Tuesday, July 26, 2011

Marina Berlusconi contro Travaglio “Verso di me troppi attacchi del Fatto”

Il Fatto Quotidiano, 26 luglio 2011


Niente da fare. Troppi gli attacchi de Il Fatto Quotidiano. Troppi e, a dire dell’interessate, svirgolati e violenti. E l’interessata è Marina Berlusconi che dalle colonne del settimanale Oggi - in edicola domani – annuncia una battaglia legale contro Marco Travaglio. Perché “ben venga la critica: puoi anche non condividerla, ma spesso è un buono spunto per riflettere”. Ma “nel caso del Fatto Quotidiano, però, il termine critiche non mi pare il più appropriato. Tanto è vero che gli avvocati stanno preparando la mia prima azione giudiziaria nei confronti di Marco Travaglio”.

Il presidente di Mondadori quindi chiarisce. “Sarà solo l’inizio perché temo che altre ne dovranno seguire: non è possibile che si insultino e diffamino impunemente persone e aziende”. Quindi prosegue: “Non mi considero una persona aggressiva”, ma “di fronte a certi attacchi, a certe ingiustizie clamorose, la difesa non mi pare sia stata aggressiva, ma determinata e decisa. Non poteva essere altrimenti, e continuerò così. Il problema non è l’aggressività di una reazione, ma è l’aggressione – conclude Marina Berlusconi – a cui siamo continuamente sottoposti”.

Monday, July 25, 2011

PD, terremoto in diretta


Testo:

Buongiorno a tutti, ci siamo arrivati come ci siamo detti per anni e cioè al tracollo ormai visibile anche della Seconda Repubblica che muore dello stesso virus che si era portato via la prima: l’illegalità, la corruzione e le collusioni con il malaffare finanziario e mafioso e curioso che quelle forze dell’ ordine che dovrebbero essere mandate a rastrellare il Parlamento colmo di inquisiti e di condannati, vengano mandate invece a picchiare la gente che si oppone alla costruzione di una di delle grandi opere che forse è l’ultimo cascame degli anni 80, della stagione delle opere faraoniche dello sperpero di denaro pubblico e della corruzione sottostante che è il Tav Torino – Lione.

Il Parlamento è peggio del Paese
Si è sempre detto in questi anni, noi abbiamo sempre contrastato questa scemenza che il Parlamento è lo specchio del paese.
Abbiamo fatto dei libri, io insieme a altri colleghi come Peter Gomez, Gianni Barbacetto, Marco Lillo in cui si raccontava che in Parlamento ci sono fissi ormai da 3, 4 legislature un centinaio tra imputati e indagati e dai 20 ai 30 condannati definitivi, il che significa che in Parlamento c’è un parlamentare su 10 che ha seri guai con la giustizia, se il Parlamento fosse lo specchio del paese, significherebbe che su 60 milioni di abitanti, 6 milioni di abitanti sono sottoprocesso o sono già stati condannati, una cosa semplicemente impensabile, quindi il Parlamento non è lo specchio del paese, il Parlamento è molto peggio del paese, anche se il paese non scherza! Vedete con quali arzigogoli in questi giorni si cerca di giustificare quello che sta accadendo, questa escalation, questa accelerazione di indagini su tangenti, mafie, appalti truccati, si cerca di raccontare la vicenda a prescindere dalle tangenti perché questo è il modo che si è usato per raccontare anche la storia di Tangentopoli dopo qualche mese dall’entrata al governo di Berlusconi nel 1994, si cominciò a dire che Tangentopoli non era scoppiata perché i politici rubavano, ma perché i magistrati avevano dichiarato guerra ai politici e sono più o meno 20 anni che ci raccontano questa favoletta della guerra tra politica e magistratura, per non dover ammettere che le indagini sui politici che rubano e che mafiano nascono perché ci sono molti politici che rubano e che mafiano e sono molti di più i politici che rubano e che mafiano rispetto a quelli che vengono indagati, perché ovviamente su reati nati da associazioni per delinquere così omertose e così impenetrabili quali sono sia il sistema della corruzione, sia il sistema delle mafie, è molto difficile scoprire le prove, scoprire le notizie di reato, sapete bene che i reati si dividono tra quelli a copertura totale e quelli a copertura parziale, quelli a copertura totale sono quelli che non si possono nascondere, gli omicidi sono tanti quanti gli omicidi che conosciamo sono tanti quanti quelli che vengono commessi, le rapine che vengono commesse le conosciamo tutte, i furti d’auto li conosciamo tutti, i furti in appartamento li conosciamo tutti, perché? Perché ovviamente la gente per le assicurazioni va a denunciare questi furti subiti, esattamente come gli omicidi ovviamente non possono passare inosservati, mentre invece la corruzione e i rapporti dei politici con la mafia, sono reati invisibili, quindi o parla chi li ha commessi, o parlano i complici di quelli che li hanno commessi, oppure è impossibile scoprirli, eco perché in quei casi occorrono i pentiti cioè i complici che collaborano con la giustizia e parlano oppure le intercettazioni che fanno parlare la gente senza che la gente sappia di essere ascoltata e è proprio per questo che in questi 20 anni, invece di colpire la corruzione e i rapporti di collusione tra mafia e politica, si è tentato in tutti i modi di colpire i due principali strumenti con i quali i magistrati andavano a scoprire questi reati invisibili.
Da un lato si sono colpiti i pentiti con la riforma Fassino – Napolitano che praticamente li ha aboliti per legge, rendendo non più conveniente per un mafioso collaborare con la giustizia, togliendo un sacco di benefici, obbligando i mafiosi che collaborano a raccontare tutto entro 6 mesi, dopodiché qualunque cosa dicono non vale più, lo stesso si è fatto per i “pentiti” dei reati di tangentopoli quando con la riforma dell’Art. 513 del Codice di Procedura Penale, altra porcheria votata dal centro-sinistra quando era maggioranza con la complicità del centro-destra, poi dichiarata incostituzionale e poi addirittura trasformata in legge costituzionale e infilata all’Art. 111 della Costituzione si è stabilito che quando io, complice di una tangente accuso l’altro mio complice, devo ripetere la stessa cosa non basta che la dica davanti al PM, la devo ripetere davanti alle Tribunale e se non la vado a ripetere, non è che mi possono obbligare a ripeterla, semplicemente se non la vado a ripetere, la persona che ho accusato viene assolta per insufficienza di prove perché quello che ho detto davanti al PM, sia che sia vero, sia che sia falso, viene cestinato, non può più essere preso in considerazione dal giudice.
Così hanno tappato la bocca ai complici che avrebbero potuto accusarli, dopodiché hanno cominciato una tale campagna contro le intercettazioni, per cui adesso si è creato un clima politico bipartisan per il quale non solo a destra, ma anche a sinistra si sostiene quasi unanimemente che le intercettazioni devono essere limitate, devono essere ridotte, devono essere ridimensionate, anche se le usiamo in casi semplicemente eccezionali, basti pensare che le persone intercettate in Italia ogni anno sono 6 mila, su 60 milioni di abitanti, lo 0,001%, ancora l’altro giorno il Capo dello Stato in base a non si sa quali dati, sosteneva che bisogna ridurre le intercettazioni, limitarle ai minimi casi indispensabili, il che peraltro è già previsto dalla legge anche se lui probabilmente non lo sa.
Eppure casi di corruzione e di mafiosità sono talmente numerosi, massicci e evidenti che nonostante il continuo tagliare le unghie, le mani, le dita e le braccia ai magistrati, ancora i magistrati ne scoprono un sacco di questi casi, evidentemente perché la forza della realtà è tale che fa saltare tutti i coperchi che sono stati messi in questi anni non sulla corruzione, ma sulle indagini che riguardano la corruzione e quindi lo spettacolo è quello che abbiamo sotto gli occhi, ogni giorno ormai c’è un arresto per quelli che si possono arrestare o una richiesta di arresto per gli intoccabili che senza autorizzazione del Parlamento non si possono arrestare. L’altro giorno nella stessa giornata si è votato alla Camera, pro o contro la richiesta di poter eseguire l’arresto nei confronti dell’On. Alfonso Papa e al Senato si è votato sulla richiesta del G.I.P. di Bari di poter eseguire la cattura del Senatore del PD Alberto Tedesco, Papa accusato di favoreggiamento e rivelazione di segreti e corruzione, Tedesco accusato di concussione, corruzione, abuso, falso e turbativa d’asta, voto segreto alla Camera Papa viene arrestato, o meglio la Camera concede ai magistrati l’autorizzazione a eseguire un mandato di cattura che era già stato emesso dal G.I.P. e quindi di portare questo parlamentare, Papa, magistrato in aspettativa, a Poggio Reale, là dove quando era magistrato a Napoli era solito lui mandare i suoi indagati.
Il Senato invece grazie ai soliti mascalzoni che si nascondono dietro l’anonimato del voto segreto, è stato salvato Tedesco che continuerà tranquillamente a scorrazzare a Palazzo Madama con sulla testa imputazioni di corruzione, concussione, abuso, falso, turbativa d’asta, nei prossimi giorni si esaminerà alla Camera la richiesta di autorizzare, sempre da parte della Procura di Napoli, anzi del G.I.P. di Napoli la cattura di Milanese, ex finanziere della Guardia di Finanza, diventato poi braccio destro di Tremonti, la vera potenza del Ministero dell’economia, quello che faceva le nomine, quello che teneva i rapporti con una delle due bande ai vertici della Guardia di Finanza, perché l’altra banda era invece considerata vicina al Cavaliere e quindi c’erano gli ufficiali vicini a Tremonti e a Milanese, gli ufficiali vicini al Cavaliere e alla sua azienda.
Milanese è accusato di essersi fatto corrompere per anni, più in natura che non con mazzette tradizionali, regali, Ferrari, auto d’epoca, gioielli, di tutto, aveva un tenore di vita tale che gli permetteva di pagare ogni mese l’affitto di un mega-appartamento nel centro di Roma dove abitava senza pagare Tremonti, che evidentemente gli doveva molto, ragion per cui chiudeva non un occhio, ma due occhi su tutte le scorribande di Milanese che da anni ne combinava di cotte e di crude, vedremo cosa deciderà la Camera, se posso fare una previsione tale è lo shock con cui i parlamentari hanno vissuto l’arresto di Papa, di un loro simile, che penso che d’ora in poi faranno quadrato, troveranno sempre il modo con il voto segreto di salvare i loro simili, come già avevano fatto prima di questo caso, perché dal 1994 a oggi, parliamo soltanto della Seconda Repubblica in 17 anni una ventina di volte i magistrati avevano chiesto di poter arrestare dei parlamentari e tutte quante quelle 20 volte la Camera o il Senato avevano risposto picche, spesso con un voto molto trasversale, spesso salvando dal carcere persone che poi sono state regolarmente condannate.
Nella storia della Repubblica italiana, Prima e Seconda Repubblica, dal 1946 a oggi, su decine e decine di richieste di autorizzazioni all’arresto da parte dei magistrati al Parlamento, il Parlamento aveva votato sì soltanto 4 volte, nel caso di Moranino, il partigiano rosso eletto poi in Parlamento con il partito comunista, accusato per avere fatto dei delitti orribili dopo la fine della guerra partigiana, salvato negli anni 60 dall’arresto, per accuse di reati di sangue, poi ci fu Massimo Abatangelo accusato di eversione nera, reati di armi e di banda armata, poi ci fu Toni Negri accusato di banda armata anche lui per l’eversione rossa, sì per Abatangelo, sì per Negri e sì per Sandro Saccucci il Missimo che nel famoso comizio di Sezze Romano si mise a sparare facendo secca una persona, quindi almeno per chi sparava il Parlamento aveva stabilito che si poteva autorizzare l’arresto, ma se un parlamentare non si metteva a sparare, poteva fare qualsiasi cosa e non aveva mai il rischio di finire in galera.


Arresto di Papa: panico in Parlamento
Ecco perché parlo di shock, perché Papa è stato il primo parlamentare della storia della Repubblica, tra la Prima e la Seconda Repubblica a essere arrestato per una storia non di sangue e non di armi, cioè per un reato contro la pubblica amministrazione, corruzione, rivelazione di segreto, favoreggiamento.E se pensate che in anni passati furono salvati persino candidati all’arresto per mafia come Giancarlo Cito poi condannato per i suoi rapporti con il clan della Sacra Corona Unita, come Marcello Dell’Utri, poi condannato per false fatturazioni, frode fiscale in via definitiva e in Parlamento e in secondo grado per associazione per delinquere di stampo mafioso in concorso esterno, voi vi rendete conto che forse Papa non è il peggiore dei parlamentari degli ultimi 65 anni, eppure per lui è stata data l’autorizzazione all’arresto, perché? Evidentemente perché la politica in questo momento si sente detestata dall’opinione pubblica e sta cercando, nel suo impazzimento terminale, di dare qualche segnalo in contro tendenza, visto che la rabbia contro la casta monta, se credono di salvarsi la faccia autorizzando l’arresto di Papa e ricominciando a fare i loro porci comodi, naturalmente si sbagliano, anche perché lo stesso giorno il voto per l’arresto di Papa veniva neutralizzato dal voto contro l’arresto di Tedesco che se è possibile è accusato di cose ancora peggiori rispetto a Papa.
A contorno sappiamo che a Milano c’è un’indagine clamorosa sull’enorme buco dell’ospedale San Raffaele, ospedale di questo prete, il Simoniaco che si chiama Don Verzè e che da 40 anni tiene il sacco a Berlusconi fino a quando lo aiutò a far spostare le rotte aeree da Milano 2 con la scusa che bisognava costruire l’ospedale nel bel mezzo della città satellite, che c’è un Ministro romano, Saverio Romano imputato per mafia che non si dimette, che c’è la Procura di Roma che indaga su Finmeccanica e sulla P3 e sugli amici di D’Alema nello scandalo Enac, ne abbiamo parlato due settimane fa, che la Procura di Napoli ha indagini di altissimo livello che quella di Palermo sta indagando su parlamentari ipoteticamente corrotti con i soldi di Don Vito Ciancimino, pizzini, Romano e Cuffaro e che presto il Parlamento dovrà autorizzare o negare l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni che riguardano questi parlamentari con il commercialista di Vito Ciancimino, nonché suo prestanome, il Rag. Lapis, a questo punto uno dice va beh, il centro-destra è nella melma fino al collo, lo sapevamo, il Partito fondato da Berlusconi non può che finire con una grande retata, perché? Perché è ovvio che se si mettono tutti a imitare il capo li vanno a prendere con l’accalappiacani, visto quello che va il capo, qualunque cosa facciano i suoi sottoposti, sarà sempre meno grave di quello che ha fatto il capo che ha letteralmente fregato una casa editrice a De Benedetti per mettersela in tasca con una sentenza comprata, si può immaginare qualcosa di più enorme, stiamo parlando di un furto che la Corte d’Appello di Milano ha appena quantificato in 560 milioni di Euro, avete mai visto uno che è riuscito a rubare più di 560 milioni di Euro?
Quindi capite, questa è la maggioranza, maggioranza che naturalmente ha non soltanto i suoi esponenti inquisiti, a cominciare dal capo del governo, ma ha i suoi principali esponenti che o sono inquisiti in proprio, oppure hanno il loro braccio destro, il loro prestanome indagati, Tremonti operava per le mani di Milanese, Gianni Letta operava per le mani di Bisignani, inchiesta P4 anche questa davanti alla Procura di Napoli, il problema è quello che c’è dall’altra parte, quello che non c’è dall’altra parte, che in una situazione come questa è ovvio che le opposizioni ci dovrebbero sguazzare, praterie per correre a guadagnare consensi, invece dall’altra parte, come al solito, c’è chi riesce a pareggiare il conto, c’è chi riesce se non a fare pari e patta, alleno a far dire alla gente che se Atene piange, Sparta non ride o viceversa, se Sparta non ride Atene piange, perché questo? Perché non bastando gli scandali dei finanziatori della fondazione di D’Alema italiani e europei che prendevano e pagavano tangenti come abbiamo raccontato due settimane fa, adesso riesplode una Tangentopoli a Milano tutta rossa, nella vecchia Stalingrado del nord che era Sesto San Giovanni, Sesto San Giovanni, comune operaio, comune rosso, popolato da tanta brava gente che lavora e che ha sempre votato a sinistra e che ha avuto come Sindaco in passato Filippo Penati, il quale poi ha fatto carriera, è diventato per una legislatura Presidente della Provincia di Milano, due anni fa quando Bersani ha preso in mano la segreteria del PD Pennati è diventato il braccio destro ufficiale di Bersani, capo della segreteria politica del segretario nazionale, dopo avere perso le provinciali e quindi avere mancato la riconferma come Presidente della Provincia, Penati quest’anno è stato premiato come tutti i trombati, del resto, con una bella candidatura alla Regione e lì è Vicepresidente del Consiglio regionale da una settimana, almeno che si sappia, poi lo era almeno da prima, da una settimana si sa che Penati è indagato dalla Procura di Monza per concussione, corruzione e finanziamento illecito, concussione vuole dire che è accusato di avere costretto degli imprenditori a pagargli tangenti, con la minaccia di non farli lavorare, cioè di rovinarli, corruzione vuole dire che ci sono degli imprenditori che lo hanno pagato anche senza essere costretti e che lui ha preso i soldi, finanziamento illecito vuole dire che almeno una parte di quei soldi li ha destinati al suo partito, che fino al 2008 si chiamava PS e dal 2008 si chiama PD.
I fatti contestati dalla Procura di Monza arrivano fino al 2010, quindi questa è la prima indagine per finanziamento illecito, non solo a un esponente importantissimo del PD, il pupillo del segretario, ma è la prima indagine che coinvolge direttamente il PD per essersi finanziato illecitamente, a qualcuno di voi potrebbe venire una curiosità e dire: ma i partiti a differenza che nella Prima Repubblica, dove i finanziamenti pubblici non riuscivano a coprire le loro spese, nella seconda si sono regalati tradendo il famoso referendum del 1993, quelli che chiamano i rimborsi elettorali, che sono uno sproposito perché non solo bastano a sostenere tutte le loro spese elettorali, ma coprono il triplo delle loro spese elettorali, che ovviamente sono taroccate, non è neanche necessario giustificarle, quindi navigano nell’oro, che bisogno hanno di integrare, con tangenti.
Infatti in questi ultimi anni è stato rarissimo il caso di una contestazione di finanziamento illecito a partiti, perché quasi sempre si scopriva che in realtà i soldi se li mettevano in tasca i singoli, questo capitava anche nella Prima Repubblica, ma nella Prima Repubblica c’era un sistema di taglieggiamento fisso di una percentuale che gli imprenditori dovevano dare a tutto il sistema dei partiti, spesso anche alle opposizioni perché non si opponessero, che serviva a foraggiare illegalmente i partiti e poi all’interno di quel sistema c’era qualcuno che ci faceva la cresta e che si metteva i soldi in tasca, questa volta non c’è quel sistema generale, sono episodi molto frequenti, per importi anche molto alti, ma senza una sistematicità, infatti per esempio Sesto San Giovanni le accuse riguardano soltanto Penati e il suo entourage, gli altri partiti non sono coinvolti, mentre nella Prima Repubblica c’era sempre un accordo di tutti i partiti di governo e spesso dell’opposizione addomesticata, perché ciascuno avesse la sua parte e nessuno rompesse i coglioni sulle gare d’appalto truccate, quindi questa è la principale differenza, però qui una parte, almeno di questi soldi pare che sia andata prima ai DS e poi al PD, partiamo di importi molto grandi, c’è un imprenditore, costruttore…


Terremoto PD
Scusate, c'è stata una scossa di terremoto e sono andato nel pallone. Dicevo, delle consulenze a due commissari delle cooperative rosse emiliane, anche ai tempi di Tangentopoli spesso il PC poi PDS si faceva retribuire non con tangenti cash, ma con lavori o consulenze alle cooperative rosse, che poi evidentemente si sdebitavano secondo un altro canale.Quindi il totale dei soldi che Pasini avrebbe dato a Penati e al PD ex DS sarebbero circa 8 miliardi in 10 anni, poi non c’è solo lui perché come vi ho detto c’è Di Caterina il quale dice di avere pagato ratealmente, mensilmente a volte 100 a volte 20 milioni di lire, ma non solo, adesso salta fuori un altro nome molto rinomato fin dai tempi di Tangentopoli, Bruno Binasco che era il braccio destro l’uomo ombra di Marcellino Gavio, il defunto l’anno scorso, costruttore, uno dei più grossi proprietari di autostrade in Italia, Binasco entrava e usciva di galera nel 1992/1993, poi è stato processato una miriade di volte per una miriade di tangenti, la gran parte delle volte si è salvato per prescrizione, qualche volta è stato anche condannato in via definitiva, una volta è stato condannato insieme a Primo Greganti per avere finanziato Greganti con una finta caparra non tornata indietro, allo scopo, scrivono i giudici di Tortona di finanziare illegalmente l’allora PC, PDS, adesso questo signore che è il plenipotenziare del gruppo Gavio perché Gavio è morto, ritorna fuori, come possibile finanziatore ancora una volta di Penati e questo in tempi molto recenti, tra il 2008 e il 2010 con un meccanismo che spiegano bene Ferrarella e Guastella su Il Corriere della Sera, una tangente presunta naturalmente di 2 milioni di Euro, concordata nel 2008 e pagata nel 2010 e nel 2008 Penati era Presidente della Provincia di Milano e nel 2010 era diventato il capo della segreteria di Bersani, cosa hanno fatto? Hanno finto la vendita di un immobile di proprietà dell’imprenditore Di Caterina al gruppo Gavio retto da Binasco, cosa hanno fatto naturalmente? Di Caterina per i preliminari dell’acquisto, della cessione del suo immobile a Binasco ha avuto una caparra enorme di 2 milioni di Euro e poi dopo due anni Binasco ha rinunciato all’acquisto di quell’immobile, ma gli ha lasciato la caparra, secondo l’accusa erano già d’accordo fin dall’inizio che l’acquisto era falso e che quindi la caparra sarebbe rimasta a Di Caterina e così hanno giustificato un esborso da Binasco a Di Caterina, perché questo? Non perché Binasco dovesse qualcosa a Di Caterina, ma perché Binasco doveva finanziare, questa è l’ipotesi d’accusa, il PD e Penati, Di Caterina avanzava un sacco di soldi che aveva anticipato al PD e a Penati e allora cosa hanno fatto? La triangolazione: Binasco deve finanziare Penati, Di Caterina avanza dei soldi da Penati, invece di Binasco dà i soldi a Penati e Penati li dà a Di Caterina, cosa fanno? Binasco li dà direttamente a Di Caterina e Penati a estinto il suo debito avendo ricevuto soldi prima da Di Caterina, paga Binasco, questa è l’ipotesi di accusa, la triangolazione per camuffare una tangente da caparra.
Credete che questi costruttori facciano questa versamenti importanti in periodi di crisi così per la bella faccia dei politici? Ovviamente no, in cambio vengono favoriti, oppure non vengono ostacolati, in questo caso è tutta una partita di centro-sinistra, è tutta una partita PD a altissimo livello perché sotto Bersani c’è Penati, Penati sta a Bersani come Milanese sta a Tremonti è il suo uomo di fiducia, non sto dicendo che fa le stesse cose, sto dicendo che è il suo uomo di fiducia. A questo punto ai magistrati viene la curiosità di andare a vedere quali sono negli anni i rapporti tra il Gruppo Gavio e Penati, quel gruppo Gavio che era già stato condannato, lo ripeto, nella prima Tangentopoli del 1992/1993 per avere finanziato illegalmente il PC tramite Greganti, quando trattano con Binasco questi signori sanno che è un pregiudicato per avere finanziato il loro partito e continuano a trattarci. Nel 2004 cosa fa l’ottimo Penati da Presidente della Provincia di Milano? Compra le quote della Milano - Serravalle facendo, accollando alla collettività, alla Provincia di Milano un bel pezzo di autostrada, la Milano – Serravalle è quella che collega Milano con Genova, e facendo spendere alla Provincia di Milano una barcata di soldi, una barcata di soldi che poi vanno ovviamente nelle tasche di Gavio e del gruppo Gavio – Binasco e con quei soldi cosa fa il gruppo Gavio? Sostiene la scalata di Unipol alla Banca Nazionale del lavoro, quella di Consorte, quella dei furbetti del quartierino. In un bel libro di Gianni Barbacetto che si intitola “Compagni che sbagliano” sono pubblicate le intercettazioni, intercettazioni nelle quali si dimostra che la Provincia di Milano grazie a Penati, per comprarsi il 15% di azioni della Serravalle da Gavio, ha speso 238 milioni di Euro pagando a azione 8,9 Euro, mentre un anno e mezzo prima, Gavio le aveva pagato 2,9, il che significa che Gavio realizza una plusvalenza di 176 milioni a spese dei milanesi e con quell’enorme tesoretto va a sostenere Consorte che di lì a poco dà la scalata alla Bnl, non ci sarà mica un legame? La cosa più interessante ancora è che nelle telefonate intercettate si scopre, lo ha raccontato Barbacetto in quel libro e su Il Fatto Quotidiano, salta fuori anche il nome di Bersani, perché il 28 giugno 2004 Binasco a Marcellino Gavio dice: il problema non è Penati (Presidente della Provincia) che con lui un accordo si trova, il vero problema è Albertini, cioè il Sindaco di centro-destra. Due giorni dopo entra in scena Bersani, Binasco dice a Il Giornale che con Bersani Gavio ha da sempre un ottimo rapporto, infatti il 30 giugno 2004 Bersani dice a Gavio che ha parlato con Penati e dice a Gavio di cercare Penati per incontrarsi in modo riservato, ora fermiamo tutto e vedrà che tra una decina di giorni, quando vi vedrete troverete un modo. 5 giorni dopo, il 5 luglio 2004 Penati chiama Gavio e gli dice: buongiorno, mi ha dato il suo numero l’On. Bersani e Gavio: sì volevo fare due chiacchiere con lei quando è possibile e Penati: guardi non so, beviamoci un caffè. L’incontro avviene in modo riservato come suggeriva Bersani in un Hotel di Roma, non in una sede istituzionale, non è che il Presidente della Provincia di Milano riceve il costruttore Gavio nella sede della Provincia di Milano davanti a testimoni e poi emette un bel comunicato per dire: abbiamo ricevuto il Commendator Gavio per parlare di questo, questo e questo, riservato su suggerimento di Bersani e quello che succede dopo è naturalmente quell’affarone meraviglioso che riesce a concludere sulla Serravalle il gruppo privato Gavio a spese dei contribuenti milanesi, grazie alla scriteriata scelta di Penati di comprare quel 15% di quote, strapagandole il triplo di quelle che le aveva pagate un anno e mezzo prima il privato.
Allora voi capite che quando i rapporti tra politica e affari sono questi, che ci siano tangenti o che non ci siano tangenti, è già grave di per sé quello che è successo, che non c’è nessuna trasparenza e quando queste opacità sono ai massimi livelli, bisogna interrogarsi su come vengono selezionate anche le classi dirigenti del centro-sinistra, queste intercettazioni sono di 7 anni fa, sono note da almeno 5 anni, dopo che queste intercettazioni sono state rese note, Bersani è diventato Segretario del PD e Penati è diventato il capo della sua segreteria e se non ci fosse l’indagine della Procura di Monza, molto probabilmente, visto il rapporto che c’è tra i due, se il centro-sinistra dovesse vincere le prossime elezioni tra due anni, Penati sarebbe diventato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel posto dove oggi Letta fa il braccio destro di Berlusconi e magari un altro fedelissimo di Bersani, Pronzato, arrestato per le tangenti sui voli, essendo lui consigliere di Bersani al Ministero, responsabile trasporti aerei del PD e consigliere di amministrazione dell’Enac in conflitto di interessi totale, visto il rapporto che ha con Bersani, magari poteva diventare il Ministro dei trasporti, ora uno è in galera, Pronzato e sta patteggiando dopo esserne uscito e l’altro è indagato per corruzione, concussione e finanziamento illecito, c’era bisogno dell’inchiesta per capire che Penati ha un rapporto malato con il mondo degli affari? Cosa ci voleva per mandarlo via se non bastavano quelle intercettazioni con Gavio e quell’affare che ha impoverito la Provincia di Milano, un’istituzione e ha arricchito un privato che poi finanziava il partito come il gruppo Gavio?


Queste sono le domande che dobbiamo cominciare a porre duramente, d’estate i politici girano nei loro collegi, quando incontrate Penati o incontrate Bersani se vi capita fategli queste domande, noi le abbiamo fatte su Il Fatto Quotidiano e speriamo di ricevere risposta, perché questi signori si illudono di raccattare il potere quando Berlusconi se ne andrà, si illudono che gli caschi in mano Palazzo Chigi, non hanno capito quello che noi, mi spiace, autocitarmi ancora ma abbiamo più volte ripetuto e cioè che la casta è fatta così, non sono tutti uguali ma sono complementari e quando cade Berlusconi cadranno anche questi, se prendono qualche volto è perché c’è ancora Berlusconi, quando non ci sarà più Berlusconi uno sarà costretto a guardare in faccia loro, quindi non li voterà più o si inventano dei leader nuovi, una classe dirigente nuova che abbia un altro tipo di rapporto con il mondo degli affari, oppure Berlusconi cadrà, cadranno anche loro e noi avremo un voto politico totale, dentro il quale potranno infilarsi i peggiori avventurieri, esattamente come accade nel 1994 quando ci si infilò il Cavaliere Silvio Berlusconi, passate parola, buona settimana!

Monday, July 18, 2011

I corrotti e i tassati - 18 luglio 2011


Testo:

Buongiorno a tutti, anche questo passaparola è registrato qualche giorno prima di oggi quando va in onda e per la precisione è registrato mercoledì scorso, non so quello che è successo nel frattempo da oggi, mercoledì mentre vi parlo a oggi lunedì mentre vado in onda.

G8: dieci anni dopo
Ma gli scandali che lambiscano, toccano i vertici della Guardia di Finanza e portano a parlare di un fatto che credo sia di grande attualità anche in vista del decimo anniversario dei fatti di Genova che si commemora proprio in questi giorni, fatti di Genova che portarono all’evento luttuoso dell’uccisione di Carlo Giuliani durante il G8 famigerato del luglio 2001, ma anche a altri fatti che avrebbero potuto essere luttuosi e che non lo furono soltanto perché i feriti anche gravi delle violenze a Bolzaneto e alla scuola Diaz, avrebbero potuto anche finire peggio di come già non sono finiti
Il tema quindi è l’affidabilità e l’imparzialità delle forze dell’ordine, non tanto della truppa, conosco personalmente credo e salvo smentite fattuali la stragrandissima maggioranza dei poliziotti, Carabinieri, finanzieri siano servitori dello Stato, spesso malpagati e lavorano anche al prezzo di sacrifici importanti, ma che purtroppo a mano a mano che ci si avvicina ai vertici della Polizia di Stato, dell’arma dei Carabinieri e del Corpo della Guardia di Finanza, gli inquinamenti aumentano a dismisura e non sempre chi dovrebbe provvedere a fare pulizia la fa, spesso prevale il corporativismo un po’ mafioso per cui una mano lava l’altra.
In questi giorni abbiamo pubblicato su Il Fatto Quotidiano un articolo di Ferruccio Sansa che ricorda come uno dei personaggi più negativi di quei giorni a Genova di 10 anni fa e cioè il Dott. Giacomo Toccafondi medico in tuta mimetica a Bolzaneto, ritenuto responsabile anche se poi il reato si è prescritto, di un comportamento di particolare crudeltà, scrivono i giudici, è stato promosso, premiato all’A.S.L., è soltanto uno dei casi, perché delle decine di uomini delle forze dell’ ordine che si sono resi responsabili di pestaggi, sevizie gratuite su personaggi di solito poco pericolosi o per nulla pericolosi o addirittura inermi e innocenti in quella feroce repressione sono stati prima ritenuti colpevoli dalla magistratura e poi nel frattempo promossi dalla Polizia di Stato, per esempio Vincenzo Canterini condannato a 4 anni in primo grado per la mattanza alla Scuola Diaz, è stato promosso Questore e ufficiale di collegamento dell'Interpol a Bucarest , Michelangelo Fournier condannato a 2 anni in primo grado è finito al vertice della direzione centrale antidroga, Alessandro Perugini, famoso perché tra l’altro prese a calci in faccia un quindicenne e più condannato in primo grado a due anni e 4 mesi per le sevizie a Bolzaneto e a altri due anni e 3 mesi per vari arresti illegali, è diventato il capo del personale alla Questura di Genova e poi dirigente alla Questura di Alessandria e poi abbiamo questo medico.
Leggo alcuni stralci dell’articolo di Ferruccio Sansa su Il Fatto Quotidiano “è il medico in mimetica ricordato da tanti ragazzi rinchiusi nella caserma di Bolzaneto, è uno dei durante tori chiamati a rispondere civilmente per gli orrori del G8 ma per lui nessuna sanzione, anzi la sua A.S.L. ha deciso di premiarlo, Genova il 23 luglio ricorderà le giornate più buie della sua storia recente, 10 anni fa si teneva il G8 segnato dalla morte di Carlo Giuliani, dalle violenze inaugurate nelle strade della città nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto, la città vuole chiudere le ferite etc.”, il Dott. Giacomo Toccafondi a 10 anni dal G8 il medico genovese non ha subito alcuna conseguenza, eppure è uno dei 4 dottori che secondo i magistrati avrebbero partecipato alle violenze di Bolzaneto, il processo penale con decine di testimonianze, ha ricostruito nei dettagli le violenze nella caserma alle porte di Genova, furono ore di delirio, sopraffazione, umiliazioni, libero sfogo alle peggiori inclinazioni di alcuni poliziotti e agenti penitenziari, è perfino difficile riuscire a leggere le parole dei testimoni, i magistrati nella sentenza parlano di un inferno, ricordano che lo shock di questa esperienza fu tale che a molte donne iniziò il ciclo mestruale prima del ritmo naturale. Il Dott. Toccafondi – scrive Sansa – è uscito indenne dal processo e ha ottenuto la prescrizione anche se dovrà rispondere civilmente, per la Corte d’Appello di Genova è stato un medico “che anziché lenire la sofferenza delle vittime di altri reati, la aggravò agendo con particolare crudeltà su chi, inerme e ferito non era in grado di opporre alcuna difesa, subendo in profondità sia il danno fisico che determina il dolore, sia quello psicologico dell’umiliazione causato dal rito dei suoi aguzzini”. Toccafondi è il dottore che visitava – scrive Sansa – in mimetica ricordato da tanti ragazzi ospiti di Bolzaneto, ma neanche l’ombra di una sanzione è arrivata da parte del suo ordine professionale, è ora di abolirli questi ordini professionali.
Già non sono state soltanto le forze dell’ ordine a fare muro per difendere i loro appartenenti, dall’ordine dei medici non è arrivato alcun provvedimento per Toccafondi, ma il medico di Bolzaneto oltre a non essere punito, è stato anche premiato, oggi è un dirigente medico dell’A.S.L. 3 genovese, la più importante della Liguria e una delle maggiori l’Italia , non solo nel 2004 è stato invitato proprio dalla sua azienda sanitaria locale a fare il capo del medical service in Kosovo al seguito dell’esercito, un onore cui molti medici aspirano. Adesso però ecco l’ultima sorpresa, nel 2010 lo stesso anno della sentenza l’A.S.L. 3 oltre a riconoscergli lo stipendio, gli ha attribuito la cosiddetta retribuzione di risultato, ossia il premio per il conseguimento degli obiettivi, così Toccafondi ha intascato 4.548 Euro, una decisione contro cui Sel, Sinistra e libertà ha presentato un ordine del giorno al Consiglio regionale della Liguria, scrive Simone Leoncini coordinatore di Sel , esprimiamo sdegno per questa decisione. Alessandro Benzi capogruppo della Federazione della Sinistra aggiunge: il Dott. Toccafondi ha chiaramente violato le norme etiche alla base della sua professione, quelle norme che sarebbe stato normale considerare prima di assegnargli un riconoscimento e poi ci sono altri esponenti politici da Ferrando del PD, a Rossi di Sel che sono ancora più duri e chiedono al governatore Burlando di verificare al più presto se il comportamento di Toccafondi non si configuri come incompatibile con l’esercizio della professione medica in una struttura pubblica.
Pensare che la sentenza d’appello per le violenze di Bolzaneto dove passarono 252 ragazzi fermati dopo gli scontri in piazza, era stata particolarmente severa, tutti colpevoli, 44 imputati tra funzionari, agenti, ufficiali dell’arma, generali, guardie carcerarie, militari, medici, pochi o nessuno pagherà, la Commissione parlamentare di inchiesta non è stata fatta e questo non è che sia un grande danno perché le commissioni parlamentari di inchiesta sono fatte a posta per confondere le acque anche di quel poco che la Magistratura è riuscita a accertare.
La quasi totalità dei reati, calunnie, lesioni non gravi, abusi gravi contestati ai poliziotti della Diaz così agli imputati di Bolzaneto sono stati spazzati dalla prescrizione, restano in piedi le lesioni gravi che però vanno in prescrizione dopo 10 anni e 6 mesi nel gennaio dell’anno prossimo e i falsi che di anni ne prevedono 12,5, gennaio 2014. A 10 anni dal G8 si celebreranno all’insegna dell’impunità, così diversa dal perdono invocato da molti. Questo medico non era un esponente delle forze dell’ ordine, ma l’imparzialità delle forze dell’ ordine è in discussione, soprattutto in questi giorni in cui si torna a parlare dei vertici della Guardia di Finanza, se ne parla per due inchieste, l’inchiesta sulla P4 e l’inchiesta sullo scandalo Milanese – Tremonti, in entrambe le indagini è indagato Milanese, Milanese è un deputato del Pdl, ex ufficiale della Guardia di Finanza che poi si è dato alla politica e da 10 anni è il consigliere più ascoltato, è la persona più vicina a Tremonti, questo Signor Milanese, Marco Milanese ha una richiesta di arresto che il Parlamento deve esaminare in questi giorni, non una richiesta di arresto, un ordine di cattura del magistrato che per essere eseguito necessita dell’autorizzazione della Camera, esattamente come l’ex Magistrato Alfonso Papa in attesa di un responso della Camera sulla richiesta di autorizzazione a eseguire l’arresto nei suoi confronti.
Cosa sta avvenendo fuori ancora una volta? Che ai vertici della Guardia di Finanza si bada molto alle guerre per bande politiche e molto poco alla missione che deve avere la Guardia di Finanza che è un corpo armato dello Stato, incaricata di combattere l’evasione fiscale, di scoprire gli evasori fiscali, di denunciarli e insieme a tutti i vari organismi fiscali, agenzia delle entrate etc., far pagare le tasse a chi non le paga, quindi stiamo parlando di una funzione delicatissima e cioè uno dei capisaldi della democrazia, quanto corrispondono i contribuenti per le esigenze dello Stato, più evasori ci sono, meno mezzi ci sono per dare servizi ai cittadini, più i cittadini onesti devono pagare al posto di quelli disonesti che non pagano, l’imparzialità di chi deve sorvegliare questo settore è fondamentale, perché? Perché la Guardia di Finanza viene a conoscenza, grazie ai suoi poteri investigativi, di dati sensibili, i redditi delle persone, i contributi fiscali delle persone e delle aziende e quindi dato che non può controllare tutti, ma deve controllare a campione, come viene deciso quel campione? Chi decide i bersagli delle ispezioni fiscali, delle visite fiscali, delle verifiche fiscali e chi no? Quando arriva la verifica fiscale è a sorpresa o è programmata come le interrogazioni a scuola? Perché la verifica fiscale deve essere a sorpresa, se ti avverto arrivo a fare la verifica, quelli mettono a posto le carte, distruggono i documenti, impapocchiano le prove, quindi la verifica deve essere a sorpresa, se invece avverti che stai arrivando, dai modo all’evasore potenziale di mettere al sicuro le prove della sua evasione.
Ecco perché ai vertici di questo organo militare, militarizzato dello Stato, dovrebbero esserci persone di assoluta imparzialità, di assoluta onestà e di assoluta un avvicinabilità, nessuno dovrebbe poterli chiamare, nessuno dovrebbe avere neanche i loro numeri di telefono, dovrebbero essere persone che vivono nell’isolamento più totale, almeno rispetto a quegli ambienti sui quali devono esercitare un controllo così intrusivo e così delicato.


I finanzieri e il Corruttore
Invece da almeno 30 anni a questa parte, se non di più, spesso e volentieri capita che le indagini evidenzino che ai vertici della Guardia di Finanza ci sono degli ufficiali o degli alti ufficiali infedeli, non imparziali, partigiani, con rapporti pericolosi con i poteri forti che sono naturalmente quelli che dal punto di vista fiscale devono di più e che quindi se evadono fanno più danniDa quando poi in politica c’è il conflitto di interessi e quindi ci sono soggetti economici e finanziari dentro la politica, le amicizie politiche possono condizionare anche direttamente l’attività della Guardia di Finanza perché comunque la Guardia di Finanza dipende dal governo, dipende dal Ministero delle Finanze, così come i Carabinieri dipendono dal Ministero della Difesa e la Polizia di Stato dipende dal Ministero dell’Interno.
La prima indagine che mi viene in mente che evidenziò gravissime collusioni ai vertici della Guardia di Finanza era lo scandalo dei petroli N. 2, quello scoperto a Torino da giudici come Mario Vaudano, si scoprì che i petrolieri godevano di protezioni da parte della Guardia di Finanza che guarda caso in quel periodo aveva ai suoi vertici dei generali affiliati alla loggia P2, per cui il vertice della Guardia di Finanza nel 1981 fu azzerato praticamente dall’inchiesta P2 perché si scoprì che i vertici dei servizi segreti anche della Guardia di Finanza era pieno di piduisti. Qualche anno prima un finanziere insieme a due colleghi si era recato a ispezionare nel 1979 i cantieri di Milano 2 , cantieri gestiti dalla Edilnord di Silvio Berlusconi, uno proprietario, incontrarono i finanzieri questo signore che si aggirava nei capanni del cantiere, gli chiesero se fosse il proprietario e se conoscesse Berlusconi, lui disse: sì sono Berlusconi, ma sono soltanto il progettista, un consulente incaricato della progettazione, quelli si bevvero la superballa, Berlusconi ha sempre mentito fino da quando andava all’asilo, mentì quel giorno alla Finanza, era facilissimo verificare che stava mentendo, si sono presi per buona quella balla e hanno chiuso in quattro e quattr’otto l’ispezione anche se avevano riscontrato delle anomalie di tipo valutario.
Chiusa l’ispezione dopo un po’ uno dei tre finanzieri, si chiamava Gallo e fu scoperto nelle liste della P2 , un altro dei finanzieri si chiamava Massimo Maria Berruti e lasciò dopo poco la Guardia di Finanza per diventare Avvocato e per andare a lavorare nel comparto estero del gruppo Fininvest per il Milan e per alcune società estere del gruppo Fininvest. Il fatto che fosse stato nella Guardia di Finanza, naturalmente, faceva sì che diventasse molto utile per il gruppo Berlusconi, che aveva una particolare predilezione per gli ex finanzieri, perché a capo dei servizi fiscali del gruppo Fininvest, Berlusconi aveva nominato un altro ex finanziere, un certo Salvatore Sciascia, l’ex Finanziere Sciascia e l’ex finanziere Berruti li ritroviamo nel 1994 nell’indagine di Mani pulite che è un po’ l’ultima grande indagine del pool Mani Pulite, dopo due anni dall’inizio dell’inchiesta su Tangentopoli, quando all’inizio del 1994 si scoprì grazie alla confessione, alla denuncia di un giovane sottufficiale che non voleva farsi corrompere, che a Milano sotto lo sguardo del Comandante, il Gen. Cercello ufficiali e sottufficiali della Guardia di Finanza erano soliti addomesticare le verifiche fiscali prendendo tangenti dalle aziende, dall’una all’altra confessione si scoprì, grazie a Di Pietro, Davigo, Colombo, Greco e Ielo che componenti il pool Mani Pulite che ben 500 aziende, alcune tra le maggiori esistenti sul mercato borsistico, corrompevano i finanzieri affinché chiudessero un occhio o due nelle verifiche fiscali, fingessero di non vedere le irregolarità o i reati fiscali commessi da quelle aziende, pensate il danno per l’erario, 500 aziende che corrompono la Guardia di Finanza, furono arrestati quasi 100 finanzieri a cominciare dal loro capo, il Gen. Cercello che poi è stato condannato a pene altissime perché faceva la cresta su tutte le tangenti che prendevano i suoi sottoposti, una percentuale andava a lui, 4 di quelle aziende Tele +, Mediolanum, Video Time e Mondadori appartenevano all’allora Presidente del Consiglio che è anche l’attuale Presidente del Consiglio, che evidentemente aveva delle cose da nascondere, evasioni fiscali, fondi neri all’estero e giri di prestanomi per far arrivare i soldi a quei prestanomi a cui lui aveva intestato le sue quote di Tele + che aveva dovuto cedere almeno pro forma per non incappare nelle sanzioni previste dalla Legge Mammì che già gli consentiva di possedere tre reti televisive nazionali in chiaro, a patto che non possedesse giornali e Il Giornale l’aveva passato a suo fratello e a patto che non possedesse pay tv e le aveva girate a questi prestanomi, questo avrebbero potuto scoprire i finanzieri se avessero fatto delle serie ispezioni, invece al termine di quelle ispezioni venivano corrotti regolarmente da chi? Da Salvatore Sciascia che aveva ottimi addentellati e quando scoppiò l’inchiesta chi si incaricò per conto del gruppo Fininvest di depistare le indagini, suggerendo la strategia del silenzio ai finanzieri che stavano per essere arrestati? L’altro ex finanziere che lavorava per Berlusconi, l’Avvocato Berruti, Berruti alla fine è stato condannato a 8 mesi per favoreggiamento e è stato immediatamente promosso in Parlamento dove siede tutt’ora, pregiudicato.
Sciascia è stato pure lui condannato perché pagava materialmente le tangenti per conto della Fininvest ai finanzieri, non solo non l’hanno cacciato dalla Fininvest, anche lui 3 anni fa è stato promosso parlamentare, quindi siede anche lui in Parlamento, un pregiudicato corruttore. Nei diari di Umberto Cicconi, fotografo, amico intimo di Craxi, c’è un documento che Craxi conservava, vi lascio immaginare perché, che era una letterina che gli aveva scritto nel 1980 Berlusconi che in quegli anni era letteralmente terrorizzato dalla Guardia di Finanza, era il 1980, quindi l’anno dopo della missione interrotta in quel bel modo da Berruti e di nuovo la finanza minacciava di andare a visitare le sue aziende, allora Berlusconi scrisse un appunto a Craxi che diceva “Caro Bettino come ti ho accennato verbalmente Radio Fante, cioè le voci militari che lui aveva raccolto, evidentemente tramite i suoi amichetti ex finanzieri, ha annunciato che la Polizia tributaria si interesserà a me – se uno non ha niente da nascondere che problema c’è? Invece lui aveva molto da nascondere, tant’è che si rivolgeva a Craxi che all’epoca era uno dei politici più importanti d’Italia e gli diceva – ti ringrazio per quello che crederai sia giusto fare” cioè? Evidentemente bloccare o pilotare la nuova ispezione della Guardia di Finanza dalle parti di Berlusconi che già controllava tramite Craxi la finanza prima ancora di entrare in politica, anche perché Berlusconi stava nella P2 insieme ai vertici della Guardia di Finanza, eppure non gli bastava e ha bisogno anche di un appoggio politico, il che vuole dire che Berlusconi sapeva che Craxi poteva intervenire per bloccare o addomesticare o ammorbidire verifiche fiscali, poi ci meravigliamo se abbiamo un’evasione fiscale che ormai tocca i 140 miliardi di Euro l’anno, è grazie a queste cose, è grazie a questi comportamenti qua!
Adesso la Guardia di Finanza è di nuovo nell’occhio del ciclone perché nel caso P4 sono indagati due altissimi ufficiali della Guardia di Finanza sospettati di avere passato notizie su indagini che stavano facendo loro e i magistrati, a chi? A Alfonso Papa, ex magistrato deputato Pdl, sulla cui testa pende la richiesta di autorizzazione all’esecuzione di un arresto che è già stato disposto dal G.I.P. di Napoli, chi sono questi signori? Il più importante di loro, indagato con quel sospetto è il Gen. Michele Adinolfi, Capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza, indagato per rivelazione di segreti e favoreggiamento, secondo il PM avrebbe informato Bisignani e il suo giro di cui faceva parte anche Papa di indagini che interessavano a questi signori, i quali poi facevano mercato di queste notizie riservate sulle indagini.
Il nome di Adinolfi è emerso in un territorio del deputato Milanese, è anche lui ex ufficiale della Guardia di Finanza, braccio destro di Tremonti, il Capo di Stato Maggiore è accusato di avere avvertito Bisignani di alcune notizie relative all’inchiesta sulla P4 non direttamente, per far arrivare le informazioni si sarebbe servito di un intermediario pure lui indagato e chi passava ne notizie a Adinolfi? Secondo il PM avrebbe potuto essere e infatti è stato indagato pure lui, il Comandante interregionale della Guardia di Finanza per l’Italia meridionale, Gen. Vito Bardi che è in servizio a Napoli, ma non basta, non basta perché proprio in questi giorni emerge che il vizio di pilotare le verifiche fiscali non si era fermato agli anni 70/80, anzi pare, lo racconta sempre Milanese, braccio destro di Tremonti perché ormai l’hanno preso con le mani nel sacco regali, Ferrari, gioielli, arricchimenti incredibili, la casa da 8500 Euro di affitto al mese prestata gratis a Tremonti etc., Milanese cosa racconta? Senza scusate non è Milanese, Milanese che fa il nome di chi potrebbe raccontarlo che è un altro ufficiale della Guardia di Finanza e questo racconta che la Mediolanum fu avvertita di un imminente verifiche fiscale, cos’è la Mediolanum? La Mediolanum è una società quotata in borsa che capitalizza 2 miliardi e passa, di cui 2/3 appartengono a Ennio Doris, quello che fa la pubblicità disegnando cerchi nel deserto e 1/3 appartiene a Berlusconi, è una banca – assicurazione.
L’Agenzia delle entrate ha contestato a Mediolanum in questi anni, accertamenti per 250 milioni per il passato sul fronte assicurativo e altri 150 milioni di Euro sul fronte bancario per gli anni dal 2005 al 2009, l’aliquota di tassazione reale, scrive Marco Lillo su Il Fatto del gruppo di banca - assicurazione, sarebbe particolarmente bassa, il 18%, grazie alla domiciliazione in Irlanda delle holding. Allora il Gen. Adinolfi è indagato per favoreggiamento di Bisignani per avergli passato quelle notizie, è nei guai per questa presunta soffiata a Mediolanum, in quanto Adinolfi è considerato molto vicino al gruppo Fininvest, è un vecchio amico di Adriano Galliani fino a quando Galliani era Presidente di una società di calcio a Monza e Adinolfi era Comandante dei Carabinieri a Monza, pare che sia molto legato anche a Gianni Letta e a Marcello Dell’Utri e in terzo luogo Adinolfi è nell’occhio del ciclone perché è tirato pesantemente in ballo da Milanese, l’uomo di Tremonti, come uno di coloro che di intesa con Berlusconi, dava una mano a sputtanare Tremonti per stroncargli la carriera politica nel momento in cui Berlusconi che ormai è ossessionato dal nemico interno, dopo aver fatto fuori Casini e Fini, adesso vuole far fuori Tremonti considerandolo un traditore.


Anche per Tremonti il "metodo Boffo"
Come fa? Lo fa come fa sempre, raccogliendo dossier, non sappiamo se sia vero, ma quello che raccontano Milanese e un po’ più sfumato Tremonti e i magistrati di Napoli è che c’è stato uno scazzo furibondo tra i due, tra Tremonti e Berlusconi e Tremonti a un certo punto ha detto a Berlusconi “contro di me il metodo Boffo non attacca!” e Milanese racconta molto di più e cioè che Tremonti sosteneva di essere pedinato e dossierato.A me personalmente delle sorti di Tremonti come di quelle di Berlusconi, come di tutti i politici non importa un fico secco, ma il fatto che ci possa essere la finanza dietro manovre per fregare qualcuno e salvare qualcos’altro sì, quello mi interessa molto e deve interessare tutti noi, perché l’imparzialità dei vertici della Guardia di Finanza è fondamentale per garantire un sistema democratico e anche un sistema fiscale equo, nelle guerre per bande c’è da avere paura perché o si appartiene alla banda vincente, oppure? Oppure ti possono massacrare, perché? Perché è un corpo armato dello Stato che può decidere di perseguitare tizio e di salvare caio, di far apparire tizio core un evasore e caio come un santo mentre magari la verità è il contrario! Si può decidere di usare la Guardia di Finanza come arma di ricatto, se non fai il bravo ti mando la finanza, come arma di rappresaglia, non hai fatto il bravo, ti mando la finanza!
Dice Milanese a verbale: ho visto il Ministro Tremonti qualche giorno fa - stiamo parlando del mese scorso, sono verbali e fatti avvenuti poche settimane fa, a giugno – e mi ha detto che ha avuto uno sfogo con il Presidente del Consiglio Berlusconi, perché aveva saputo che lui, il Ministro Tremonti, era seguito, o comunque negli ambienti politici si dice che stanno attuando il metodo Boffo anche nei confronti di Tremonti, anche utilizzando intercettazioni fatte nei miei confronti per le mie vicissitudini giudiziarie” Milanese è stato indirettamente intercettato, direttamente non si può perché è parlamentare, mentre parlava con altri della P4 etc., è indagato da mesi, quelle telefonate non sono venute fuori per usarle bisogna aspettare l’autorizzazione della Camera per usarle almeno nei confronti di Milanese, ma è ovvio che se le indagini le fa la Guardia di Finanza e ai vertici della finanza ci sono ufficiali infedeli, usano quelle telefonate come arma di ricatto per fare dossier, non per fare indagini.
“I miei problemi giudiziari vengono usati per contrastare la scesa politica del Ministro Tremonti – aggiunge Milanese – Tremonti mi ha ribadito che ha riferito a Berlusconi che stanno cercando cose per metterlo in difficoltà dal punto di vista politico”, Tremonti poi ci è cascato con tutti e due i piedi perché avrebbe dovuto quantomeno lasciare la casa che gentilmente gli metteva a disposizione Milanese, visto che sapeva da dicembre che Milanese era sotto indagine per avere speso il nome di Tremonti e fatto affari in cambio di nomine e si era fatto regalare un sacco di roba in cambio di nomine e favori veri o millantati, invece Tremonti è rimasto in quella casa fino alla settimana scorsa, quindi se sapeva che c’era un complotto contro di lui, come al solito con il suo comportamento ha collaborato al complotto, perché ha aiutato coloro che lo volevano sputtanare, se avesse lasciato la casa che gli metteva a disposizione Milanese quando seppe che Milanese era sotto indagine per quelle brutte storie che coinvolgevano anche la sua persona, avrebbe fatto un figurone, invece si è fatto prendere come tutti con il sorcio in bocca!
“Ho capito – aggiunge Milanese – che Tremonti faceva riferimento anche alla finanza e al Gen. Adinolfi come partecipanti a questo piano ordito nei suoi confronti, Berlusconi ha negato che ciò potesse essere vero e che nessuno stata ordendo piani nei suoi confronti. Ma il Ministro è convinto che tutto ciò sia vero e che nella questione ci sia anche la nomina del futuro Comandante generale della Guardia di Finanza, dove si contrastavano due correnti: gli amici di Adinolfi e dietro Gianni Letta e Berlusconi e dall’altra parte gli amici di Tremonti e cioè il Gen. Spaziante. Ricordo – dice ancora Milanese – che sono molto stretti i rapporti tra la Presidenza del Consiglio e Adinolfi, c’è un filo diretto con il Dott. Letta, l’anno scorso alla festa del compleanno di Adinolfi, Letta verso mezzanotte lo chiamò al telefono direttamente per fargli gli e Adinolfi era a cena con chi? Con la Ministro Gelmini accompagnata dal marito, Adriano Galliani Milan, Lasco responsabile sicurezza di Terna, anche egli ex ufficiale di Finanza, Stefano Grassi delle Poste, l’Avvocato Fischetti, il Prof. Cognetti, Lello Pagnozzi del Coni, Colaninno padre, pensate imprenditori, finanzieri, che fanno a festeggiare il compleanno del Capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza che ogni tanto dovrebbe anche controllare se pagano le tasse, pensate che cena da conflitto di interessi, a un certo punto chiama Letta per fargli gli auguri.
Se è vero quello che viene raccontato in questi verbali e cioè che la Guardia di Finanza viene utilizzata per pedinare o per screditare o per cercare cose su un Ministro, figuratevi come può stare tranquillo un cittadino normale che non ha neanche la protezione di una delle due bande che sovrintendono ai vertici della Finanza, ma si ritrova inerme e con quale fiducia potrà ricevere i finanzieri in casa sua, nella sua aziendina anche se i finanzieri che vanno lì per i 9 casi su 10, sono persone oneste che fanno soltanto il loro lavoro? E’ così che a poco a poco se ne va lo Stato, lo Stato se ne va quando non c’è più la garanzia dell’imparzialità delle figure istituzionali, quando tu sospetti che la multa per divieto di sosta te l’abbiano fatta non perché hai parcheggiato in divieto di sosta, ma perché i Vigili Urbani ce l’hanno con te. Di solito è un sospetto assurdo, però quando si leggono queste cose, non sulle multe per divieto di sosta, ma per cose ben più delicate come il ruolo della Guardia di Finanza, qualcuno sarà autorizzato a sentirsi vittima di una persecuzione anche se magari non lo è, perché comunque questi intrallazzi che minano l’imparzialità delle Fiamme Gialle, ormai sono sotto gli occhi di tutti, intercettazioni e verbali, se ne parla tranquillamente, attualmente al Governo abbiamo un Ministro dell’economia, il cui braccio destro sostiene che è stato pedinato e dossierato con la collaborazione del Presidente del Consiglio e dei suoi amici e del Capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza e nello stesso Governo continuano a rimanere seduti allo stesso tavolo il pedinato e l’ipotetico pedinatore, quello che usa il metodo Boffo è quello che doveva esserne la vittima.


Poi ci meravigliamo se l’affidabilità dei nostri titoli di Stato è sottozero, poi ci meravigliamo se gli speculatori hanno individuato l’Italia come il nuovo ventre molle da colpire, il problema non è se l’opposizione collabora o meno con il governo, il problema è che un governo del genere e istituzioni del genere sono talmente sputtanate da diventare un po’ come Tremonti con la casa, i migliori alleati di chi vuole speculare e complottare contro l’Italia, il problema non è se l’opposizione aiuta o non aiuta il governo, il problema è il governo che per rendere credibilità al nostro paese se ne dovrebbe andare al più presto, passate parola!

Sunday, July 17, 2011

Il tradimento dei chierichetti

Il Fatto Quotidiano, 17 luglio 2011

Dice bene Pigi Battista sul Corriere: il caso Papa, con B. che raccomanda di salvarlo dall’arresto “per non creare un precedente” e Bossi che lo vuole “in galera”, riduce la questione morale a una “commedia”, “gioco al massacro”, “spettacolo indecoroso”, “grottesco”, “comico”.

Il fatto è che l’articolo di Battista avrebbe potuto (anzi dovuto) essere scritto 15 anni fa, nel 1996, quando piovve sulla Camera la prima richiesta di arresto per un deputato della Seconda Repubblica. Il tizio si chiamava Cesare Previti ed era accusato di inquinare le prove dell’inchiesta Imi-Sir/Mondadori, per la quale fu poi condannato a 7 anni e mezzo. La Camera respinse la richiesta dei giudici di Milano.

Ma non per il fumus persecutionis (era troppo anche per i berluscones, dinanzi alla mole di prove portate dai magistrati a carico dell’onorevole avvocato ed ex ministro berlusconiano). Bensì perché le prove erano così imponenti che Previti non poteva inquinarle tutte. Chissà dov’erano i Battista all’epoca. Anzi, lo sappiamo bene dov’erano. Erano impegnati a spaccare il capello in quattro su “giustizialismo” e “garantismo”, “guerra tra politica e giustizia”, “invasione di campo” delle toghe, “primato della politica” e altre menate, tant’è che di lì a poco tifarono come un sol uomo per la Bicamerale Dalemoni.

Anziché prendere atto dei veri motivi del crollo della Prima Repubblica – debito pubblico e corruzione, due sinonimi – hanno spacciato una versione di comodo: se i pm indagano su tanti politici non è perché abbiamo la classe dirigente più criminale dell’universo, ma perché la magistratura vuol prendere il potere. Anziché svolgere la funzione tipica degli intellettuali – smontare le imposture del potere con le armi della cultura – costoro han passato il tempo a fornire al potere le munizioni per spacciare meglio le sue menzogne.

È anche grazie al tradimento di questi chierici, anzi chierichetti, che siamo a questo punto: il tracollo della Seconda Repubblica che, rubando quanto e più della Prima, muore dello stesso morbo che ammazzò la Prima: la collusione col malaffare e la malavita. E, come la Prima, viene portata via pezzo per pezzo a suon di retate. Accorgersene ora è un po’ tardi.

Dal ‘96 a oggi, Camera e Senato hanno respinto tutte le richieste dei giudici per arrestare i membri della casta-cosca o per usare le loro intercettazioni. Chi ha la fortuna o la prontezza di rifugiarsi a Palazzo, qualunque cosa faccia o abbia fatto, diventa ipso facto un perseguitato, per definizione, “a prescindere”. Che governi il centrodestra o il centrosinistra.

Cane non morde cane. “Non fare agli altri quello che domani potrebbero fare a te”, per dirla con l’on. avv. Paolo Sisto, il salvatore di Papa, che confonde il Vangelo con il codice mafioso. Fanno sorridere le tardive lamentazioni dei Battista su questa “guerra per bande senza precedenti nella storia repubblicana”. Senza precedenti? E le venti richieste di arresto respinte negli ultimi 15 anni? Oggi, semmai, c’è una novità incoraggiante: spinto dai suoi elettori sempre più stufi di vederlo tenere il sacco alla Banda B., Bossi sul caso Papa tenta di smarcarsi dalla regola aurea dell’impunità.

E proprio questo disturba Battista, che infatti ricorda: “Papa è innocente fino a sentenza definitiva”. Ma che c’entrano le sentenze? Ogni giorno finiscono dentro centinaia di cittadini comuni che nessuna sentenza ha mai condannato, ma che non si riuscirà mai a giudicare se fuggono o inquinano le prove. A fine articolo, si capisce finalmente dove Pigi nel Paese delle Meraviglie vuole andare a parare: invoca “un dialogo bipartisan sulla riforma della giustizia”, che consisterebbe in “provvedimenti come la separazione delle carriere e l’obbligatorietà dell’azione penale” (forse la discrezionalità, visto che l’obbligatorietà è già vigente).

Dopo 17 anni di scandali e ruberie, i nostri chierichetti della sera non hanno ancora capito che le carriere da separare non sono quelle dei pm e dei giudici. Ma quelle dei politici e dei ladri.

Wednesday, July 13, 2011

E io pago

Il Fatto Quotidiano, 12 luglio 2011


L’altra sera, all’ingresso del mio spettacolo a Carpi, alcuni giovani del Pdl (si fanno chiamare Giovane Italia, per la gioia – immagino – di Giuseppe Mazzini) distribuivano un volantino intitolato “Una carriera travagliata”, con la mia foto segnaletica e il riassunto, un po’ fantasioso un po’ vero, delle cause civili che ho perso in tribunale. Ebbene sì, lo confesso: dopo 28 anni di carriera, 15-20 mila articoli, 150 trasmissioni tv, 2 mila conferenze e 30 libri, ho perso alcune cause civili.

La prima fu con Previti: avevo scritto che era indagato, e lo era due volte, ma l’avvocato dell’Indipendente (giornale nel frattempo fallito), smise di difendermi e non portò le carte al giudice, così fui condannato in primo grado a pagare 70 milioni di lire al noto gentiluomo, nel frattempo condannato per corruzione giudiziaria. Nessun “garantista” di destra insorse contro la barbarie di far pagare un soccombente dopo il primo grado, prima dell’appello e della Cassazione. Chiesi la sospensione dell’immediata esecutorietà della sentenza, ma il Tribunale di Roma rispose picche. E Previti, siccome non avevo i 70 milioni sull’unghia, mi pignorò un quinto dello stipendio.

Un’altra volta, in un libro, Gomez e io incappammo in un caso di omonimia, attribuendo al deputato forzista Giuseppe Fallica una condanna che invece riguardava un altro Giuseppe Fallica, funzionario di Publitalia: Fallica ci fece causa e giustamente la vinse. Un’altra la persi col giudice Verde: l’avevo definito “più volte condannato” per via di una condanna in primo grado e una in appello, ma il giudice interpretò la frase nel senso di due condanne definitive. Due volte persi contro Confalonieri: la prima per aver scritto che doveva vergognarsi di accusare la sinistra di voler espropriare la Fininvest (figuriamoci), ma la mia espressione fu giudicata troppo violenta; la seconda per aver scritto che era coimputato con B. al processo Mediaset, ma la mia frase fu ritenuta insufficiente a far capire che era accusato di reati diversi da quelli di B. L’anno scorso ho dovuto risarcire Schifani con 16 mila euro per aver detto in tv, scherzando, che il suo successore potrebbe essere una muffa o un lombrico. Purtroppo il giudice non capì la battuta. Pazienza.

Giuste o sbagliate che siano, ho rispettato le sentenze senza strillare alle toghe azzurre e, come si fa in questi casi, ho pagato i risarcimenti dopo il primo grado e poi li ho appellati. Mai, dico mai, ho sentito qualcuno del Pdl sostenere la necessità di una legge che blocchi i risarcimenti civili fino a condanna definitiva. Almeno fino a sabato, quando B. & C. sono stati condannati a risarcire De Benedetti con 560 milioni, non per un articolo o una battuta, ma per avergli fregato la Mondadori corrompendo un giudice e comprandosi una sentenza.

Questi sporcaccioni, quando devono incassare, lo fanno subito; quando invece devono pagare, non lo fanno mai. E pretendono di avere il diritto dalla loro parte. E, visto che la legge non collima coi loro sporchi interessi, vogliono cambiarla. Ora, non contenti di aver ottenuto ciò che noi privati cittadini (e molti di noi giornalisti) ci vediamo regolarmente negare – la sospensione della provvisoria esecutorietà delle sentenze di primo grado – non vogliono pagare nemmeno dopo aver perso in appello.

La causa Fallica è istruttiva: in primo grado Gomez e io veniamo condannati a versare al deputato circa 55 mila euro e li versiamo tutti, uno sull’altro. Nel 2009 l’appello riduce l’importo a 15 mila. Ergo l’on. Fallica deve restituirci 40 mila euro. Da due anni attendiamo che lo faccia, ma l’“onorevole” s’è volatilizzato: né lui né i suoi legali rispondono ai solleciti. Ecco: in attesa di varare il nuovo Frodo Mondadori, incentrato sul principio che non si paga più nemmeno dopo l’appello, non è che B., Ghedini e tutta la corte han voglia di acciuffare questo gentiluomo e rammentargli di saldare quel debituccio? Sentiti ringraziamenti.

Monday, July 11, 2011

Massimo D'Alema, il trasvolatore


Testo:

Buongiorno a tutti, siamo nella relazione de Il Fatto Quotidiano perché questo passaparola viene registrato, oggi è venerdì pomeriggio e quindi viene registrato 3 giorni prima che vada on line il consueto lunedì, è la settimana di Tremonti che prima senza fare nulla per nascondersi dà del cretino al suo collega di governo Brunetta, interpretando un sentimento vastamente diffuso nel paese e credo anche nel mondo politico, poi viene travolto contemporaneamente dal disastro giudiziario che coinvolge colui che è stato a lungo il suo braccio destro e il suo consigliere politico Marco Milanese, un ex ufficiale della Guardia di Finanza che poi, come spesso avviene, è passato alla politica.

Tremonti: finanza e orologi
Questo Milanese ospitava Tremonti in un gigantesco appartamento a Roma per il quale pagava la bellezza di 8500 Euro di affitto al mese e quindi le disavventure di Milanese e indirettamente di Tremonti coinvolgono e trascinano le condizioni finanziarie dell’Italia di cui Tremonti dovrebbe essere il responsabile in un gorgo di speculazione di cui non conosciamo ancora, mentre vi sto parlando, gli sviluppi del momento delicatissimo in cui l’Italia deve rendersi minimamente credibile di fronte all’Europa con una manovra finanziaria che cominci a rimettere in sesto quei conti pubblici che per anni ci è stato assicurato che erano assolutamente a posto e che invece non lo erano.
Per Milanese c’è una richiesta di autorizzazione all’esecuzione di un mandato di cattura di un ordine di custodia cautelare a cui il Parlamento dovrà rispondere sì o no e come sempre è avvenuto in questi ultimi 20 anni è prevedibile che il Parlamento dirà no, Parlamento che tra l’altro continua a fare melina su altre due richieste di autorizzazione all’esecuzione dell’arresto nei confronti di un parlamentare del PD, il Sen. Alberto Tedesco e di un altro parlamentare del Pdl, il Magistrato in aspettativa Alfonso Papa. Diciamo che sta andando a finire questa seconda Repubblica come abbiamo più volte vaticinato in una gigantesca retata, stanno emergendo in questo crepuscolo dell’impero tutte le ruberie che in questi anni erano rimaste nascoste, mentre come alla fine di ogni impero, adesso è saltato il tappo e quindi da quel tappo, qua del vaso di Pandora sta uscendo di tutto e di più, stiamo assistendo anche a episodi di piccola meschineria, appartamenti, case, auto, regali, regalini, cose miserevoli, non giganteschi furti, poi certo ci sono anche i giganteschi furti come quelli degli appalti della cricca della protezione civile che invece ci sono costati un sacco di soldi e questa è la ragione per cui non abbiamo, nonostante le promesse visto approvare la legge anticorruzione, non abbiamo mai visto neanche discutere la legge sull’incandidabilità dei condannati, legge di iniziativa popolare su cui al V-day avevamo raccolto insieme a Beppe Grillo e a tanti altri, raccolto decine di centinaia di migliaia di firme.
Sono anche questi, però i giorni in cui si commemora una ricorrenza, una ricorrenza di un’intervista, pensate la forza di quell’intervista che viene ancora ricordata proprio a 30 anni di distanza, è l’intervista che il 28 luglio 1981 in pieno scandalo P2 l’allora Segretario del Partito Comunista Enrico Berlinguer rilascio a Eugenio Scalfari, nella quale Berlinguer non puntava il dito tanto sulle corruzioni, sulle concussioni, sui reati, quanto proprio sulla trasformazione, sull’involuzione del sistema dei partiti che da organizzatori del consenso, da intermediari tra noi cittadini e le istituzioni, erano diventati ciò che già lui aveva individuato 30 anni fa e ciò che oggi tutti abbiamo sotto gli occhi e cioè bande, clan dediti, prima ancora che all’appropriazione di denaro pubblico, all’opposizione dello Stato e di tutti gli spazi che sono pubblici e che quindi non dovrebbero essere occupati da associazioni private, quali sono i partiti in Italia.
Infatti Berlinguer diceva: le conclusioni, le conclusioni, le ruberie devono essere denunciate e perseguite, chi le commette deve essere messo in galera, ma qui il problema è anche a monte, anche chi non ruba comunque sta abusando del proprio potere perché occupa lo Stato, le istituzioni, gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli ospedali, le università, la RAI, alcuni giornali, questo diceva Berlinguer, la questione morale non si esaurisce nel fatto che essendoci dei corrotti nelle alte sfere della pubblica funzione bisogna scovarli, denunciarli e metterli in galera, la questione morale fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, partiti che sono diventati macchine di potere e di clientela scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile zero!
Poi all’interno di questa occupazione che è formalmente legale perché non è proibita dal Codice penale ma è costituzionalmente illegale perché la Costituzione riconosce l’esistenza dei partiti come una delle tante forme attraverso le quali si può fare politica, ma non come l’Unica e soprattutto li riconosce come gli enti privati che non hanno quindi alcun diritto di mettere le mani su ciò che è nostro, la RAI, gli ospedali le fondazioni bancarie, le A.S.L., i giornali e tutto ciò che hanno occupato nel frattempo i partiti, pensate soltanto alle Authority indipendenti che sono diventate anche esse dei terreni di caccia per la lottizzazione dei partiti. L’intervista sulla questione morale di Berlinguer non è attuale soltanto per ricorrere i 30 anni di quell’intervista, ma è attuale perché vediamo cosa sono diventati i partiti, per quale motivo l’emendamento Di Pietro dell’altro giorno che prevedeva l’abrogazione delle province è stato bocciato da una maggioranza trasversale che va dal Pdl, alla Lega, al PD, hanno votato a favore soltanto quelli che non presiedono Province e cioè i finiani di FLI e i casiniani dell’Udc , ma perché non hanno posti da difendere nelle presidenze delle Province.
La bocciatura è avvenuta perché i partiti si ritengono i proprietari anche delle province, oltre che dei comuni e delle regioni, province dove devono scaricare una parte del loro ceto dirigente facendolo pagare a noi, anche se le Province sono notoriamente inutili perché dall’inizio degli anni 70, quando furono create le regioni, si stabilì che le regioni arrivavano a sostituire le province, adesso poi ci sono in arrivo e già in cantiere le aree metropolitane, quindi abbiamo una serie di enti territoriali che rendono assolutamente inutili le province, le province che ci costano 17 miliardi l’anno, 17 miliardi l’anno non vuole dire che se venissero abolite risparmieremmo 17 miliardi l’anno, ne risparmieremmo una decina perché poi è ovvio che il personale in parte andrebbe ridistribuito negli altri enti sostitutivi e che comunque ci sono delle spese che continuerebbero a esserci perché le province gestiscono le scuole, le strade e quindi qualcun altro lo dovrebbe fare al loro posto, ma il calcolo del risparmio che avremmo ogni anno è di una decina di miliardi di Euro, stiamo parlando di 1/4 della manovra finanziaria che naturalmente non sarebbe un taglio una tantum, quello delle province, ma sarebbe un taglio strutturale perché scomparirebbero e quindi ogni anno risparmieremmo quei 10 miliardi e ne avremmo quindi per fare ciò che serve naturalmente non al ceto politico, ma ai cittadini, questa proposta è stata bocciata dai 3 maggiori partiti che ci sono in Parlamento e che sono: Lega, Pdl (i partiti di governo) e poi il PD il principale partito che chiamiamo convenzionalmente di opposizione anche se poi l’opposizione è una parola grossa!


L'opposizione delle fondazioni
Altro fatto, l’opposizione che non c’è, l’opposizione di carta velina nel momento in cui il governo è talmente sputtanato che ormai i Ministri si sputano in faccia e si danno del cretino l’uno con l’altro in pubblico, dov’è l’opposizione?Perché non produce un’immagine di alternativa credibile? Per la semplice ragione che evidentemente non se lo può permettere, quante volte ce lo siamo detto? Ancora una volta in questi giorni grazie alle indagini giudiziarie veniamo a scoprire dei particolari di una situazione, di un sistema che tutti conoscevano benissimo e cioè non solo il ritorno di tangentopoli che non è ritornata perché non se ne era mai andata, ma il ritorno a certe pratiche che accomunano ambienti e politici di centro-sinistra e di centro-destra rendendoli quasi indistinguibili, l’unica cosa che li distingue è che nel centro-destra ci sono personaggi che riescono a rubare molto di più di quello che non riescono a rubare esponenti del centro-destra, in particolare in questi giorni, proprio a proposito dell’invadenza ormai piovresca della partitocrazia, si parla di fondazioni, in particolare si parla di una fondazione, ma se ci fate caso e andate a controllate su Internet, quasi tutti i politici i leader o quelli che si credono leader, quelli che hanno un minimo di potere all’interno dei partiti di centro-destra e di centro-sinistra, hanno dietro di sé una fondazione, ce l’hanno davanti a sé come schermo, la fondazione per chi capisce di diritto molto meglio di me, è una società di un certo tipo che consente di raccogliere dei fondi per alcuni nobili scopi come quello di sviluppare un dibattito sulla politica, sull’economia, sulla società di fare ricerca, di organizzare convegni, di promuovere riviste, di pubblicare libri di editare i giornali etc. e naturalmente queste fondazioni raccolgono contributi in forma agevolata per chi li dà e per chi li riceve e soprattutto veniamo a scoprire, ma lo vediamo tra un attimo, che trincerandosi dietro la legge sulla privacy, le fondazioni che hanno dentro di sé nella loro presidenza, nel loro vertice uomini politici importanti, non rendicontano i finanziatori e i finanziamenti perché sostengono che i loro nomi sono coperti dalla privacy. Non ho gli strumenti giuridici per dire che questa scusa della privacy non ha un fondamento, può essere che la legge sulla privacy l’abbiano scritta così male, da proteggere addirittura i finanziatori di una fondazione attraverso la quale poi un politico svolge la sua attività politica, penso che se l’hanno fatta così male la dovrebbero cambiare per una ragione molto semplice che la privacy significa la tutela della vita privata di una persona, non la tutela del segreto sull’attività pubblica di una persona o di un’azienda, anche perché in Italia per legge i politici, singoli e i partiti, hanno l’obbligo per legge di dichiarare in un elenco che è pubblico alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica i nomi dei loro finanziatori e gli importi dei finanziamenti che ricevono, quindi se voi andate una Camera e chiedete l’elenco di quelli che finanziano il PD, Pdl, la Lega, l’Udc , l’Italia dei Valori etc., ve lo devono dare.
Possibile mai se se un politico crea una fondazione e quella fondazione riceve dei finanziamenti da aziende private, i finanziatori della fondazione del politico non devono essere resi noti perché coperti da privacy? ma io non voglio sapere con chi sono fidanzati questi signori, non voglio sapere chi sono le loro mogli, i loro figli, le loro cartelle cliniche, non mi interessa, quella è privacy, voglio sapere chi li finanzia e quello è un fatto anche mio, mio in qualità di elettore, mio in qualità di cittadino, se voto per quel partito o per quel politico, almeno quando si poteva votare per quello o per quell’altro politico, voglio sapere da chi è finanziato, perché abbiamo detto tante volte, se è ambientalista e è finanziato dai costruttori di inceneritori o di altri marchingegni inquinanti, lo voglio sapere se fa le battaglie per la questione morale e è finanziato da condannati o da delinquenti lo voglio sapere, se fa il pacifista e poi è finanziato dalle aziende che poi producono armi lo voglio sapere e anche se è finanziato da persone in assoluta trasparenza onestà lo voglio sapere lo stesso perché mi piace votare per qualcuno che è finanziato da gente coerente con il progetto di quel qualcuno.
Dico questo perché è venuta d’attualità una di queste fondazioni, mi concentro su questa perché è ai disonori delle cronache in questi giorni, ma il problema della trasparenza di queste fondazioni, riguarda tutte le fondazioni che hanno dentro di sé o dietro di sé dei politici, degli eletti, delle persone che devono rendere conto a noi di tutto quello che fanno in qualità di politici, tenete presente che in Inghilterra dove peraltro i politici guadagnano 1/3 di quello che guadagnano i nostri, hanno pensioni irrisorie rispetto a quelle dei nostri, i politici non solo mettono sul sito della Camera dei Comuni l’elenco dei loro finanziatori, cosa che devono fare anche i nostri, ma addirittura le pezze d’appoggio delle note spese che accollato allo Stato, dopo che è successo quel popò di scandalo su coloro che ricevevano rimborsi pubblici per delle spese un po’ allegre e molto poco documentate anche se stiamo parlando di importi irrisori di poche migliaia di sterline o di poche decine di migliaia di sterline, curiosamente da noi i finanziatori di queste fondazioni non sono noti, a meno che non vengano coinvolti in un’indagine, infatti abbiamo appreso i nomi e i cognomi di due dei finanziatori della fondazione di D’Alema e di Giuliano Amato italiani e europei proprio perché sono finiti in carcere, uno si chiama Paganelli e è un imprenditore che possiede degli aeroplani, è un’azienda aeronautica che si chiama Rotcof e che aspirava a gestire con questa sua azienda la linea aerea tra Firenze, Pisa e l’Isola d’Elba per dare modo a chi va o viene dall’Isola d’Elba di evitare di prendere il traghetto, ma di potersi prendere il suo aereo.
Paganelli, Paganelli padre e Paganelli figlio, il padre si chiama Viscardo ed il figlio si chiama Riccardo, questa Rotcof è risultata finanziare la Fondazione italiani e europei perché? Perché è finita sottoinchiesta e i Paganelli sono finiti in carcere, adesso tra un attimo vi dico perché sono finiti in carcere. L’altro finanziatore italiani e europei che abbiamo appreso grazie a un’indagine giudiziaria è un certo Pio Piccini, Pio Piccini è il fratello di Sergio Piccini, chi era Sergio Piccini? Era un signore, nel frattempo defunto che lavorava con Tanzi alla Parmalat e Tanzi ha raccontato che Piccini era quello che portava i soldi ai politici, Sergio Piccini, poi Sergio Piccini è morto e i soldi ai politici li ha portati un altro elemosiniere di Tanzi Romano Bernardoni.
Sergio Piccini portava i soldi per conto di Tanzi ai politici e poi è morto. Il fratello invece è vivo, si chiama Pio e è amministratore della Omega, ricordate lo scandalo Omega, Eutelia, quelle società, quelle scatole cinesi che arrivavano a Londra, se ne era occupato Annozero, se ne è occupato Report, se ne sono occupati i giornali, il risultato qual è? E’ che 6 mila lavoratori di Omega sono finiti senza lavoro sul lastrico e quanti articoli abbiamo dedicato allo scandalo Eutelia, allo scandalo Omega etc.. Piccini è l’amministratore di questo bel castello di carte, ma è anche un finanziatore della Fondazione Italiani europei perché Paganelli della Rotcof Aviation Italia e perché Piccini della Omega facevano pubblicità o finanziavano italiani e europei che è anche una rivista mensile, credo, perché gli piaceva la rivista? Perché pensavano che la rivista fosse molto letta? E’ una rivista sicuramente di livello, è una rivista molto di elite, perché finanziavano questa rivista della Fondazione Italiani e europei? Perché dicono loro o fanno capire loro, tenersi buoni gli uomini di D’Alema poteva servire loro per avere dei favori nelle gare e negli appalti.
Uno dei due, Piccini aspirava a aggiudicarsi l’appalto dalla Finmeccanica per la gestione delle intercettazioni giudiziarie, un amico di D’Alema, quello che raccoglieva i fondi della Fondazione italiani e europei, tale Vincenzo Morichini, ex amministratore delle agenzie Inas Italia, che era quello che si era dato da fare a proposito di una barca, la Icarus 2 di D’Alema, tant’è che alcuni hanno scritto che la barca di D’Alema la usava D’Alema ma era intestata a questo Morichini e a un altro amico di D’Alema che si chiama De Santis, questo Morichini che raccoglieva i finanziamenti per gli italiani e europei, amico decennale di D’Alema era intervenuto per aiutare Piccini a ottenere dalla Finmeccanica di Guarguaglini l’appalto per la gestione delle intercettazioni giudiziarie che, come sapete, vengono fatte fuori, vengono date in appalto a società terze perché lo Stato non se ne accolla i costi e la responsabilità, pensate in quali mani stava andando a finire il settore delle intercettazioni, grazie agli amici di D’Alema, a questo Piccini amministratore di Omega che naturalmente è stato arrestato per la bancarotta fraudolenta di Omega e arrestato per quella ha raccontato tra le altre cose, di avere finanziato italiani, europei con 30 mila Euro.
Perché? Perché serviva per introdursi in un certo ambiente e ottenere favori, l’altro Paganelli, quello della Rotcof Aviation voleva gestire la tratta aerea Firenze – Pisa – Elba, tratta aerea che poi non si è mai fatta, è stata bloccata proprio per i traffici di questi e per le inchieste che ne sono conseguite, quindi se oggi per andare all’Elba dovete ancora prendervi il traghetto come più o meno avveniva nel Medioevo, lo dovete a questi signori che hanno pasticciato e hanno fatto casino anche con tangenti, infatti il Paganelli con la sua Rotcof per avere il collegamento aereo tra la Toscana e l’Elba si era rivolto a chi? Anche lui a Morichini, quello che raccoglie i finanziari per italiani e europei e gli aveva chiesto una mano e Morichini cosa aveva fatto? Da un lato si era preso un finanziamento di 30 mila Euro anche da Paganelli per italiani e europei, dall’altro era andato a raccomandare Paganelli da un consigliere dell’Enac che è l’ente di controllo sui voli che era un certo Franco Pronzato che è uno del PD, era consigliere di Bersani quando Bersani era Ministro delle attività produttive e era membro del Consiglio di Amministrazione dell’Enac e era il responsabile per i trasporti del PD, uno che fa contemporaneamente il Consiglio di Amministrazione dell’Enac, l’ente di controllo sui voli e è anche responsabile trasporti del Partito Democratico, pensate il conflitto di interessi com’è vasto, ramificato e trasversale, Pronzato dall’Enac si dà da fare per aiutare questo Paganelli che Morichini gli ha raccomandato, naturalmente nessuno fa niente per niente, per amicizia e quindi Paganelli paga 40 mila Euro a Morichini, il quale divide la tangente, metà se la tiene, 20 mila e metà la gira a Pronzato e poi da Paganelli c’è pure il finanziamento alla rivista Italiani e europei per 30 mila Euro.


Tutti dentro i finanziatori di D'Alema
Com’è finita questa storia? Morichini è indagano per corruzione e false fatture, Paganelli quello degli aerei è stato arrestato per corruzione, Pronzato, responsabile PD per i trasporti e consigliere di amministrazione dell’Enac è stato arrestato per corruzione, Paganelli che ha pagato la tangente è stato arrestato per corruzione, Piccini era già stato arrestato per il crac di Omega, questo è il quadro complessivo.Su Il Fatto Quotidiano ci siamo permessi, mi sono permesso io, di fare qualche domanda a D’Alema, 5 domande a partire dal fatto che questi episodi non sono episodi sporadici perché dal 1993, cioè da Mani Polite, che ogni volta che scoppia uno scandalo prima o dopo, più prima che dopo, salta fuori il nome o di D’Alema o di uno dei suoi amici, nel 1993 la prima volta fu quando il pool di Mani Pulite mandò un avviso di garanzia a un certo Cesare De Piccoli che era un parlamentare Veneto, dell’allora Pds, i magistrati scrissero che aveva ricevuto una tangente, un finanziamento illecito dalla FIAT Enginering di 300 o 200 milioni di lire nel 1992 per finanziare la corrente, facente capo a livello nazionale a Massimo D’Alema, D’Alema protestò, De Piccoli disse che era innocente, dopodiché ha preso la prescrizione e l’ha portata a casa perché il reato è stato accertato dal G.I.P. che ha negato a De Piccoli il proscioglimento nel merito e gli ha dato la prescrizione, lui non è che ha rinunciato per essere assolto nel merito dall’accusa addirittura di avere preso dei soldi dalla FIAT in Svizzera, lui ex comunista, no, ha preso la prescrizione e è andato a casa.
Nel 1995 ci fu lo scandalo di Affittopoli, scatenato da Il Giornale di Feltri per ragioni se volete strumentali, può darsi, però intanto D’Alema lasciò la casa che aveva da un ente previdenziale a un affitto irrisorio e ne prese un’altra, poi nel 1994/1995 ci fu anche l’inchiesta della Procura di Bari che un imprenditore malavitoso che poi ha patteggiato addirittura per concorso esterno in associazione mafiosa con la Sacra Corona Unita, Francesco Cavallari che aveva un sacco di cliniche private in Puglia, aveva raccontato di avere finanziato politici invece di sinistra tra i quali D’Alema cui aveva dato brevi manu una busta con 20 milioni dentro a metà degli anni 80, fortuna per D’Alema che era passato troppo tempo anche in quel caso il G.I.P. di Bari dichiarò la prescrizione, ma non disse che non si sapeva se il reato c’era o non c’era, disse che il finanziamento illecito era stato accertato, ma che non si poteva procedere oltre per prescrizione, anche perché D’Alema si guardò bene anche lui dal rinunciarvi.
Poi nel 2004 ci fu lo scandalo Parmalat, il crac più enorme della storia d’Europa con Tanzi che racconta le attività frenetiche dei suoi due elemosinieri, prima Piccini e poi Bernardoni e tra l’altro dice: Bernardoni si è occupato della sponsorizzazione della fondazione italiani e europei che non ho seguito direttamente, D’Alema attraverso Minniti altro deputato dalemiano DS è stato invece finanziato da Piccini, quindi Bernardoni dà i soldi alla Fondazione italiani e europei, Piccini, dice Tanzi, finanzia D’Alema tramite l’On. Minniti, chissà se è vero, io se dicessero a me, di me ho preso dei soldi dalla Parmalat, denuncerei per calunnia Tanzi che l’ha detto, invece D’Alema e credo neanche Minniti non denunciato Tanzi per calunnia, negano semplicemente che i finanziamenti siano veri, è la loro parola contro quella di Tanzi naturalmente anche perché nel frattempo Piccini è morto.
D’Alema però non può negare le sponsorizzazioni della Parmalat a questa rivista italiani e europei che doveva essere veramente appetitosissima visto che anche la Parmalat la finanziava, infatti dice a verbale, al magistrato che lo sente come testimone che la Parmalat aveva fatto dei contratti con italiani e europei per comprare delle pagine pubblicitarie e che tra l’altro non le aveva pagate neanche tutte perché le aveva fatte per 3 anni e le aveva pagate soltanto per un anno, per il 2002, tant’è che fondazione italiani e europei si era insinuata nel passivo della Parmalat.
Nel 2006 lo scandalo delle scalate bancarie dei furbetti del quartierino D’Alema c’è anche lì con le sue telefonate entusiastiche a Consorte e quando la Clementina Forleo, il G.I.P. di Milano chiede al Parlamento europeo, prima italiano e poi europeo l’autorizzazione a utilizzare anche nei confronti di D’Alema per eventuali concorsi nell’aggiotaggio contestato a Consorte, il Parlamento italiano, manda tutto al Parlamento europeo, il Parlamento europeo destra e sinistra insieme tutti amorevolmente affratellati vota l’immunità e cioè dice ai magistrati che non possono utilizzare le telefonate in cui D’Alema parla a Consorte di una scalata occulta e ritenuta illegale dai magistrati.
Nel 2009/2010 tutti gli scandali pugliesi coinvolgono persone che sono considerate molto vicine a D’Alema, dall’ex Assessore alla sanità Tedesco, al Vicepresidente della Giunta Vendola Frisullo, Frisullo finisce in galera, Tedesco lo mandano in Parlamento poco prima che i giudici decidano di mandarlo in galera e poi ci sono gli scandali degli ultimi giorni, dai quali oltre a quei finanziamenti strani di 30 mila Euro da Piccini e di 30 mila Euro da Paganelli alla fondazione c’è pure un’altra notizia e cioè che Paganelli tramite Morichini aveva prestato i suoi aerei per far volare D’Alema, D’Alema non li ha pagati quei voli e uno di quei voli, almeno 1 è servito a D’Alema per fare campagna elettorale, capite che se uno fa la campagna elettorale si deve pagare l’aereo e un altro fa campagna elettorale e non si deve pagare l’aereo, quello che non si deve pagare l’aereo è avvantaggiato, perché? Perché è un modo comunque per finanziare una campagna elettorale quello di regalarti i voli aerei.
D’Alema ci ha risposto dicendo che gli aerei li aveva pagati Morichini, il suo amico che raccoglieva i finanziamenti per la Fondazione, il problema è che non li ha pagati D’Alema e non li ha pagati il PD e quindi c’è evidentemente un avvantaggiarsi di un volo gratis e bisognerebbe anche domandarsi perché Paganelli dà i voli gratis a D’Alema e poi finanzia la Fondazione italiani e europei e poi paga Morichini e Pronzato per avere i loro favori per ottenere la gara sulla tratta dell’Isola d’Elba, bisognerebbe domandarsi per quale motivo c’è questa fiumana di persone che decidono di finanziare ambienti vicini a D’Alema così per spirito missionario o perché in cambio avevano un tornaconto.
Su tutte queste vicende abbiamo posto 5 domande, 5 “dalemmi” li abbiamo chiamati a D’Alema buttandoli così, come si fa con i messaggi in bottiglia perché i politici italiani di solito non ti rispondono oppure ti insultano, oppure ti denunciato: 1) come ha potuto la Fondazione italiani e europei accettare contributi da un personaggio o già chiacchierato come Piccini, poi arrestato per bancarotta dopo avere gettato sul lastrico 6 mila lavoratori di Omega? 2) Piccini e Paganelli dicono di avere finanziato italiani e europei per essere favoriti in gare e appalti, non crede Presidente D’Alema di dover restituire quei contributi prima che la accusino di fare politica con soldi sporchi? 3) Francesco Cossiga dopo avere volato gratis con la Parmatour, la compagnia aerea della Parmalat quando venne fuori restituì alla Parmalat l’importo dei viaggi, non dovrebbe farlo anche lei con i voli gratuiti dei passaggi aerei da Paganelli e Morichini? Perché? Perché ogni passaggio aereo aveva un valore di 6 mila Euro, per 5 fa 30 mila Euro, sarebbero dei soldi che lui avrebbe dovuto pagare per quei viaggi se avesse pagato. 4) lo sa che mentre lei vola sul bimotore di Paganelli gli elbani continuano a viaggiare in traghetto perché i maneggi sull’appalto Enac hanno bloccato la linea aerea Firenze – Pisa – Isola d’Elba? 5) posto che i parlamentari devono dichiarare le loro fonti di finanziamento, posto che lei svolge la sua attività politica tramite la fondazione italiani e europei, posto che le indagini ne hanno svelato 3 finanziatori di quella fondazione: Tanzi, Piccini e Paganelli, tutti regolarmente finiti in galera, non è il caso di rendere pubblica la lista concreta dei finanziatori di italiani e europei, così magari nell’eventualità viene fuori pure qualche incensurato? Queste erano le domande che avevo posto incredibilmente e lodevolmente D’Alema ci ha risposto, la risposta la trovate su Il fatto Quotidiano, come trovate anche le obiezioni che gli abbiamo fatto accompagnate da un invito a venirci a trovare in redazione per un bel forum al quale possono partecipare non soltanto il sottoscritto, ma anche gli altri colleghi come Ferruccio Sansa, Marco Lillo, Antonio Massari che stanno seguendo le indagini nelle quali sono coinvolti uomini molto vicini a Massimo D’Alema.


Credo che proprio per questa ragione l’intervista di Berlinguer sulla questione morale è particolarmente attuale e quindi anche questa sul nostro sito de Il Fatto Quotidiano, ma anche Beppe Grillo l’ha pubblicata sul suo blog qualche mese fa, va riletta integralmente e soprattutto va domandato agli esponenti politici e ciascuno di noi qualcuno lo incontra a convegni etc., com’è stato possibile che Berlinguer 30 anni fa avesse capito tutto, avesse denunciato tutto e poi i suoi eredi invece di raccogliere la sua eredità l’abbiano dispersa preferendo l’eredità di Craxi? Telese l’altro giorno in un bell’articolo ha ricordato che tutti gli ultimi leader del Partito Democratico hanno fatto capire o dichiarato esplicitamente che Berlinguer rappresentava il vecchio, mentre Craxi rappresentava il nuovo, sarà un caso ma il partito di Craxi è morto e sepolto, mentre il partito di Berlinguer di cui loro continuano a beneficiare, sia pure per ragioni di memoria e abusivamente, è tutt’ora vivo e vegeto, l’ex PC oggi si chiama Partito Democratico con l’aggiunta di qualche democristiano, mentre l’ex Psi non esiste più, è stato raso al suolo, il che già dimostra che il vecchio era Craxi e il nuovo con tutti i suoi difetti, i suoi errori politici, ma non morali, era Berlinguer e in ogni caso se il nuovo è Craxi, io personalmente preferisco il vecchio e cioè Berlinguer e penso che se Berlinguer fosse il Segretario del Partito Democratico, molto probabilmente l’altro giorno avrebbe fatto votare i suoi per l’abrogazione delle Province e oggi pubblicherebbe su Internet i finanziatori della fondazione italiani e europei, passate parola!