che aveva in casa, che aveva nella sua disponibilità. Tra questi documenti che lui porta uno o due mesi fa, c'è un appunto, una lettera manoscritta di suo padre, originale, in cui suo padre parla di un magistrato, ormai in pensione, che si chiama Giuseppe Di Gennaro. Soltanto che il padre sbaglia e scrive Giuseppe De Gennaro”. Quando la scientifica vede “De Gennaro” scritto con quella grafia, si ricorda di aver visto la stessa scritta “De Gennaro”, uguale uguale, con gli stessi grassi, gli stessi magri, le stesse inclinazione, proprio identica a quella scritta – alla scientifica hanno l'occhio clinico – che compariva in una molto controversa cartolina, fotocopiata, che Ciancimino aveva prodotto nel giugno dell'anno scorso.
Cos'era quella cartolina? Diceva che fosse un appunto “che io e mio padre, quando preparavamo il libro di memorie, avevamo scritto con i nomi che mio padre chiamava quelli del Quarto Livello”. Una serie di funzionari di Polizia e dei servizi di sicurezza che lui chiamava il Quarto Livello. Il Quarto Livello, naturalmente, nell'ipotesi dei rapporti mafia-politica. Sulla sinistra c'era questa lista di nomi incolonnati, sulla destra ce n'era uno solo collegato con una freccetta alla colonna di sinistra. La freccetta e il nome a destra era scritto con un'altra grafia rispetto alla colonna dei nomi a sinistra. Come la spiegò Massimo Ciancimino? Disse: “io sotto dettatura di mio padre scrissi la lista dei nomi a sinistra, poi a un certo punto vidi mio padre che prendeva la biro, la matita, faceva una freccia vicino al nome “Gross”, e segnava 'De Gennaro', intendendo dire Gianni De Gennaro” nemico acerrimo di Vito e della mafia, già capo della criminalpol di Palermo, poi capo della Polizia, oggi coordinatore dei Servizi Segreti, condannato in appello per i depistaggi sulle violenze di Genova, non dimentichiamocelo.


Pazzo o ricattato?
A questo punto, i magistrati, per la prima volta si imbattono in un riferimento a Gianni De Gennaro come in qualche modo parte di quel presunto Quarto Livello che Vito Ciancimino aveva individuato come referenti di trattative e rapporti tra Stato e Mafia, quindi si sorprendono che Massimo Ciancimino non aveva mai parlato di De Gennaro, ma ancora rimaneva un nome su cui Massimo Ciancimino non sapeva dire bene cosa, se non “mi sono fatto l'idea che dietro a quel signor Franco, uno dei Servizi di Sicurezza che serviva come un'ombra Vito Ciancimino in tutto il percorso della trattativa e un po' lo pilotava, ci fosse come referente una figura importante come De Gennaro”. Era una sua deduzione che Massimo Ciancimino comincia a raccontare ai giornalisti, ci mette del suo. Un giorno incontrando un ufficiale di Polizia Giudiziaria a Caltanissetta dice che praticamente il signor Franco e De Gennaro sono la stessa persona, quello là verbalizza, lui a verbale balbetta... insomma su De Gennaro fa un casino nell'ultimo anno che poi lo porta a essere incriminato a Caltanissetta per calunnia nei confronti di De Gennaro e poi all'arresto da parte dei magistrati di Palermo.
Qual è il giallo? Il giallo è appunto quello che succede alla polizia scientifica quando esaminano quell'appunto, portato uno o due mesi fa da Massimo Ciancimino insieme ad altre carte, sicuramente autografo del padre, in cui si parla di questo giudice Di Gennaro che era stato consulente del ministero della giustizia, poi era stato applicato come dirigente dell'ONU, aveva avuto vari incarichi extra giudiziari e Vito Ciancimino ne parlava nel su appunto. E' un appunto di nessun interesse investigativo, quindi Massimo Ciancimino non avrebbe avuto nessun interesse a portare quel documento che riguardava questo giudice DI Gennaro, che suo padre aveva sbagliando chiamato De Gennaro. Allora perchè Massimo Ciancimino tra le carte porta questo appunto in cui suo padre parla di un magistrato che non sa nemmeno chi sia? Mistero, primo mistero.
Quello che è interessante è che quando vedono la scritta De Gennaro, scritta da Vito Ciancimino, gli esperti della scientifica fanno una prova per vedere se per caso Ciancimino lo scrive uguale perché è la sua grafia, oppure è proprio la stessa parola, diciamo fotografata col photoshop e appiccicata alla freccetta e alla cartolina? Loro, quando hanno stabilito che la cartolina era autentica, hanno stabilito che effettivamente la grafia della colonna sinistra, come diceva Massimo, era di Massimo e che quella della freccetta e “De Gennaro” era di Vito: per questo avevano detto che il documento è autentico. Ma adesso scoprono che potrebbe essere stato artefatto prelevando col photoshop quel “De Gennaro” dalla lettera di Vito e appiccicandolo sulla cartolina di Massimo, così che dalla cartolina si desuma che anche De Gennaro, che non era nella lista appuntata da Massimo, fosse stato inserito da Vito come parte di quel quarto livello colluso.
Fanno le verifiche e scoprono che la parola l'ha scritta una volta in quella lettera, non l'ha mai scritta nella cartolina, qualcuno ha estrapolato quella scritta dalla lettera e l'ha incollata sulla cartolina, poi fotocopiata. A quel punto, dicono: “quella cartolina è taroccata”. Chi può averla taroccata? I magistrati di Palermo dicono: “non può che averla taroccata Massimo Ciancimino”, anche perché Massimo Ciancimino ci aveva detto di aver visto con i suoi occhi suo padre, sotto i suoi occhi, aggiungere a quella lista la freccetta e il nome “De Gennaro”. Se invece ci avesse detto “ho ricevuto, ho trovato questa cartolina che non so da dove venga” prima di attribuire il falso a lui ce ne corre, ma dato che lui ha detto “ho visto mio padre scrivere quella roba” e la scientifica dice “no è stata appiccicata”, è evidente che i magistrati come prima ipotesi ne desumono che quel taroccamento l'ha fatto Massimo Ciancimino. Naturalmente si chiedono anche perché, ma nel frattempo scoprono che Massimo Ciancimino, e non è difficile scoprirlo perché ha la scorta, sta partendo per le vacanze in Francia e lo fanno fermare prima che espatrii, e lo tengono dentro. Lo interrogano, e lui fa un interrogatorio pure drammatico: piange, si contraddice, dà due-tre versioni degli stessi fatti, si dice minacciato, dice di avere paura, che gli han mandato una bomba e per “non preoccupare i miei e non fare sempre la figura di quello che grida al lupo al lupo non l'ho denunciata, l'ho annaffiata con la doccetta in giardino e l'ho nascosta”.
I magistrati mandano la Polizia a perquisire la casa a Palermo e scoprono che la bomba c'è, è disinnescata ma potrebbe autoinnescarsi e distruggere l'intero palazzo, una bomba ad alto potenziale, pericolosa, attiva.
Allora è vero che gli hanno recapitato quella bomba? Perché l'ha nascosta mettendo in pericolo anche i vicini oltre alla sua famiglia? Oppure se l'è messa lui, ma è matto a mettersi una bomba che potrebbe scoppiargli fra le mani? Nell'interrogatorio, ovviamente, il problema principale è la cartolina con l'appiccico del nome “De Gennaro”. Gli chiedono “l'ha fatto lei?”, “assolutamente no”, “E allora chi l'ha fatto?”, “non lo so!”, “ma come non lo sa, se ci aveva detto che aveva visto suo padre scrivere sotto i suoi occhi il nome De Gennaro, lo conferma?”, “non lo ricordo, può darsi che mi ricordi male, che l'abbia visto scrivere altrove quel nome, non so chi ha fatto questa cosa, io non ho le competenze tecniche per alterare un documento, non avrei mai fatto una roba del genere, non mi serve a niente aggiungere il nome De Gennaro perché non è mia intenzione calunniare nessuno, quelle carte me le ha passate un amico di famiglia”.
Poi cambia versione: “no le ho ricevute in busta chiusa”, e i magistrati gli dicono “ci dia la busta così verifichiamo”, “l'ho distrutta”... insomma dà versioni che si contraddicono e che non stanno in piedi e che comunque smentiscono quello che aveva dichiarato consegnandola, quella cartolina.
L'interrogatorio viene chiuso, lui viene lasciato in carcere, viene convalidato il fermo. Questa settimana che inizia a Pasquetta ci saranno nuovi interrogatori e si spera che Ciancimino si sia dato una calmata e abbia organizzato le idee, perché è evidente che qualcosa di decente lo deve dire se non è lì per suicidarsi.
Perché il sospetto è che lui, nell'ultimo periodo abbia cominciato a fare delle cose per sputtanare quello che di vero aveva detto e consegnato in precedenza. Allora la domanda è: lo sta facendo spontaneamente, sotto minaccia, sotto pressione di qualcuno, sotto ricatto di qualcuno, è costretto a fare il kamikaze suicida oppure lo sta facendo spontaneamente magari in attesa di qualche tornaconto, o è semplicemente pazzo? Perché non c'è nulla di lucido e di lineare in quello che è successo. Ciancimino non aveva mai parlato di De Gennaro, quindi non aveva bisogna di portare delle carte false per dimostrare la veridicità di quello che aveva detto. Anzi, De Gennaro era uno dei nemici più acerrimi di suo padre, quindi accusarlo avrebbe comunque indebolito la sua posizione perché qualcuno avrebbe potuto insinuare che stava vendicandosi per conto di suo padre, mentre lui ha sempre detto di voler prendere le distanze da suo padre. Suo padre ce l'aveva coi magistrati, lui è solidale coi magistrati, suo padre era un mafioso, lui non vuole lasciare un cognome mafioso a suo figlio. Attaccare un nemico della mafia e di suo padre come De Gennaro poteva indebolire il suo tentativo di distacco progressivo dagli ambienti paterni, non aveva nessuna esigenza di taroccare quel documento per accusare De Gennaro perché lui non aveva mai detto nulla su De Gennaro, non sapeva nulla se non suo padre ogni tanto smoccolava contro De Gennaro e, a suo dire, aveva segnato il nome De Gennaro sulla cartolina. Dal che lui aveva dedotto che anche De Gennaro facesse parte del Quarto Livello, nulla di più, nulla di utilizzabile processualmente. Un sentito dire... poi sapete che Ciancimino è un uomo molto fertile di fantasia, lo racconta bene Ingroia nel suo libro “Nel labirinto degli Déi” e nella prefazione del libro di Torrealta “Il Quarto Livello”. Non è vero che Ingroia avalla tutto quello che dice Ciancimino, basta che leggiate le parti dedicate a Ciancimino, le ho pubblicate sul Fatto Quotidiano di sabato per chi è interessato: Ingroia dice “attenzione, quello che Ciancimino documenta lo prendiamo sul serio, quello che viene confermato da altri , come tutti discorsi sulla trattativa, dove poi ci sono state conferme di personalità autorevolissime – ci sono testionianze di Conso, di Martelli, di Liliana Ferraro, non ché dello stesso Mori e dello stesso De Donno che comunque parlano dei loro rapporti, dei loro colloqui con Vito Ciancimino. Quelle cose stanno in piedi anche se Ciancimino le negasse, perché hanno già avuto conferme e documenti.
Ma Ingroia diceva “quando lui fa le sue elucubrazioni sulle cose che diceva suo padre, su Ustica, su De Mauro, su Calvi etc... quelle sono cose che dice, noi non sapremo mai se sono vere o false ma processualmente ciò che non è documentabile e riscontrabile noi non lo utilizziamo nemmeno”.
Il Quarto livello... chissà se esiste, cos'è... Ingroia lo dice, basta che leggiate il libro comunque molto bello di Maurizio Torrealta.
Allora? La domanda è: mettiamo che Ciancimino ha fatto il tarocco, ha appiccicato la scritta De Gennaro sulla cartolina, perché ha deciso di attaccare De Gennaro calunniandolo. Ha preso quella parolina dalla lettera di suo padre riferita al giudice storpiata e l'ha appiccicata lì, gli è andata bene per un anno. Poi cosa fa? Un mese fa prende la lettera da cui è tratta la parolina appiccicata, e la porta ai magistrati, così dà ai magistrati il cappio per impiccarlo, dà ai magistrati la prova del falso che lui ha fatto. Vedete che o è pazzo o qualcuno lo ha indotto o costretto a farlo. E' un suicidio in diretta: tu spari a qualcuno, dici che non sei stato tu, e poi porti in procura la pistola con le tue impronte digitali, con un colpo mancante dello stesso tipo di quello trovato nel corpo di quel qualcuno che hai accoppato. O sei scemo o c'è qualcuno che ti ha costretto ad andare a costituirti. O c'è qualcuno che ti ha costretto ad ammazzare quel qualcuno e poi ad assumertene la colpa per evitare che si risalga a chi ti ha commissionato il delitto. Chi lo sa? Questa è una spiegazione sicuramente più logica di uno che fa il tarocco, ci sono cascati tutti, e poi porta la prova del tarocco.
Tra l'altro una prova che non serviva a niente, nessun magistrato gli avrebbe mai chiesto, anche se fosse stata trovata, “perché non mi hai portato quella lettera?” “Perché parlava di un giudice Di Gennaro che a voi non interessa niente, sono carte di mio padre come la lista della spesa”, ha lo stesso valore giudiziario della lista della spesa. C'è qualcosa di inspiegabile in questo comportamento, che ha fatto pensare agli inquirenti l'esistenza di un “puparo”. Non esageriamo coi gialli, il puparo... il puparo può essere benissimo una persona che rappresenta uno degli ambienti che Ciancimino ha toccato, ambienti che sono molto preoccupati dalle indagini sulle trattative che vanno avanti anche se si dimostrasse che Ciancimino ha detto tutto fandonie, con quello che si è accumulato sulla trattativa, con quello che si è saputo su Dell'Utri e Berlusconi non c'era bisogno certamente dei pizzini di Ciancimino per sapere che Dell'Utri e Berlusconi hanno avuto rapporti con la mafia, tant'è che Dell'Utri è stato condannato in primo grado a nove anni quando Ciancimino era ancora in sonno, silente, non aveva mai parlato, quindi non c'è bisogno di Ciancimino per dimostrare i rapporti tra Dell'Utri, Berlusconi e la mafia, sono dimostrati a prescindere.


Gli assegni di Berlusconi e le telefonate di Ciancimino
Il bello di questa leggenda che ci viene raccontata è che si dice appunto che Ciancimino, furbo, se ne stava bello e tranquillo. Gli avevano sequestrato i beni del padre, 64 milioni di euro nel 2004-2005, ma per il resto era un signore benestante, faceva la bella vita, nessuno gli andava a chiedere niente. Poi, a un certo punto, si sveglia e si inventa calunnie contro Berlusconi, Dell'Utri, De Gennaro, Mori, De Donno, Mancino, Violante per vivere meglio. Pensate che genio! Uno che accusa uomini potentissimi, inventandosi le accuse, per migliorare la sua qualità della vita. Ma ve lo vedete?Ma la genesi della collaborazione di Ciancimino non è questa, non aveva alcuna intenzione di parlare con la giustizia. Non è andato lui dai giudici a dire “sapete che so delle cose? Ve le dico adesso perché mi sono svegliato storto...”.
Non è che si faccia carriera andando dai giudici a dire qualcosa di brutto su Berlusconi, Dell'Utri in Italia. Si fa carriera a non dirle, certe cose.
Pensate a Ruby... a Ruby hanno promesso e dato dei soldi per stare zitta e per fare la matta dicendo cazzate. Ricordatevi quell'intercettazione in cui lei racconta che il premier le ha detto “fai la matta, dì cazzate e io ti copro d'oro”. Perché potrebbe essere la stessa cosa che è successa a Massimo Ciancimino: “fai il matto, dì cazzate e io ti ricopro d'oro” oppure “fai così altrimenti la prossima bomba non te la faccio trovare, la faccio detonare”. Potrebbe essere, chi lo sa? Almeno ci sarebbe una logica in questo comportamento non lineare di uno che porta 54 documenti tutti autentici e poi ne porta uno falso, la fa franca per un anno ma poi porta le prove che il falso l'ha fatto lui. Non c'è niente di lineare in tutto questo. C'è una cesura, c'è un qualcosa che è successo nell'ultimo periodo.
E se uno conosce la genesi di questa collaborazione capisce che la genesi è genuina perché Massimo Ciancimino quando vengono sequestrati i 64 milioni di suo padre, stiamo parlando del 2004-2005, procura di Palermo ancora retta da Piero Grasso e Pignatone, perquisizione a casa, nella villa al mare, intercettazioni telefoniche, processo per riciclaggio, gli fanno la perquisizione, gli trovano in casa un documento tagliato in cui qualcuno – chi dice Provenzano chi dice Ciancimino sotto dettatura di Provenzano – promette appoggio elettorale a Berlusconi in cambio della messa a disposizione di una sua televisione e in caso contrario minaccia eventi tristi contro Berlusconi, quel documento, ricorderete, non finisce agli atti ma nascosto in uno scatolone dimenticato.
Quando Ciancimino viene interrogato dopo la perquisizione di quel documento non gli chiedono niente. Nelle intercettazioni lo si sente che parla con sua sorella di un assegno che negli anni Ottanta Berlusconi aveva staccato per Ciancimino padre, 35 milioni di lire, un finanziamento di Berlusconi al più mafioso dei politici siciliani, e il padre non lo aveva mai incassato, lo conservava evidentemente a scopo di ricatto, in una carpetta, così dice Massimo Ciancimino a sua sorella, intercettati nel 2004. La procura quelle intercettazioni le ha. Sapete quante domande hanno fatto i magistrati della procura di Grasso, interrogatorio condotto da Pignatone, a Massimo Ciancimino su quell'assegno di Berlusconi a Vito Ciancimino? Una domandina per dire: “ma lei è proprio sicuro?” Quando si fa una domanda così l'interrogato capisce che il magistrato non è proprio entusiasta, tant'è che quando lui risponde una supercazzola mentre al telefono diceva chiaramente di sapere dov'era quell'assegno, fine della domanda, si passa a parlare d'altro. E anche quella vicenda viene sepolta.
E Massimo Ciancimino continua a viversene sereno e tranquillo col suo processo fino al 2007, quando rilascia un'intervista. A chi la rilascia? A Panorama, diretto da Belpietro. Intrevistatore Gianluigi Nuzzi, 19 dicembre 2007. Racconta la sua vita con don Vito, racconta il suo ruolo di postino della trattativa, racconta che lui ha assistito agli incontri di suo padre col generale Mori, con De Donno ma anche con Riina e Provenzano, addirittura fino al 2002. Provenzano col nome di Ing. Lo Verde andava a trovare Ciancimino agli arresti domiciliari a Roma, lui c'era.
Storia bellissima nella quale Nuzzi, ottimo cronista, fa una domanda e dice: “ma lei sulla trattativa è stato mai interrogato dalla procura di Palermo?” Risposta: “no, su questo non mi hanno mai chiesto niente”. Nel frattempo la procura di Palermo è cambiata, è arrivato il procuratore Messineo che ha rimesso al lavoro in antimafia i magistrati che Grasso aveva emarginato, i Caselliani, e infatti appena leggono l'intervista di Massimo Ciancimino e gli fanno verbalizzare quello che racconta sulla trattativa, e dal gennaio 2008 all'altro giorno, riempie decine e decine di verbali, racconta una serie di cose, quelle che aveva raccontato a Panorama più altre.
A un certo punto una fonte che noi non conosciamo, fa sapere alla nuova procura che sta facendo sul serio su Massimo Ciancimino, a differenza dell'altra, guardate che nelle perquisizioni i Carabinieri han trovato molto di più di quel che sapete, come un appunto che parlava di promesse di appoggio elettorale a Berlusconi in cambio della messa a disposizione di una delle sue televisioni. Che fine ha fatto? Vanno a cercare nel processo a Ciancimino e agli atti non c'è. Vanno a cercarla nel verbale di perquisizione e i Carabinieri hanno regolarmente segnalato “in caratteri stampatello, parte di foglio A4 manoscritto contenente richieste all'On. Berlusconi per mettere a disposizione una delle sue reti TV.” Dicono i magistrati: “dov'è questa roba?”, Vanno nel magazzino dove ci sono tutte le cose portate via da casa Ciancimino e non ritenute utili per le indagini e trovano pure questo foglio.
Qui si parla di mafia e di Berlusconi, di attentati possibili, di messa a disposizione di televisioni... ovviamente lo portano nel processo a Dell'Utri e chiamano Ciancimino per chiedergli: “cos'è quel documento?” Ciancimino sbianca, si mette a piangere, entra in confusione, dice l'ha scritto mio padre, no l'ha scritto mio nonno, no l'ho scritto io...” cerca in tutti i modi di distrarre l'attenzione, poi crolla e dice: “quello è un appunto di Provenzano, perché Provenzano aveva una corrispondenza epistolare con Berlusconi e Dell'Utri, mio padre faceva da tramite, a volte segnava le cose, di quell'appunto ci sono varie versioni di mio padre tant'è che in una mio padre scrive 'se Berlusconi non dà quel che voglio io uscirò dal mio proverbiale riserbo perché non ne posso più che abbiamo fatto le stesso cose con la mafia, io sono in galera e Berlusconi è presidente del Consiglio'”. E saltano fuori questi documenti. E' perché è costretto a parlare di Berlusconi e Dell'Utri, dalle carte che gli han trovato in casa, dalle telefonate che faceva con sua sorella sull'assegno, che Ciancimino comincia a parlare di Dell'Utri e Berlusconi, perché non può negare che quelle carte stavano a casa sua e quella telefonata l'ha fatta lui. Ma lui non è mai andato dai magistrati a offrirsi di collaborare, e non è mai andato dai magistrati a offrirsi di accusare Berlusconi e Dell'Utri.
E' dalle condizioni di necessità che a un certo punto è stato costretto a spiegare quelle carte e quelle telefonate, che naturalmente valgono esattamente quanto valevano una settimana fa prima del suo arresto. Le carte la scientifica le ha ritenute autentiche, la telefonata l'ha fatta lui, se poi ha taroccato o qualcuno ha taroccato per lui il documento su De Gennaro questo vuol dire che lui ha calunniato De Gennaro. Del resto, a nessuno è mai venuto in mente di aprire un'inchiesta su De Gennaro sulla base di quella cartolina, i magistrati non hanno mai indagato su De Gennaro.
Processualmente, le carte che erano buone prima sono buone anche adesso, quella cartolina non è mai stata usata in nessun processo e quindi non è buona.
Questo è l'approccio giornalisticamente corretto, e anche giudiziariamente corretto: in america i testimoni di giustizia e i pentiti vengono protetti dallo Stato, gli viene data l'immunità per tutto quello che han fatto prima e dopo, l'immunità dura di solito a vita, le loro dichiarazioni vengono riscontrare, se si scopre che qualcuna è falsa, non vengono incriminati per falsa testimonianza. Semplicemente quello che hanno detto di non riscontrato non è utilizzato.
In Italia, per fortuna, siamo più severi: pentiti e testimoni di giustizia sono tenuti a dire la verità, se non la dicono e calunniano qualcuno vengono arrestati e processati come tutti i cittadini, non c'è nessuna immunità né protezione, anzi è rarissimo il caso di arresto per calunnia. E' rarissimo: se voi calunniate un vostro vicino di casa, è raro che vi arrestino. Vi indagano, ma non vi arrestano.
C'è stato addirittura un surplus di severità in questo caso, evidentemente perché la posta in palio è molto importante.


Speriamo che tra la paura di restare in carcere e la paura di quelli che probabilmente lo minacciano Ciancimino decida di tornare a essere collaborativo sul serio con la magistratura, quindi se c'è qualcuno che lo ha costretto o lo costringe sotto minaccia o ricatto a portare una carta falsa e poi a mettere la firma di fatto sotto quel falso, ci dica chi è e perché lo fa. Se invece dietro di lui non c'è nessuno e ha fatto tutto lui, allora vuol dire che merita il manicomio, il reparto psichiatrico perché è completamente matto.
Ma per rispondere quale è vera e quale è falsa di queste due versioni, dobbiamo aspettare i prossimi giorni con i prossimi interrogatori.
Buona settimana a tutti, passate parola.

Thursday, April 21, 2011

Annozero 21 04 2011 Chi le ha viste?

"Berlusconi con quella bocca può dire ciò che vuole"

Ottimo intervento di MT ad Annozero. Perché un Lassini qualunque "paga" per quello che dice e Berlusconi, che esprime le sue stesse convinzioni ma ha un peso istituzionale e internazionale mille volte maggiore, resta impunito?

Wednesday, April 20, 2011

Il gioco delle tre truffe

Il Fatto Quotidiano, 20 aprile 2011


Fino a un mese fa, chiunque azzardasse qualche pallida critica, qualche tenue perplessità, qualche timida riserva sul ritorno al nucleare veniva bollato da un ampio fronte di giornali, politici ed “esperti” come un vecchio rottame nemico della Modernità. E non solo dagli house organ del Cainano, ma anche da quelli della banda larga dei costruttori che già pregustavano la pappatoia degli appalti per le nuove centrali atomiche. Ancora all’indomani del disastro in Giappone, il Messaggero (gruppo Caltagirone) ospitava un profetico commento di Oscar Giannino, quello che pare una comparsa del Marchese del Grillo con il cocchio dorato che l’attende fuori dagli studi televisivi: “Tentare di dimostrare che il nucleare non possiamo permettercelo è dimostrazione di crassa ignoranza tecnologica”.

Da oggi c’è da giurare che nessuno di quelli che vengono eufemisticamente chiamati “giornalisti e intellettuali di destra” (in realtà dipendenti a libro paga di B.) oserà più dire una mezza parola pro nucleare. Anzi, diventeranno tutti antinuclearisti convinti e accuseranno di “crassa ignoranza tecnologica” chi fosse a favore. Così come per l’Iraq e l’Afghanistan erano guerrafondai e oggi per la Libia sono pacifisti. Così come sulla morale sessuale erano puritani e bigotti (addirittura “atei devoti”), per poi trasformarsi in sfrenati libertini quando si è dimostrato che il premier è un puttaniere e “utilizza” minorenni. In attesa di vedere Giannino col berretto del Sole che ride, Ferrara con le mutande verdi, Belpietro appeso all’altare della patria avvolto nella bandiera di Greenpeace, Olindo Sallusti sulla goletta verde di Legambiente con Rosa Santanchè nella scialuppa di salvataggio, la retromarcia su Fukushima segnala le catastrofiche condizioni in cui versa il premier.

Lui, ovviamente, del nucleare se ne infischia: non distingue una centrale da un palo della lap dance. Ciò che lo angoscia sono i referendum: non quelli sul nucleare e l’acqua pubblica (è talmente liberaleliberistaliberalizzatore che non ha mai privatizzato nemmeno un canile), ma quello sul legittimo impedimento. Quel diavolo di Di Pietro gli ha infilato proprio lì un cuneo mica male: fra due mesi, dopo vent’anni di leggi ad personam, i cittadini potranno finalmente decidere se la legge è uguale anche per B. o no. Un referendum sull’imputato B. che, al contrario di quel che cianciano i soliti idioti, lo colpisce nel suo unico vero tallone d’Achille: i processi. L’unico attacco che teme davvero, perché gli fa perdere consensi e lo manda fuori di testa, è quello giudiziario: infatti non dorme la notte all’idea che il 12-13 giugno si raggiunga il quorum e il legittimo impedimento venga raso al suolo. Infatti ha relegato i referendum in periodo vacanziero, a costo di sperperare 350 milioni con la rinuncia all’election day, nella speranza che gl’italiani andassero al mare. Ma l’emozione per la catastrofe di Fukushima è tale da garantire che il quorum si raggiungerà per tutti e tre i quesiti, compreso quello che lo riguarda ad personam.

Ed ecco, ieri, la mossa da giocatore delle tre carte: una leggina che sospende il piano nucleare per un anno, così il referendum sull’atomo salta, gli altri due mancano il quorum, e poi da settembre, fra il lusco e il brusco, quando nessuno ci penserà più, si riesumano le centrali. Una truffa al cubo. Ricapitolando. Tre anni fa B. truffa una prima volta i cittadini che nell’87 avevano detto No al nucleare, annunciando una raffica di nuove centrali. Di Pietro raccoglie le firme di quasi un milione di cittadini per cancellare quel piano criminale e lui B. li truffa una seconda volta, assieme ai milioni di italiani che avrebbero votato Sì a cancellare per sempre dall’Italia la fonte energetica più vecchia, inquinante e pericolosa del mondo. Fra qualche mese li trufferà per la terza volta, facendo rientrare dalla finestra il nucleare appena espulso dalla porta. Per salvare una legge ad personam, la numero 40, ne fa un’altra, la numero 41. È troppo sperare, oltre ai soliti moniti, che non venga firmata?

Monday, April 18, 2011

Genchi: colpevole per non aver commesso il fatto



Buongiorno a tutti, vorrei cominciare leggendovi due righe da un documento che risale a 32 anni fa “oggi 29 gennaio 1979 alle ore 8,30 il gruppo di fuoco Romano Tognini Valerio dell’organizzazione comunista Prima Linea ha giustiziato il sostituto Procuratore della Repubblica Emilio Alessandrini, uno dei magistrati che maggiormente ha contribuito in questi anni a rendere efficiente la Procura della Repubblica di Milano nel tentativo di ridare credibilità democratica e progressista allo Stato”.

Thyssenkrupp: una sentenza storica
Questo è il volantino con cui i terroristi rossi di prima linea rivendicavano l’assassinio del Pubblico Ministero Alessandrini, sostituto Procuratore a Milano che stava indagando sulla strage nera di Piazza Fontana.
Perché dei terroristi rossi ammazzano un magistrato, tra l’altro esponente delle correnti progressiste della Magistratura che sta indagando su una strage neofascista? Perché lo spiegano bene, per i suoi meriti, perché è uno dei magistrati che maggiormente hanno contribuito in questi anni a rendere efficiente la Procura della Repubblica di Milano e a ridare credibilità democratica e progressista allo Stato, colpivano i magistrati bravi, onesti e li colpivano non per i loro errori o per i loro demeriti, ma per i loro meriti.
La stessa cosa sta avvenendo oggi, soltanto che a colpirli non è più un’organizzazione terroristica che si propone di sovvertire lo Stato, ma è un Presidente del Consiglio che sta sovvertendo lo Stato e che sta facendo alle istituzioni dello Stato molti più danni di quelli che hanno fatto i terroristi delle Brigate Rosse che involontariamente finirono per rafforzare le istituzioni e per conservare ai loro posti anche dei politici che invece avrebbero dovuto andarsene, proprio perché lo Stato fece fronte comune contro il terrorismo negli anni della solidarietà nazionale, oggi l’insidia è molto, molto maggiore e più pericolosa proprio perché le armi non sono più i mitra, ma sono le parole, le leggi, i proclami televisivi, i comizi, le istituzioni piegate agli interessi privati, non c’è nessuno di autorevole che lanci l’allarme, il Quirinale almeno mentre sto parlando tace e tutte le altre istituzioni che dovrebbero intervenire, tacciono a loro volta, protestano i magistrati, ma come al solito sembra una guerra personale, tra loro e Berlusconi, protestano poco per la verità le opposizioni che non hanno ancora preso l’iniziativa che avrebbero dovuto prendere, quella di abbandonare in blocco un Parlamento comprato e venduto per interessi privati, i grandi giornali, a parte rare eccezioni fanno i pesci in barile e fanno finta di non vedere e parlano di scontro mentre c’è un’aggressione direi senza precedenti perché è semplicemente l’ultimo episodio di tanti altri, ma un’aggressione forsennata, forse la battaglia finale, ultima spallata contro l’unico potere di controllo che con tutti i suoi limiti e i suoi difetti ci rimane e cioè il potere giudiziale, è interessante vedere che ancora una volta non vengono attaccati i magistrati fannulloni, i magistrati corrotti, i magistrati inefficienti, vengono attaccati esattamente come da parte dei terroristi 32 anni fa, i magistrati migliori, quelli delle Procure di Milano, di Palermo e adesso vedrete che partirà un attacco anche a Torino, perché a Torino, proprio nel giorno in cui a Milano venivano fuori questi orribili manifesti fuori le BR dalla Procura, a Torino un grande magistrato, Raffaele Guariniello otteneva da una grande Corte di Assise una sentenza memorabile in cui si condannano i vertici di un gruppo multinazionale tedesco la Thyssen Krupp, per avere scientemente messo a rischio la vita dei loro lavoratori nello stabilimento di Torino, dando origine a quel rogo stragista che ne eliminò, se non erro, 7.
Il N. 1 della Thyssen Krupp è stato condannato a 16 anni e attenzione non per il solito reato di omicidio colposo con cui ce la si cava sempre con qualche anno, da cui poi detraendo indulti, attenuanti condizionali etc. gli imprenditori assassini la fanno sempre franca e non vanno in galera, condannato a 16 anni di reclusione per omicidio volontario, avete letto sui giornali, avete sentito in televisione, volontario con dolo eventuale, cosa vuole dire? Vuole dire che sapere che gli impianti antincendio non sono a norma e non fare nulla per metterli a norma, per risparmiare qualche migliaio di Euro, perché questa è la ragione per cui sono morti gli operai della Thyssen Krupp, significa ammazzare gli operai, accettando il rischio, ecco il dolo eventuale, che gli operai possano lasciarci la vita e questo equivale a una volontà, a un dolo e quindi omicidio volontario con dolo eventuale e questa è una sentenza pilota e naturalmente adesso sta mettendo il terrore, la Confindustria non ha perso occasione per schierarsi dalla parte dei condannati e per strillare contro la presunta esagerazione della pena.
La pena è il minimo che potesse toccare ai responsabili di una strage dove sono morte molte persone, a causa della colpevole, dolosa incuria dei vertici della Thyssen Krupp, il fatto che l’organizzazione sindacale degli imprenditori italiani invece di scomunicare coloro che tradiscono la legge e mettono a repentaglio la vita dei loro lavoratori, solidarizzi con loro, la dice lunga sul culo sporco degli imprenditori italiani che si fanno rappresentare da gente così!
La dice lunga sul fatto che non si possono permettere che altre sentenze del genere vengano emesse e quindi strillano e quindi anche loro cercano di intimidire la magistratura, visto che ci sono altri processi aperti per altre stragi sul lavoro, che si spera sull’esempio di questa sentenza, potranno imboccare quando ne ricorreranno i presupposti giuridici, la stessa strada e cioè quella non dell’omicidio colposo, involontario, ma quello dell’omicidio volontario con il dolo eventuale e nel momento in cui i magistrati vengono definiti brigatisti, terroristi, cellule rosse, eversori, associazione per delinquere, dalla più alta carica di governo, purtroppo l’abbiamo sul groppone, è bene sapere da quale parte stare, dalla parte dei magistrati che hanno visto tanti loro colleghi cadere negli anni del terrorismo, mentre Berlusconi si faceva proteggere dalla mafia, non dimentichiamo mai e mentre altri magistrati si facevano corrompere da Berlusconi tramite l’Avvocato Previti, non dimentichiamolo mai!


Genchi mazziato e assolto
Ciò premesso non ho nessuna intenzione, l’ho già detto la settimana scorsa, di inseguire questo squilibrato nei suoi deliri, essi sì, eversivi e terroristici, ma vorrei darvi una notizia che, salvo Il Fatto Quotidiano e qualche trafiletto e altri giorni nessuno ha dato, credo neanche i telegiornali che pure a suo tempo si occuparono a lungo del presunto scandalo da cui poi era scaturito quel processo.Mi riferisco alla sentenza che è stata emessa mercoledì a carico di Gioacchino Genchi, sapete voi del blog di Beppe, voi del sito del Fatto, voi che leggete Il Fatto chi è Gioacchino Genchi, quest’ultimo è il poliziotto, il consulente informatico di decine e decine di tribunali, Procure, Corti di Assise e Corti di Appello che da 25 anni ormai mette la sua intelligenza e la sua competenza tecnica al servizio delle indagini, mai al servizio di parti private, sempre al servizio della magistratura, per fare luce su stragi, omicidi di mafia, vicende di mafia politica e che per questo dopo avere collaborato con Luigi De Magistris in una delle tante indagini alle quali ha collaborato a Catanzaro, è stato fucilato con i mezzi moderni, con le televisioni, con i giornali, con le penne assassine che si aggirano non informazione, nella disinformazione italiana e che l’altro giorno fortunatamente ha trovato un giudice che lo ha assolto.
Lo ha assolto dall’accusa di accessi abusivi Genchi ha due processi: uno è ancora in corso, l’altro è quello che si è chiuso mercoledì in primo grado con la sua piena assoluzione e attenzione, non perché il fatto non costituisce reato ma è stato commesso, oppure perché il fatto non costituisce più reato perché è stato depenalizzato, neanche per insufficienza di prove, è stato assolto perché l’accusa non stava in piedi e come nascono le accuse a Gioacchino Genchi? Forse è interessante andare a ripescare la genesi di questi processi perché è una genesi politica, la Procura di Roma aprì indagini su Gioacchino Genchi dopo una campagna martellante di attacchi a Genchi, in cui politici di quasi tutti i partiti, tranne uno, il solito, non lo nomino altrimenti dico poi che faccio pubblicità, ma è cronaca, tutti i partiti politici di destra e di sinistra, tranne uno attaccarono Genchi.
Era il gennaio 2009, per la precisione il 24 gennaio 2009, Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio terrorizzato in quel momento dalla possibile uscita di certe telefonate che minacciavano di svelare retroscena dei suoi rapporti con alcune signorine, poi diventate ministre, annunciava in televisione “sta per scoppiare uno scandalo enorme, il più grande della storia della Repubblica, c’è un signore che ha spiato 350 mila persone” il signore in questione era naturalmente Gioacchino Genchi, erano i giorni in cui si bombardava a reti e edicole unificate sul caso Genchi, l’archivio Genchi, Genchi ha sospettato di avere accumulato milioni di tabulati, di numeri di telefono, di intercettazioni telefoniche e era sospettato addirittura di usare quell’enorme archivio informatico per ricattare di qua e di là, tant’è che del caso si occupo il Copasir, il comitato per il controllo sui servizi di sicurezza, il comitato parlamentare bicamerale, all’epoca presieduto da Rutelli e oggi presieduto da Massimo D’Alema, Massimo D’Alema non c’era ancora.
A ruota tutti i garantisti a gettone o a intermittenza, quelli che intervengono solo quando c’è di mezzo il loro padrone o uno dei loro padroni, si misero a strillare all’unisono con il Cavaliere per dire che quello di Genchi era uno scandalo mai visto.
Maurizio Gasparri capogruppo del Pdl disse “roba da Corte Marziale” la Corte Marziale è il Tribunale speciale dinanzi al quale si trascinano i soldati che commettono dei crimini durante le guerre, finiscono davanti alla Corte Marziale e poi vengono fucilati, questo disse Gasparri. Rutelli per non essere da meno all’epoca stava nel PD, poi si è messo improprio, disse che quello di Genchi era un caso molto rilevante per la libertà e per la democrazia. Cicchito disse “siamo di fronte a un’inquietante Grande Fratello” e non si riferiva al Grande Fratello di Canale 5, si riferiva al Grande Fratello di Orwell al mostro spionistico che controlla tutto e tutti nelle dittature.
Lanfranco Tenaglia ex Magistrato del PD disse “vicenda grave”. Italo Bocchino ancora nel Pdl e non ancora diventato antiberlusconiano disse “è il più grande caso di spionaggio della storia repubblicana”. Clemente Mastella che da anni martellava Genchi, chiamandolo addirittura Licio Genchi lo definì quella volta “un pericolo per la democrazia” e Luciano Violante del PD disse che era un fatto intollerabile e Gaetano Quagliariello del Pdl disse “scenario inimmaginabile e preoccupante per la sicurezza dello Stato” Genchi era un nemico delle istituzioni, da respingere probabilmente a cannonate. Giuseppe Caldarola ex PD che scrive su Il Riformista disse “spioni deviati spiano migliaia di cittadini, il Parlamento e il governo” e Luigi Zanda del PD disse che Tavaroli e Genchi presentavano diverse analogie, chi è Tavaroli? E’ il capo della Security privata della Telecom, arrestato per avere accumulato dossier per conto dei vertici della Telecom, mentre Genchi lavora per conto di un’entità che si chiama Stato italiano, giustizia italiana, fa niente, Tavaroli e Genchi tante analogie!
I giornali si scatenano, non tutti naturalmente, i principali, La Stampa e Il Corriere titolano “un italiano su 10 nell’archivio di Genchi” gli italiani sono 60 milioni, quindi Genchi avrebbe nei suoi archivi dossier su 6 milioni di italiani, pensate quanto deve essere enorme la sede degli uffici di Genchi per contenere 6 milioni di schedature, forse è grossa come il Pentagono, come la sede della Cia. Il Giornale “il grande orecchio, miniera d’oro” Libero “l’intercettatore folle” Pierluigi Battista Corriere della Sera “lugubre monumento alla devastazione della privacy, nuvola potenzialmente ricattatoria” questo è una piccola antologia di quello che fu detto e fu scritto quando scoppiò il caso Genchi. La Procura di Roma, sempre molto sensibile agli umori della politica, pensò bene di fare cosa gradita aprendo indagini e processi a carico di Genchi.
Uno, quello ancora in corso, riguarda l’accusa a Genchi di avere, abuso d’ufficio, accumulato ai tempi dell’indagine Why not?, una serie di dati su cellulari intestati a parlamentari, sapete che i parlamentari non possono essere intercettati e non si può neanche acquisire informazioni sul traffico telefonico che compare nei tabulati telefonici, il tabulato è l’elenco delle telefonate che partono e arrivano a una certa scheda associata ovviamente a un telefonino e così si capisce chi telefona a chi, per quanto tempo, da dove parte la chiamata, non si sa naturalmente chi viene chiamato prima, chi viene chiamato dopo, ci sono le sequenze, gli incroci è questo che fa Genchi, non c’è il contenuto delle chiamate, ma naturalmente si può desumere dalla frequenza di certe chiamate anche il rapporto di intimità che c’è tra il chiamante e il chiamato e quindi questi dati sensibili a carico dei parlamentari non possono essere acquisiti perché il parlamentare ha l’immunità, salvo che il Parlamento autorizzi il magistrato a acquisire queste intercettazioni e questi tabulati.
Altra cosa, naturalmente, lo sappiamo benissimo, è se la voce del parlamentare viene intercettata mentre si controlla il telefono di un altro che parla con il parlamentare, in quel caso si parla di intercettazioni in diretta e è perfettamente legittima, ma per usarla contro il parlamentare, ci vuole comunque il permesso del Parlamento, lo stesso vale per i tabulati, naturalmente quando è che chiedi il permesso al Parlamento di poter usare i tabulati di un parlamentare? Quando inizia il processo perché è durante il processo che si fa un uso penale di certa documentazione.
Ma in ogni caso per mandare al Parlamento la richiesta di autorizzazione all’uso dei tabulati acquisiti, bisogna prima sapere che quei tabulati appartengono a un numero di telefono in uso a un parlamentare e come mai a sapere se un telefono lo usa un parlamentare o un normale cittadino? Mica lo individui dal prefisso, l’utente della scheda e del cellulare, quante volte uno si imbatte in un numero di telefono e come fa a riconoscere un telefono di un parlamentare dal telefono di un cittadino normale? Il prefisso è sempre lo stesso, non è che ci sono dei prefissi particolari per i parlamentari, soltanto quando sviluppi, vedi da dove partono le telefonate, vedi dove arrivano, puoi desumere che c’è un parlamentare, quindi li devi giustamente acquisire presso le compagnie telefoniche e soltanto dopo che hai cominciato a lavorarci, quindi a usarli, puoi capire che c’è un parlamentare dietro a quel numero, anche perché spessissimo sono intestati a società, altri sono intestati direttamente alla Camera, altri sono intestati direttamente addirittura a Ministeri, quindi come fai a sapere se un telefono intestato a un Ministero o a uno dei due rami del Parlamento è in uso a un segretario, a un usciere, a un agente della scorta, a un funzionario, a un dirigente, o se è in uso proprio al Ministro o al parlamentare? Devi fare delle indagini e questo è quello che hanno fatto De Magistris e Genchi e Genchi, come del resto De Magistris si trovano indagati per avere acquisito e usato tabulati di parlamentari, come se dotati di virtù divinatorie, potessero loro immaginare e già sapessero che i numeri di cui chiedevano alla Tim o alla Vodafone o a altri gestori il tabulano, erano intestati a parlamentari, è un processo totalmente incredibile, folle, paradossale, si pretende che il magistrato e il suo consulente siano lo spirito santo, riescano a individuare dal solo numero telefonico se appartiene o non appartiene a un parlamentare.


Tante inchieste, stesse ombre
E’ un processo folle che credo finirà nel nulla anche per una semplice ragione: l’abuso in atti d’ufficio è stato riformato nel 1997 dal Parlamento italiano, una legge tra l’altro vergognosa, votata da quasi tutti i partiti, in questo modo: per essere ancora reato l’abuso d’ufficio, l’abuso commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio, deve contenere una finalità patrimoniale, ci devi guadagnare dall’abuso che fai. Se per esempio favorisci un tuo parente, la tua fidanzata, tua moglie, tuo figlio, un amico, un compagno di partito che poi ti dà in cambio un tornaconto, allora c’è l’abuso di ufficio patrimoniale, se invece fai semplicemente un atto abusivo, ma non c’è finalità patrimoniale, un atto illegale, illecito, indebito e non c’è una finalità patrimoniale, l’abuso d’ufficio non è più reato, allora anche se per assurdo e come dico è un assurdo, Genchi e De Magistris avessero disposto indebitamente l’acquisizione di quei tabulati perché già sapevano, preveggenti che i tabulati erano di telefoni intestati a parlamentari, il reato di abuso d’ufficio non può scattare perché? Perché non è che De Magistris o Genchi ci hanno guadagnato qualcosa patrimonialmente ad acquisire dei tabulati di parlamentari al massimo hanno avuto degli elementi in mano per indagare che non avrebbero potuto avere e che naturalmente se si fosse arrivati al processo, sarebbero stati immediatamente dichiarati nulli e inutilizzabili, in quanto acquisiti non secondo la legge, ma contro la legge, quindi anche se avessero fatto ciò di cui sono accusati, né Genchi, né De Magistris potrebbero mai rispondere di un reato che è iscritto completamente in maniera diversa da come invece sono andate le cose in quel caso, ma questo processo è ancora in corso e quindi si vedrà come andrà a finire davanti al Tribunale di Roma.
Invece l’altro processo nato da quella campagna forsennata contro Genchi, nemico dello Stato, nemico della Repubblica, nemico della democrazia, eversore, spione, ricattatore, raccoglitore di dossier e chi più ne ha, più ne metta, si è concluso mercoledì scorso, assoluzione piena, il più grave scandalo della storia della Repubblica come lo definì Berlusconi, per metà si è già sgonfiato ma nessuno naturalmente ha chiesto scusa a Genchi, nessuno di quelli che hanno detto o scritto quelle puttanate che vi ho letto prima, ha fatto retromarcia, ha ammesso di essersi sbagliato, ha detto di non farlo più, ha rimediato con articoli riparatori, chissà per esempio Pierluigi Battista se ci farà la grazia di riconoscere che non c’era nessun lugubre monumento alla devastazione della privacy, nuvola potenzialmente ricattatoria nel caso Genchi o quei giornali come Il Corriere e La Stampa che titolarono “un italiano su 10 nell’archivio Genchi” o altre scemate di quelle dimensioni, cosa ha stabilito il giudice?
Che Genchi è innocente, parola del Gup, del Tribunale di Roma Marina Finiti dall’accusa di accesso abusivo alla banca dati Siatel, quale era l’accusa? Che Genchi abbia interpellato abusivamente gli archivi informatici della Siatel per acquisire informazioni su Giorgio Riolo e Maddalena Carollo, chi sono? Giorgio Riolo è quel Maresciallo del Ros dei Carabinieri che fu accusato insieme a un altro, a Ciuro di essere una delle talpe nella Dda di Palermo e che fu poi arrestato e condannato in Cassazione, Maddalena Carollo era l’intestataria di una scheda telefonica che era stata fornita a Totò Cuffaro, questa era una prestanome, non si sa neanche se consapevole o meno, di quelle schede telefoniche che usava Cuffaro, sperando di non essere intercettato e chi gliele aveva date quelle schede “sicure” a Cuffaro, una delle quali intestata a questa Maddalena Carollo? Gliele aveva date Francesco Campanella, il mafioso legatissimo a Provenzano che faceva anche nei ritagli di tempo, il Presidente del Consiglio Comunale di Villa Abbate e era anche il leader dei giovani nazionali dell’Udeur, era il capo dei giovani mastelliani a livello nazionale, poi si è rivelato essere un mafioso, era quello che aveva procurato i documenti falsi a Bernardo Provenzano per la sua trasferta ospedaliera a Marsiglia per l’operazione alla prostata, poi è diventato collaboratore di Giustizia e è finito in galera.
Campanella fornisce a Cuffaro questa scheda “sicura” sicura fino a un certo punto perché poi viene smascherata nelle indagini proprio grazie alla capacità tecnica di Gioacchino Genchi e scopre che quella scheda era in uso a Cuffaro, vedete com’è difficile risalire al reale utente di un numero telefonico? Questo numero telefonico era intestato a questa Maddalena, era stato fornito da Campanella a chi? Al governatore della Regione Sicilia, immaginate quante indagini per riuscire a capire la trafila, per riuscire a capire alla fine chi era che faceva le telefonate con quella scheda. La scheda GSM serviva a coprire i contatti telefonici con Riolo e stiamo parlando, quindi, dell’inchiesta sulle talpe, un’inchiesta molto importante a cui Genchi, come a tante altre aveva collaborato, l’accusa si è rivelata infondata, assolto, interessante però capire perché ce l’avevano tanto con Genchi per avere lavorato così bene in quell’inchiesta?
Il perché lo potete capire anche voi, ci sono personaggi legati all’Udc , Cuffaro, al centro-destra sempre Cuffaro che poi è passato infatti con Berlusconi, giusto in tempo prima di finire in galera e anche a esponenti deviati delle forze dell’ ordine e l’inchiesta era nata da un rapporto del Direttore dell’Agenzia delle Entrate Stefano Crociata e del Colonnello del Ros Pasquale Angelo Santo, lo scandalo Genchi monta mentre Genchi scrive, Antonio Massari su Il Fatto, sta collaborando con De Magistris nell’inchiesta Why not?, Genchi ha ricostruito un’anomala fuga di notizie nell’inchiesta Poseidone e in questi suoi report investigativi scrive “è dalle indagini sulla strage di Capaci che non provavo un simile imbarazzo” infatti Genchi che si era occupato anche dalle indagini sulla strage di Capaci lavorando per De Magistris, sospetta che la talpa, questa volta, sia il diretto superiore di De Magistris, il Procuratore capo che guarda un po’ la combinazione, dopo un po’ sottrae l’inchiesta Poseidone a De Magistris, sottrazione illegale scopriranno poi i magistrati di Salerno che dopo averlo scoperto verranno a loro volta trasferiti lontano da Salerno dal Csm e quindi anche l’inchiesta Why not?, poco dopo viene sottratta, sempre illegalmente secondo Salerno a De Magistris.
Nel marzo 2009 lo studio di De Magistris viene perquisito dal Ros e i giornali in quell’occasione, siamo con singolare tempismo, il 24 gennaio 2009 Berlusconi urla che sta per scoppiare il più grave scandalo della storia della Repubblica italiana, quindi quegli ultimi 60 anni, due mesi dopo uomini del Ros, bisogna sempre parlare di uomini del Ros perché il Ros è una cosa grossa, seria e importante, il reparto operativo speciale dei Carabinieri, all’interno del Ros ogni tanto ci sono alcuni tipetti mica male, due mesi dopo la sparata di Berlusconi parte il Ros e va a perquisire il maxiarchivio, come veniva definito dai giornali, quello con 6 milioni di dati, su 6 milioni di persone a Palermo e nei giornali si scrive che il maxiarchivio illegale di Genchi sono state intercettate milioni di persone e il Ministro Alfano lo definisce un grave pericolo per la sicurezza della Repubblica, naturalmente l’assoluzione dell’altro giorno, dimostra che Genchi tutto quello che ha fatto lo ha fatto nell’assoluta legalità, anzi ogni volta che Genchi fa un accertamento peritale, lo fa su mandato scritto del magistrato, non è che si inventa le cose da fare, tutti gli incarichi peritali del consulente tecnico del PM devono essere richiesti per iscritto, in modo che non resti nulla di misterioso, tutto documentato.
Nel frattempo Genchi, lo sapete, un mese fa, è stato cacciato dalla Polizia di Stato per ordine del Capo della Polizia Manganelli, anche lì su richiesta pressante di molti politici che se lo volevano levare di torno e è stato destituito dalla Polizia, è la sanzione più pesante ovviamente, gli hanno levato i gradi e l’hanno buttato fuori, è un trattamento che non hanno subito neanche i poliziotti aguzzini, condannati per le violenze al G8 di Genova o condannati per altri episodi di sevizie e di torture, Genchi che non ha mai torto un capello a nessuno, ma ha fatto solo quello che gli chiedevano i magistrati, e l’ha fatto bene, è stato destituito dalla Polizia , quindi non è più un poliziotto, nel suo blog su Ilfattoquotidiano.it scrive “si è conclusa alle 15,15 un’udienza preliminare del processo a mio carico tenuta dal Gup Marina Finiti, il processo è stato aperto per i presunti accessi abusivi alla Siatel oggetto delle contestazioni della Procura di Roma, formulate nel marzo 2009, sempre 2 mesi dopo la sparata di Berlusconi in contestualità con la perquisizione del Ros, con la perquisizione e il sequestro del mio archivio. Alla base delle indagini il rapporto del direttore dell’agenzia delle entrate e gli accertamenti del Ros. Mi erano state contestate le attività di accertamento nei processi più importanti degli ultimi anni, tra questi interrogazione, interpello di quella banca dati relativa al nominativo del Maresciallo del Ros, anche esso, Giorgio Riolo, poi arrestato e condannato dalla Cassazione come talpa nella Dda di Palermo e quello su Maddalena Carollo, la fantomatica intestataria della scheda GSM coperta fornita all’allora Presidente della Regione Cuffaro da Francesco Campanella, per i contatti riservati con Riolo e con un altro ex Maresciallo dei Carabinieri, poi entrato in politica credo nell’Udc Massimo Zucchelli. Grazie alla difesa dell’Avvocato Fabio Repici, ci scrive sempre Gioacchino Genchi, ho dimostrato la legittimità di tutti gli accessi alla Siatel, necessari per l’identificazione dei soggetti poi indagati e condannati per gravissimi reati, dall’omicidio alla strage, dal traffico di stupefacenti alla mafia, dai vari tribunali e Corte d’Assise che avevano utilizzato le risultanze del mio lavoro in quasi tutta Italia, dove una breve camera di consiglio di pochi minuti e dopo un calvario giudiziario di oltre due anni, il Gup Marina Finiti ha pronunciato la sentenza “il fatto non sussiste”. Ormai anche i bambini, commenta Genchi, hanno capito che la montatura del cosiddetto caso Genchi dopo le anticipazioni del Presidente del Consiglio Berlusconi che mi aveva definito il più grande scandalo della storia della Repubblica, serviva solo a bloccare la mia collaborazione con l’autorità giudiziaria nelle più importanti inchieste che si stavano facendo in Italia, nonostante tutto non ho mai perso la mia fiducia nella giustizia, mi sono presentato al Giudice e mi sono fatto processare come loro volevano, la cosa che mi rende più orgoglioso è che anche il Pubblico Ministero di udienza che non è lo stesso evidentemente che aveva fatto quella meravigliosa indagine, la Dott. Ssa Maria Cristina Palaia ha chiesto la mia assoluzione con formula piena.” Sapete qual è il risultato? Il risultato è che Genchi non è più poliziotto in seguito alla campagna di diffamazione e di calunnia e ha perso, anche da privato cittadino, consulente tecnico, titolare di una società specializzata in consulenze tecniche delle procure, gran parte delle sue consulenze, perché? Perché ci vuole un bel coraggio da parte dei magistrati a affidare ancora le consulenze tecniche di indagine a uno che è indagato e addirittura imputato a Roma per avere violato la legge, quindi Genchi ha perso molto del suo lavoro, da un lato ha perso il lavoro in Polizia e dall’altro ha perso il lavoro che svolgeva in aspettativa della Polizia di consulente tecnico di moltissime procure e tribunali.
Dico questo non perché pensi che ci sia stato un complotto a danno di Genchi, c’è stata una campagna violentissima della politica, quasi concentrica, c’è stata un’indagine sbagliata della Procura di Roma, forse per compiacere i politici, questo non lo so perché è un processo alle intenzioni, lo penso, penso che sia stata per compiacere tutti quei politici che lo volevano sotto indagine, ma nessuno di tutti quelli che parlano di errori giudiziari, di quelli che ogni volta che viene o prescritto o magari assolto con varie formule tutt’altro che limpide un potente, urlano subito: e adesso chi paga? Chiedetegli scusa, restituitegli quello che gli è stato tolto, gli avete rovinato la vita, caso Tortora! Questo non è un caso Tortora perché per fortuna Genchi non è mai stato arrestato e per fortuna gode anche ottima salute, ma certamente ha subito un danno nella sua reputazione, ha subito un danno nel suo lavoro e ha subito un danno anche nel suo orgoglio perché immaginate un poliziotto che vede continuare a far carriera in Polizia gente condannata per avere torturato ragazzi innocenti, tipo quelli del G8, che si vede invece lui cacciato dalla Polizia, dopo avere servito né più e né meno lo Stato italiano per tutti questi anni, forse meriterebbe qualche articoletto, forse meriterebbe le scuse di qualcuno e forse chi, con tanta leggerezza parla di errori giudiziari quando riguardano sé stesso, dovrebbe cominciare a rendersi conto che i processi si fanno per vedere se uno è colpevole o è innocente, quando poi si stabilisce che tizio era innocente, bisogna andare a vedere come era nata l’indagine, perché ci sono molte indagini che nascono quando sembra che veramente uno potrebbe essere il colpevole e poi durante il corso del procedimento si scopre che invece, magari non lo era, a questo serve la giustizia, questa però non è un’indagine nata quando sembrata che Genchi avesse commesso dei reati, perché lo si sapeva benissimo anche nel gennaio 2009 quando Berlusconi lo definì il più grave scandalo della storia repubblicana che Genchi non aveva commesso nessun reato, bastava andare a vedere le carte.
Andatevi a prendere i passaparola, gli articoli che abbiamo scritto nel 2008/2009 quando partì l’attacco a Genchi in simbiosi con l’attacco a De Magistris, in simbiosi con l’attacco ai PM di Salerno Nuzzi e Verasani e Apicella che stavano indagando sul complotto, quello sì, che aveva portato a espropriare De Magistris delle sue inchieste a Catanzaro e vi renderete conto che c’erano già allora gli strumenti per capire dove stava la verità, poi non discuto, uno può anche aprire un’indagine e dopo 3 anni non presentarsi in udienza, mandarci un altro che chiede l’assoluzione dell’indagato, fa parte della fisiologia, ma se non ci fosse stato quel fuoco di sbarramento concentrico contro Genchi, probabilmente quell’indagine non sarebbe mai iniziata, probabilmente Genchi sarebbe ancora in Polizia, probabilmente continuerebbe a essere il consulente di gran parte delle Procure dei tribunali per la semplice ragione che è bravo e ci azzecca e bisognerebbe anche interrogarsi su un’altra cosa: ma se per farlo fuori hanno impiegato quell’enorme dispendio di energie e di balle, cosa c’era che non doveva saltare fuori nelle inchieste Why not?, Poseidone e limitrofe?


Guardate che nelle indagini che sono state strozzate sul nascere dopo che le hanno tolte dalle mani di De Magistris e di Genchi e anche di altri che lavoravano lì, che lavoravano in quell’indagine nazionale a De Magistris, c’erano personaggi che guarda un po’, sono venuti fuori in altre indagini! Alcuni sono venuti fuori nelle indagini sulla cricca della protezione civile, altri sono venuti fuori nelle indagini sulla P3 che hanno portato a indagare e/o a arrestare Carboni, Lombardi, Verdini, Dell’Utri, quella nuova Loggia P2 aggiornata ai giorni d’oggi e un altro personaggio sul quale stavano lavorando nell’indagine "Why not?", Luigi Bisignani già piduista, già pregiudicato per la maxitangente Enimont, ora di nuovo attenzionato dalla Procura di Napoli nell’indagine di Woodcock. Erano tutti personaggi che evidentemente fino a 3 anni fa erano molto ben coperti, al punto che appena qualche Magistrato si avvicinata o qualche consulente si avvicinava a loro e ai loro telefoni saltava immediatamente in aria, forse l’indagine Why not? e l’indagine Poseidone attendono ancora di essere scritte e sappiamo esattamente per colpa di chi non hanno potuto arrivare fino in fondo e sappiamo anche che, per non farle arrivare fino in fondo si è fatta strage dei diritti della reputazione dell’immagine dell’orgoglio, onestà, della carriera lavorativa di persone come Gioacchino Genchi, passate parola.

Sunday, April 17, 2011

Arrestatelo!

Il Fatto Quotidiano, 17 aprile 2011


“Oggi 29 gennaio 1979 alle ore 8:30 il gruppo di fuoco Romano Tognini ‘Valerio’ dell’organizzazione comunista Prima linea ha giustiziato il sostituto procuratore della repubblica Emilio Alessandrini… uno dei magistrati che maggiormente ha contribuito in questi anni a rendere efficiente la procura della repubblica di Milano… nel tentativo di ridare credibilità democratica e progressista allo Stato”. Con questo volantino, 31 anni fa, i terroristi rossi di Prima Linea rivendicavano l’assassinio del pm milanese che in quel momento indagava sulla strage nera di Piazza Fontana. Cioè tenevano a far sapere di averlo eliminato proprio per i suoi meriti, perché Alessandrini era bravo, onesto e con la sua competenza, professionalità e dedizione onorava lo Stato e le istituzioni che i brigatisti non riconoscevano, anzi volevano abbattere.

Oggi, a non riconoscere lo Stato e le istituzioni e ad abbatterli un pezzo al giorno, non sono più i terroristi, fortunatamente estinti: sono il presidente del Consiglio e la sua vasta corte di servi felici, alleati venduti e figuranti a gettone. E sono molto più pericolosi dei terroristi (che finirono involontariamente per rafforzare il sistema, mentre quelli lo picconano dall’interno), perché nessuno – tranne poche e flebili voci – ne denuncia la pericolosità, perché controllano militarmente le istituzioni e le televisioni, e soprattutto perché hanno l’immunità e purtroppo non possono essere arrestati. Al posto dei mitra, usano come armi le leggi, le tv, i giornali. E, dall’altro giorno, anche i manifesti anonimi, come quelli apparsi a Milano con uno slogan che fa impallidire, per carica eversiva, i volantini di Prima Linea: “Via le Br dalle procure”.

Il Corriere della Sera, che appena qualche testa calda disegna una stella a cinque punte nel cesso di una fabbrica lancia l’allarme in prima pagina contro il ritorno del terrorismo, ha relegato la notizia a pagina 13 in basso a destra. Il giorno prima invece, aveva sbattuto in prima pagina Asor Rosa, gabellandolo per un novello Junio Valerio Borghese pronto a marciare su Roma al grido di “Tora Tora”. Ora, di quei manifesti firmati “Associazione dalla parte della democrazia”, è ignoto solo il tipografo. L’ispiratore e l’autore dei testi si chiama Silvio Berlusconi, che ieri ha paragonato i magistrati (quelli, si capisce, che si occupano di lui) a un’“associazione a delinquere”, s’è vantato di aver imposto processo e prescrizione breve “per tutelarmi” (dalla Giustizia) e tre giorni fa, davanti alla stampa estera, ha farneticato di “giudici brigatisti”.

Nemmeno una sillaba è trapelata dal Quirinale contro questi proclami terroristici. Con ben altra determinazione avevano reagito Scalfaro e Ciampi, quando in passato B. aveva vomitato analoghi deliri: “In tutti i settori ci possono essere corpi deviati. Io ho una grandissima stima per la magistratura, ma ci sono toghe che operano per fini politici. Sono come la banda della Uno bianca” (14.3.96), “Come anni fa la sinistra si è saputa distinguere da chi faceva la lotta armata, anche oggi deve dividere la propria responsabilità da chi fa lotta politica con le sentenze. La sinistra deve isolare certi pm come fece con le Brigate rosse” (8.8.98), “Negli anni ‘70 c’era la volontà di abbattere lo Stato borghese con l’uso della violenza. La sinistra seppe distinguere la sua responsabilità da quella delle Br. Spero che oggi faccia la stessa cosa nei confronti dei giudici giacobini” (17.3.99), “Resisteremo ai colpi di giustizia, di piazza e di pistola che non fanno parte della democrazia” (26.3.2002). Significativamente, la prima di queste frasi fu pronunciata a commento dell’arresto del giudice Squillante, il cui nome era sul libro paga di B. e Previti assieme a quello di Vittorio Metta (vedi alla voce Mondadori). Per lui gli unici giudici buoni sono quelli corrotti: quelli onesti, quelli bravi sono una minaccia. Infatti, in un’altra occasione, li definì “pazzi, antropologicamente diversi dal resto della razza umana”. Quelli sani prendono esempio da lui: fanno i delinquenti.

Monday, April 11, 2011

I 400.000 ladroni - 11 aprile 2011



Testo:

Buongiorno a tutti, non possiamo certamente seguire il Cavaliere nei suoi deliri quotidiani, ieri le uscite sul Caso Mondadori, però lì devo dire un po’ di verità l’ha detto quando ha parlato di rapina a mano armata, il problema è che la mano è la a sua e la rapina l’ha fatta lui 20 anni fa, i suoi Avvocati Previti, Pacifico e Acampora versavano 420 milioni in contanti al Giudice Vittorio Metta in cambio della sentenza comprata che annullata il lodo Mondadori e consegnava la Casa Editrici a Berlusconi fregandola a De Benedetti, quindi il rapinatore è Berlusconi, il rapinato è De Benedetti.

Privati corruttori e pubblici ladroni
C’è una sentenza definitiva in sede penale che condanna gli Avvocati corruttori e il giudice corrotto, Berlusconi tanto per cambiare ottenne l’impunità grazie alla concessione delle attenuanti generiche che dimezzarono i termini di prescrizione
Ma nella sua sentenza e in quelle sui suoi coimputati condannati, viene definito il privato corruttore nell’interesse del quale avvenne il mercimonio giudiziario, quindi se c’è una cosa definita ormai definitivamente, mi scuso per il gioco di parole, è proprio che la Mondadori l’ha scippata lui a De Benedetti e infatti l’anno scorso il Giudice Mesiano l’ha condannato in primo grado, lui è la Fininvest a restituire a De Benedetti 750 milioni di Euro in sede civile sapete che se uno è condannato a pagare, ne so qualcosa, deve farlo subito e se poi in appello la sentenza viene ribaltata o l’importo viene ridotto, ti fai dare indietro i soldi, invece per lui fu sospesa l’immediata esecutorietà della sentenza e quindi la Fininvest non ha dovuto scucire neanche un Euro, il problema è che poi lo dovrà fare se la condanna verrà confermata, magari anche con una piccola riduzione dell’importo in appello e la sentenza d’appello è attesa per il 4 maggio e quindi Berlusconi, come al solito, ha cercato in tutti i modi di intimidire, di minacciare i giudici della Corte d’Appello civile di Milano che da qui a qualche giorno faranno la sentenza di appello, perché è ovvio, immaginate cosa potrebbe succedere in borsa ai titoli del gruppo Berlusconi, se si sapesse che deve sborsare centinaia di milioni di Euro, se fosse così si tratterebbe semplicemente di un risarcimento riferito a uno scippo di 20 anni fa, lui tenta di buttarla in politica ma la politica non c’entra niente perché nel 1991, Berlusconi non era in politica, De Benedetti non era del PD perché non c’era neanche il PD, erano due imprenditori privati che si facevano la guerra e Berlusconi in questa guerra usava la frode.
Ma non si può inseguirlo, oggi per esempio è andato al processo Mediaset, ha fatto un po’ di show con queste immonde scene di tifoserie sotto il Tribunale di Milano, una cosa veramente ripugnante, tra l’altro segnalo a quelli che magari anche in buonafede continuano a andare sotto il Tribunale a manifestare contro Berlusconi, che lui non aspetta di meglio, le sue tifoserie dall’altra parte sono fatte a posta per attirare tifoserie contrarie, in modo da poter paralizzare i processi con una richiesta di rimessione a altra sede, a Brescia per legittimo sospetto in quanto si potrebbe sostenere che a Milano non c’è la serenità necessaria per giudicarlo, la Legge Cirami che ha ripristinato il legittimo sospetto nell’ordinamento italiano, è ancora in vigore, è stata varata nel 2002 e purtroppo il centro-sinistra non l’ha cancellata quando è andata al potere nel 2006 e quindi ancora oggi ci sono imputati che per perdere tempo, fanno istanza di legittimo sospetto e di rimessione del processo a altra sede per ragioni di ordine pubblico e se si continua a berciare sotto il Tribunale di Milano, sicuramente gli Avvocati di Berlusconi useranno anche questa arma per paralizzare e rinviare i processi alle calende greche, andrebbero lasciati soli questi tapini perlopiù precettati che vanno lì a manifestare in favore dell’imputato, ma oggi è andato a sproloquiare al processo Mediaset e ha parlato del processo Ruby, dicendo che lui pagava Ruby, questa è nuova e è anche bellissima, un colpo di scena, di teatro, lui pagava lui affinché lei non si prostituisse, infatti sapete che quando la fece “liberare” dalle grinfie della Questura di Milano spacciandola per la nipote di Mubarak, la fece affidare alla Minetti che appena uscita la affidò subito a una prostituita e questa naturalmente è la prova che lui voleva a tutti i costi sottrarla al marciapiede, infatti la Minetti la affidò a una prostituta e quindi fu un grosso salvataggio e lui continuò a darle dei soldi e lei continuò a andare a Arcore dove si tenevano i Bunga, Bunga, proprio perché lui voleva salvarla dalle grinfie di questi vecchi bavosi che volevano costringerla a prostituirsi e a fare i Bunga, Bunga.
Siamo ormai nella psichiatria, capite è un caso di dissociazione, credo che lo chiamerebbero così gli esperti, ma anche di proiezione, nel senso che lui accusa gli altri di quello che fa lui, sono patologie di una certa gravità, credo che se ne stiano cominciando a accorgere anche i suoi, visto che persino sui giornali a lui vicini si ipotizza che lui sia bollito, altro che bollito, bollito e malato come diceva già sua moglie, mentre raccontava anche che lui frequentava minorenni, ma non inseguiamolo nei suoi deliri, le case a Lampedusa, i campi da golf sulla Pietraia dell’isola più brulla che si ricordi, lasciamolo delirare, non possiamo farci il sangue marcio oltre misura.
Vediamo invece un tema che ha tirato fuori Il Fatto Quotidiano questa settimana con ben 3 scoop nello stesso giorno, venerdì e è l’eterno tema della cosca dei partiti che continuano a fare il bello e il cattivo tempo con i nostri soldi, sempre più soldi nostri vanno a finire di riffa o di raffa direttamente o indirettamente per la via piana o per la via tortuosa nelle tasche della casca, la prima notizia sono i voli di Stato che i nostri Ministri continuano impunemente a usare per i fatti loro, non per scopi istituzionali, ma per i fatti loro, ricorderete che nel 2007, se non erro, fu grazie a uno scoop de L’Espresso si scoprì che i Ministri Mastella e Rutelli avevano preso l’aereo di Stato per andare a Gran Premio di Monza e giustamente anche perché c’erano delegazioni con familiari etc., si gridò allo scandalo, non è che uno scandalo annulla l’altro, quindi quello era uno scandalo, anche se magari non penalmente rilevante.
Tant’è che il Governo Prodi, varò dopo quello scandalo una circolare che disciplinava i voli di Stato e li restringeva soltanto alle 4 massime cariche dello Stato: Presidente della Repubblica, Presidente della Camera e del Senato, Presidente del Consiglio, se non erro, esclusivamente quando si muovevano per scopi istituzionali e poi ogni altra figura diversa dalle 4 cariche dello Stato, avrebbe potuto prendere un volo di Stato, soltanto in casi eccezionalissimi che venivano comunque disciplinati da quella circolare, infatti ci fu un crollo delle spese per i voli di Stato, dopo vediamo le cifre.
Adesso nel 2008, quando Berlusconi è tornato, è subito esploso lo scandalo dei voli tra Ciampino e Olbia, era una specie di navetta, di ponte aereo per trasportare lui le sue ragazze, Apicella, ballerine, cantanti, alcune mignotte anche, e allora allargò di nuovo le maglie con una nuova circolare Palazzo Chigi che consentiva praticamente, metteva le ali blu a tutti quelli che gli pare a lui e è ricominciato il giochino a spese nostre.
L’altro giorno abbiamo beccato, grazie a Gianni Barbacetto il Ministro La Russa volare da Roma a Milano e ritorno per una missione istituzionale di altissima delicatezza, la partita Inter – Shalke 04, finita tra l’altro tragicamente per lui e per gli interisti, abbiamo dato anche gli estremi del volo, ha preso da Roma alle 18,30, quindi tutto proprio sul filo del rasoio un P180 dell’arma dei Carabinieri, è arrivato giusto, giusto allo Stadio Meazza per la partita, presa la scoppola ha ripreso un altro aereo, stavolta dell’Aeronautica militare un MM62210 e è rientrato felicemente a Roma per la notte.
Il Movimento Cinque Stelle ha denunciato a Cuneo un caso quasi analogo e cioè l’avanti e indietro del Ministro Calderoli all’aeroporto di Levaldigi, quello di Cuneo, cosa ci fa Calderoli bergamasco a Cuneo? A Cuneo c’è la sua fidanzata, la sua compagna, Gianna Gancia che naturalmente è Presidente della Provincia di Cuneo e lui fa la spola ogni tanto tra Roma e Cuneo per un ricongiungimento familiare, il problema è che lo fa, pare secondo questa denuncia del Movimento Cinque Stelle a spese nostre, lui sarebbe il Ministro della semplificazione, oltre che naturalmente il Ministro della Lega che combatte contro Roma ladrona e i privilegi della casta, invece per esempio il Movimento Cinque Stelle ha scoperto che il 19 gennaio mattina all’aeroporto di Cuneo è atterrato un volo di Stato con a bordo il Ministro Calderoli, il sobrio Ministro Calderoli, il tagliatore di leggi e di sprechi e poi 3 ore dopo, una cosa veloce, rapidissima, svelta, è rientrato nella capitale, ci sono interrogazioni parlamentari, adesso vedremo come risponderanno alla notizia che abbiamo pubblicato, Calderoli non si è neanche degnato di dare una risposta, mentre invece La Russa ha risposto, ha risposto così: capisco che ogni cosa faccia io sia sotto i riflettori, ma state tranquilli che i miei comportamenti da questo punto di vista sono irreprensibili, l’interrogazione parlamentare, ne ha fatta una l’Italia dei Valori, avrà la risposta che merita anche perché basta verificare, il giorno della partita tornavo dall’Afghanistan con voli programmati da tempo Roma – Milano, inoltre per qualunque movimento io faccia, a prescindere da questo caso, motivi di sicurezza mi impongono anche contro la mia volontà di non usare voli di linea, è costretto a prendere il volo di Stato per andare a Milano a spese nostre e vedere la partita, è costretto, vorrebbe tanto prendere un volo di linea anche perché sapete che i Ministri viaggiano gratis sui voli di linea e sui treni in Italia, però non li prendono e prendono i voli di Stato e sono costretti, dice La Russa, per motivi di sicurezza, perché naturalmente se sale su un aereo normale, evidentemente la gente gli mette le mani addosso, credo non sia mai capitato ma comunque proprio per evitare questo rischio teorico, loro si sono costretti da soli, perché la circolare l’hanno fatta loro, si sono auto costretti a volare con volo ad hoc, con volo militare che non è un volo militare previsto sulle rotte, è un volo militare che parte quando glielo dicono loro, arriva quando glielo dicono loro e poi riparte quando glielo dicono loro e ritorna quando glielo dicono loro, quindi è un volo ad personam, non è un volo che volerebbe lo stesso, è un volo che vola perché loro glielo chiedono e dicono: “siamo costretti”.


Ladroni televisivi e ladroni di partito
Terza notizia di casta, data da Il Fatto Quotidiano, il nuovo programma di Vittorio Sgarbi.Quest’ultimo è Sindaco di Salemi, è Sovrintendente, addirittura ha l’incarico del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, sapete che è stato definitivamente condannato per truffa ai danni dello Stato, dei beni culturali perché quando lavorava una volta a quella Sovrintendenza, credo per quasi due anni, si sia presentato al lavoro un paio di giorni, era sempre in malattia, poi si è scoperto che i certificati medici erano farlocchi, tant’è che mentre era malato per la Sovrintendenza, faceva quotidianamente Sgarbi Quotidiani su Canale 5, quindi era malato per lavorare alla Sovrintendenza, ma non per lavorare in televisione, quindi avendo truffato il Ministero dei beni culturali ha avuto un posto di prestigio nei beni culturali e proprio a Venezia, proprio hanno preso l’uomo giusto e l’hanno messo al posto giusto per valorizzare le sue competenze anche specifiche su quel territorio, quindi un signore che fa il Sindaco a Salemi, fa il Sovrintendente quindi per conto del Governo, dello Stato italiano, condurrà un programma, è leader di un movimento politico che porta il suo nome, per la RAI, programma per la RAI che non sappiamo quanti soldi porterà di introiti alla RAI, sappiamo però quanti ne toglierà, solo per lui è previsto un contratto, tenetevi forte, da 200 mila Euro a puntata, sapete che si è molto discusso sul fatto che conduttori sgraditi al governo guadagnano e guadagnano anche bene, Santoro credo 600 mila Euro all’anno lordi, la Gabanelli 150 mila Euro all’anno, Sgarbi guadagnerà in una puntata più di quello che guadagna Milena Gabanelli in un anno e quante puntate fa la Gabanelli in un anno? Di solito fa 3 serie da 8 puntate, quindi fa almeno una ventina di puntate di Reporter, bene Sgarbi per una puntata guadagnerà più di quello che guadagna Milena per 20 e di puntate Sgarbi ne farà 5, quindi per 5 puntate il sabato sera in prima serata, porterà a casa un milione di Euro e in più dice che però regalerà gratis alla RAI 60 ospitate all’anno in altri programmi, quindi ce lo dobbiamo cucciare pure per 60 volte in altri programmi sparsi, compresi in questo megacontrattone che gli fanno, naturalmente il programma poi non prevede che si paghi lui perché è un programmone che dura due ore e mezzo e quindi costerà, voglio essere preciso perché stiamo parlando del servizio pubblico, 8 milioni di Euro per 5 puntate, è una bella cifretta se ci aggiungete quello che ci costano altri programmoni come quello di Giuliano Ferrara per esempio che sta precipitando negli ascolti o quello che ci costa Minzolini, non solo con il suo stipendio ma anche poi, sapete che c’è questa carta di credito semovente, una carta di credito che vive di vita propria nel senso che magari lui risulta presente in RAI a Roma e la carta di credito striscia a Dubai, mi pare, a Marrakech, la carta di credito si muove a prescindere da Minzolini, questo è quello che risulta, adesso c’è un’indagine della Procura di Roma, un’indagine della Corte dei Conti, anche questo cos’è? Se non un modo per far pagare ai cittadini italiani alcuni trombettieri di Berlusconi che si è stufato evidentemente di pagarli nelle sue reti e nei suoi giornali, anche perché poi dovevano risarcire i danni alle persone che diffamavano, allora cosa si fa? Li si fa pagare ai cittadini italiani, tramite la RAI, la “concorrenza”.
Dicevamo della casta, non è mica finita perché questa settimana, domani, va in discussione alla Commissione affari costituzionali della Camera, una vecchia proposta di legge che alla chetichella, sapete che in Parlamento vengono presentate montagne di proposte di legge, poi il Parlamento è quasi sempre chiuso, quindi raramente vengono poi discusse, le si presenta soprattutto per far vedere di esistere, ci sono questi parlamentari, questi peones che ogni tanto devono dare spiegazioni anche in famiglia su cosa fanno a Roma, visto che non risulta che facciano mai nulla, allora ogni tanto presentano una proposta di legge possibilmente originale, in modo da andare sui giornali, poi fortunatamente il Parlamento è chiuso, quindi fa pochi danni e quando apre è solo per ratificare i decreti del governo, quindi praticamente il Parlamento non esiste più.
Purtroppo invece questa che sembrava una boutade di alcuni peones dei vari partiti, perché è una proposta firmata congiuntamente dai rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari presenti in Parlamento, invece questa, guarda un po’, va in discussione domani e perché? Perché prevede il più che raddoppio dei già enormi finanziamenti pubblici che i partiti incassano ogni anno, ho usato il termine “finanziamenti pubblici” apposta, perché? Perché loro quando li hanno reintrodotti in barba al referendum del 1993 che li aveva aboliti, gli hanno cambiato il nome, sapete che li hanno chiamati rimborsi elettorali e poi li hanno quantificati in una cifra talmente enorme che praticamente ogni anno copre più del doppio di quello che i partiti spendono per le elezioni nazionali, comunali, regionali, provinciali, circoscrizionali e europee, per quanto spendano non riescono a coprire neanche la metà di quello che incassano, questo è quello che ha denunciato la Corte dei Conti l’anno scorso in una famosa relazione di fine anno.
Adesso non bastando ancora il fatto che già si intascano il doppio di quello che spendono per le spese elettorali, visto che la legge dice che quelli sono rimborsi per le spese elettorali, vogliono raddoppiare ulteriormente, non è che lo fanno dicendo “raddoppiamo il finanziamento pubblico che abbiamo camuffato dal rimborso elettorale” no, si sono inventati un altro escamotage, una roba proprio da gioco delle tre carte alla napoletana.
I partiti avranno delle fondazioni culturali, non una per partito tra l’altro, in ciascun partito ci possono essere varie fondazioni, certo c’è la fondazione di D’Alema, di questo, di quell’altro, di Bersani, dall’altra parte la Fondazione di... ci sarà anche una fondazione di Stracquadanio, volete che non ci sia una fondazione culturale di Stracquadanio questo pozzo di scienza che avete visto all’opera l’altra sera a Anno Zero, questo autodidatta del diritto costituzionale, ciascuno avrà le sue fondazioni e le fondazioni chi le paga? Noi! La norma è furbetta, la norma non si chiama “finanziamo i partiti con la scusa delle fondazioni” altrimenti capirebbero tutti, si chiama “disciplina dei partiti politici in attuazione dell’Art. 49 della Costituzione e delle fondazioni politico – culturali” ci infilano sempre che loro devono attuare la costituzione, pensate, la costituzione entra in vigore nel 1948, siamo nel 2011 e loro si ricordano che devono attuare l’Art. 49 della Costituzione, dove naturalmente non c’è scritto niente di quello che loro fanno, anzi nella Costituzione ci sarebbe scritto che quando si fanno i referendum, poi la volontà degli elettori deve essere rispettata, invece se ne fottono! Cosa fanno attuando etc.? Regalano a queste fondazioni per ora fantomatiche ma vedrete che prolifereranno come nelle conigliere, 185 milioni di Euro all’anno, oggi i partiti si acchiappano 170 milioni all’anno per “rimborsare” le spese elettorali delle varie elezioni locali, nazionali e europee, lo fanno ogni anno per 5 anni, anche se la legislatura dura un anno, anche se la legislatura finisce dopo uno, due, tre, quattro anni, anticipatamente, i partiti prendono i soldi come se durassero 5 anni, quindi ci sono degli anni in cui prendono il finanziamento per la vecchia legislatura e il finanziamento per la nuova legislatura, per loro i quinquenni durano anche solo due anni, però costano come i quinquenni, come con 5 anni.
Quindi ogni anno beccano 170 milioni di Euro e dato che la scorsa legislatura iniziata nel 2006 e finita nel 2008 avrebbe dovuto naturalmente concludersi nel 2011, nel 2008 quando è iniziata quella nuova, nel 2009 e nel 2010 anche in questo 2011 i partiti beccano il doppio, perché? Perché solo quest’anno si conclude ufficialmente la legislatura iniziata nel 2006, però c’è anche in corso quella iniziata nel 2008, quindi già beccano 170 +170 all’anno, negli anni buoni, puliti, ne beccano 170, adesso con questa norma, se passa domani in Commissione e poi in aula e il Senato la conferma, prenderebbero altri 185 milioni di Euro all’anno camuffati da finanziamenti alle fondazioni.
Vi dicevo che ci sono peones tra i firmatari di questa legge, li citiamo a futura memoria: per l’Udc Savino Pezzotta, l’ex sindacalista, per i responsabili tale D’Anna, per l’Idv tale Di Stanislao, per i transfughi dei finiani che non sono andati dei responsabili che stanno nel gruppo misto, Luca Barbareschi che però quando ha fatto questa proposta stava in Futuro e libertà, e poi ci sono 5 deputati del Pdl e diversi deputati del PD, tra i quali l’unico molto conosciuto è Ugo Sposetti, Ugo Sposetti era il tesoriere dei DS, era nel senso che i DS non ci sono più perché sono confluiti nel PD, ma lui continua a fare il tesoriere dei DS, perché i DS non hanno mica conferito il loro patrimonio dentro il PD, no, il patrimonio immobiliare l’hanno infilato in una fondazione che è tutt’ora custodita da Sposetti che si guarda bene dal mettere i beni in comune con gli ex della Margherita che hanno dato vita insieme al PD, perché non si sa mai! Si sono tenuti le case, ciascuno per conto suo, quindi è un grande cultore delle fondazioni, Sposetti dice che del referendum chi se ne frega, anzi se non arrivano soldi ai partiti vincerà sempre Berlusconi, supersonica cazzata visto che Berlusconi quando c’era Prodi ha perso due volte su due e Berlusconi aveva sicuramente molti più soldi del centro-sinistra e poi dato che non sa più a che santo votarsi, dice che il suo modello è la Germania, che si fa così anche in Germania.


Le vittime alzano la voce
In attesa di vedere se i partiti confermano di essere d’accordo con i loro rappresentanti, sicuramente il PD è sempre stato favorevole alla truffa dei rimborsi elettorali, il Pdl non parliamone, l’Udc non parliamone, è stupefacente che ci sia uno dell’Idv, bisognerà vedere e lo potrà fare soltanto Di Pietro o il capogruppo Donadi se è l’iniziativa isolata di un avventizio o se invece hanno cambiato posizione.Perché invece loro avevano sempre votato contro qualsiasi tipo di aumento dei finanziamenti più o meno camuffati, ma in attesa di capire se tutti i partiti, i cui rappresentanti hanno firmato questa proposta la condividono e la portano avanti, è interessante sapere se è vero o non è vero che questa legge ci adegua al modello tedesco, naturalmente non è vero, non è vero primo perché in Germania non c’è stato nessun referendum che abbia abolito il finanziamento pubblico dei partiti, quindi in Germania non hanno vincoli, in secondo luogo i partiti in Germania sono rigidamente disciplinati per quanto riguarda l’uso dei finanziamenti che ricevono i partiti, se un partito presenta bilanci discutibili o si dimentica di registrare a bilancio anche un contributo di un cioccolatino, ci sono sanzioni durissime che arrivano addirittura all’esclusione di quel partito dall’accesso ai finanziamenti pubblici, c’era un partito neonazista in Germania, è fallito perché? Perché le sanzioni dovute al fatto che aveva presentato bilanci allegri, l’hanno affamato, ha smesso di ricevere finanziamenti pubblici per due o tre anni e è fallito questo partito e la stessa cosa può succedere in Germania quando all’interno dei partiti non si rispettano le regole democratiche di selezione della classe dirigente e delle candidature, quindi ti do i finanziamenti pubblici, se sei un partito che rispetta le regole al suo interno e che presenta bilanci trasparenti, se non fai tutto questo non prendi i soldi e chiudi, anche se la gente ti voterebbe, chiudi!
In terzo luogo, lo fa notare Stella, il sistema tedesco prevede intanto che i partiti debbano finanziarsi con i contributi dei loro elettori, sottoscrizioni, Obama è stato eletto solo con i contributi privati della gente, non i contributi dei miliardari, non è mica necessario rivolgersi ai miliardari, puoi anche rivolgerti alla gente normale, alla gente comune e chiedere mandami un Euro, mandami due Euro, mandami 5 Euro con il sistema degli sms, si può fare di tutto per farlo naturalmente bisogna essere popolari, amati dalla gente, bisogna suscitare delle speranze nella gente, bisogna presentare delle idee nuove che interessino la gente e la gente dice: bene, lo sostengo, ho pochi soldi? Gli do 10 Euro, 5 Euro, 20 Euro, 100 Euro e la somma di tanti piccoli contributi fa il grande fondo che ha consentito a Obama di essere eletto contro chi evidentemente rappresentava ben altre lobby, in Germania è la stessa cosa, ci sono molti contributi privati, anche piccoli, ma numerosi, quindi enormi, ai partiti, tant’è, scrive Stella, che e questo lo dice addirittura un dossier che ha fatto la nostra Camera, comparando i sistemi di finanziamento dei partiti nei vari paesi d’Europa, in Germania le fondazioni fanno assegnamento su risorse proprie e perseguono finalità specifiche estranee al diretto confronto politico e comunque vale la regola che ogni partito non può ricevere finanziamenti pubblici superiori a quelli privati, ecco perché è importante essere molto popolari, molto amati dai propri elettori e ricevere contributi dai propri elettori, perché se non ricevi soldi dai tuoi elettori che non ti vogliono mantenere, ti vogliono morto, tu non puoi avere neanche fondi pubblici, tu hai diritto di sopravvivere in quanto sei sostenuto dalla tua base, allora puoi anche chiedere contributi allo Stato, ecco perché è importante avere presente quello che succede negli altri paesi, perché è facilissimo farsi prendere in giro da questi signori che dicono: Germania, uno dice chi lo sa cosa succede in Germania, succede questo, se la gente non ti vuole e non ti finanzia, tu non puoi mettere le mani neanche su un Euro dello Stato e se anche alla fine riesci a prendere dei finanziamenti pubblici, devi stare molto attento nella gestione del tuo partito, finanziaria e di democrazia interna, perché i soldi come ti arrivano, ti possono essere tolti e ti ficcano delle multe tali che puoi fallire, ecco cosa succede in Germania!
Noi in Italia facciamo a modo nostro, referendum, abolito il finanziamento dei partiti, ritorna cacciato dalla porta dalla finestra, travestito da rimborso elettorale, il rimborso elettorale viene continuamente aumentato di valore, poi si stabilisce nel 2002, addirittura il suo raddoppio, poi nel 2006 si decide come vi spiegavo prima, che il rimborso continua a arrivare anche se la legislatura è finita, e nel frattempo ne è cominciata un’altra così arriva doppio, poi arriva anche negli anni in cui non ci sono elezioni, perché è un forfait e adesso altro raddoppio, arriviamo quasi a 350 milioni l’anno, il che significa, moltiplicate per i 5 anni di una legislatura, una cosa mostruosa, 1.400.000.000, più altri 350, sfioriamo i 2 miliardi di Euro a legislatura, per mantenere i partiti che non dovrebbero prendere un soldo, vi rendete conto di cosa stiamo parlando? Vi rendete conto del fatto che la scuola avrà nei prossimi 4/5 anni tagli per 7/8 miliardi, stiamo parlando dello stesso periodo di 1/3 dei tagli alla scuola, i fondi ai partiti, il Fus (fondo unico per lo spettacolo) erano poche centinaia di milioni, che con i tagli viene affamato anche se adesso hanno recuperato qualcosa aumentando un po’ le accise del benzina, questo è l’importo, stiamo parlando di 1/10 della manovra anticrisi da 20 e passa miliardi che naturalmente non tiene conto di tutti gli altri costi della casta.
Stella calcola, secondo un dossier della U.I.L., che ormai in Italia le persone che dipendono direttamente o indirettamente dalla politica, dai contrattini clientelari fatti dai politici fino ai costi naturalmente dei Ministeri, della Camera, del Senato, di Palazzo Chigi, del Quirinale, delle Province, delle Regioni, dei comuni, delle circoscrizioni e delle Comunità Montane in tutto 1.300.000 italiani che vivono direttamente o indirettamente di politica, le municipalizzate, la società miste etc. e costano 18 miliardi all’anno, se poi ci aggiungete pure 2 miliardi a quinquennio dei partiti e poi le auto blu e poi i voli di Stato, stiamo parlando di cifre enormi che veramente incidono sulle tasche dei cittadini, non stiamo parlando di poca roba, stiamo parlando di cifre spaventose, quando uscì il libro “La Casta” 4/5 anni fa, tutti vi ricordate: riduciamo, tagliamo, facciamo, tant’è che l’anno scorso preparando i conti di quest’anno il Ministro Tremonti aveva stabilito addirittura di tagliare del 50% i rimborsi ai partiti, di dimezzarli, visto che erano il doppio rispetto al fabbisogno, secondo la Corte dei Conti, poi quel 50 è diventato il 10, ma non subito, mentre gli stipendi pubblici venivano e sono stati ridotti e bloccati da subito, i fondi ai partiti cominceranno a essere tagliati del 10% nel 2013, cioè nella prossima legislatura! Questi parlamentari tagliano i fondi a quelli della prossima legislatura, mica a sé stessi, non possono mica tagliarsi i fondi da soli, sarebbe conflitto di interessi, sarebbe una legge ad personam e loro sono contrari alle leggi ad personam!
Intanto abbiamo parlato di aerei blu, oggi volano a spese nostre su aerei ad personam i politici, per un totale annuo di 97 ore e 15 minuti, con un aumento del 23% rispetto al 2005 che fu un anno record quando si volava 78 ore e 50 minuti all’anno, naturalmente non tutti i membri del governo insieme, ogni membro del governo, ogni anno, vola un centinaio di ore a spese nostre e La Russa ci dice che è costretto, costretto da una norma fatta dal suo stesso governo e votata anche da lui!
La bellezza di tutto ciò che è naturalmente una serie infinita di notizie pessime, è che le vittime cominciano a fare capolino, grazie a alcuni giornali tra cui il nostro, che stanno informando sulle conseguenze della cosiddetta prescrizione breve, processo breve, il processo muore, la prescrizione scatta addirittura prima come abbiamo spiegato lunedì scorso, grazie anche a Passaparola, grazie a tutti quelli che fanno circolare le notizie sulle conseguenze di questa portata che è fatta esclusivamente per far prescrivere il processo Mills prima che arrivi alla sentenza di primo grado, si è saputo che questa legge manderà immediatamente in prescrizione il processo di Calciopoli a Napoli, il processo per il Doping alle Olimpiadi e per la morte di un bambino a Torino, i doganieri corrotti insieme a politici e imprenditori a Genova, processi per corruzione e bancarotta a Bologna, il processo Parmalat e Antonveneta e Hdc che interessa anche a Confalonieri a Milano, i casi Cirio e Bnl a Roma con imputati Fazio e Ricucci e Fiorani, i processi alla Sicilcassa e alla Fincantieri per l’amianto e tutte le malattie connesse a Palermo, a Firenze lo scontro ferroviario di Viareggio del 2009 dove morirono 32 persone, ci sono 32 indagati tra cui il N. 1 delle Ferrovie dello Stato Moretti, a Bari le inchieste su Fitto e Tarantini e tanti altri processi, i più clamorosi naturalmente sono Parmalat, dove ci sono coinvolte tutte le banche che andranno in prescrizione, sono Viareggio per lo shock che suscitò quella strage, 15 mila in tutto i processi che tac, immediatamente dopo l’approvazione della prescrizione breve si prescriverebbero e cosa c’è di bello?


C’è che i familiari delle vittime dei reati si stanno organizzando per manifestare davanti ai palazzi, questa è la cosa positiva, finalmente in un paese dove da anni la politica tenta di mettere le mani sulla Magistratura e poi ci racconta che c’è una guerra tra la politica e magistratura, finalmente emerge il terzo incomodo, la vittima della politica e la vittima dei reati che è la stessa persona, la vittima del reato è anche vittima della politica che fa di tutto affinché i processi non arrivino a dare giustizia e quindi la comparsa della figura delle vittime sulla scena della politica, secondo me è la vera novità che probabilmente o costringerà il governo a tornare indietro su questa ennesima portata, o potrebbe dare coraggio alle opposizioni perché si oppongono e al Capo del Stato perché non firmi almeno una, sarebbe la prima legge ad personam pro Berlusconi e soprattutto in alternativa se si andrà avanti anche con questa ultima porcata, la comparsa delle vittime potrebbe diventare veramente la tomba di coloro che continuano a usare il Parlamento come una sartoria per abiti su misura, proprio perché non c’è più soltanto da una parte i politici e dall’altra la Magistratura, ma questa volta ci sono le vittime e quando si incazzano le vittime, credo che tutti lor signori naturalmente dovrebbero preoccuparsi e noi naturalmente stare dalla parte delle vittime, passate parola!