Friday, April 8, 2011

Ferrara, si contenga: una balla alla volta

Carta canta - l'Espresso, 8 aprile 2011

Del mesto ritorno in tv di Giuliano Ferrara con “Qui Radio Londra” s’è parlato finora per i compensi (3 mila euro a puntata) inversamente proporzionali agli ascolti (10 punti sotto il già smunto Tg1). Ma non per i contenuti. Che, oltre a coincidere mirabilmente con gli interessi di Silvio Berlusconi, costituiscono una mirabile collezione di balle. Non c’è puntata della triste e trista rubrica che non contenga due o tre frottole di dimensioni direttamente proporzionali a quelle del conduttore. Piccola Top Five antologica delle prime tre settimane di servizietto pubblico.

1) “Spregevoli pm vogliono trasformare in bordello le cene private di Arcore e in prostitute Ruby e altre ragazze”. Falso. Ai pm non è mai venuto in mente di ipotizzare un giro di squillo ad Arcore (non a cena, ma dopo cena), finchè non l’hanno sentito raccontare dalle stesse protagoniste. Nicole Minetti al telefono con un’amica: “Ti volevo briffare... Ci sono varie tipologie di persone. C’è la zoccola, c’è la sudamericana che non parla italiano, c’è quella un po’ seria, c’è la via di mezzo tipo Barbara e poi ci sono io che faccio quel che faccio”. Allegri conversari fra Papi-girls: “Che cazzo di troie che siete… Io sono un puttanone di strada… Sono puttana dentro, non c'è niente da fare,mi viene da dentro, non ce la faccio…Anch’io sono zoccola forse un po' di più”. Dalla rubrica telefonica di Michelle, che ospitava Ruby in casa: “Ruby-troia” (segue numero di cellulare).

2) ”Guardate queste foto: è Berlusconi con delle ragazze in braccio che si diverte nella sua casa al mare. Bene, queste foto non sono rubate: sono state scattate da fotografi autorizzati e poi date ai grandi giornali popolari. Berlusconi è fatto così. Falso: quelle foto le scattò Antonello Zappadu, subito denunciato da Berlusconi tramite Ghedini al Garante (che ne ha vietato la ripubblicazione) e alla magistratura insieme al direttore di “Oggi”, Pino Belleri, da tre anni imputato per ricettazione e indebita intromissione nella privacy del premier.

3) “D’Alema ha detto che l’Italia necessita di altri 30 milioni di immigrati. Non gli sembra di esagerare?”.Infatti D’Alema, come risulta dal video su Youdem e dalle agenzie di stampa, citava le statistiche europee secondo cui non l’Italia, ma “l’Europa nei prossimi 15 anni, per mantenere l’attuale rapporto popolazione attiva-pensionati, avrà bisogno di 30 milioni di immigrati”.

4) ”La legge che cancella il processo Mills (prescrizione breve, ndr) si deve fare perché la maggioranza eletta dal popolo non vuol essere spodestata da quel processo”. Il processo Mills parte nel 2005, tre anni prima del terzo governo Berlusconi (2008). Se la maggioranza eletta dal popolo non voleva subirne le conseguenze, non aveva che da mandare a Palazzo Chigi un altro suo esponente, possibilmente non imputato. In ogni caso un’eventuale condanna di primo grado non comporterebbe le dimissioni del premier né lo priverebbe della maggioranza. E, com’è noto, la prescrizione scatterà prima della sentenza definitiva, mentre gli altri processi si chiuderanno in Cassazione ben oltre la fine della legislatura (2013).

5) “La nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati (che stravolge la 117/88 per consentire di denunciarli direttamente in caso di errore, senza più la mediazione dello Stato, ndr) ce la impone una sentenza della Corte di Giustizia europea”. Falso: come ricorda Giancarlo De Cataldo, “gli organismi consultivi del Consiglio d’Europa, a partire dalla Carta di Strasburgo del ‘98, raccomandano a tutti gli Stati membri di evitare la citazione diretta in giudizio del magistrato”. E la sentenza europea di cui straparla Ferrara “tratta della responsabilità per violazione del diritto comunitario non del singolo, ma dello Stato”. Chi lo dice? Lo stesso governo Berlusconi, rispondendo in Parlamento a un’interrogazione il 20 novembre 2008: ‘La legge 117/88 non è in contrasto con la decisione della Corte di Giustizia”.

Qualcuno sui blog si appella all’Ordine dei giornalisti e invoca il Codice Etico della Rai (“informazione obiettiva, imparziale, corretta e leale). Ma basterebbe molto meno. Tipo chiedere a Ferrara di contenersi un po’. Una balla a puntata, non di più.

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