Tuesday, October 4, 2011

Opposizione a sua insaputa

Il Fatto Quotidiano, 4 ottobre 2011


Nel tempo che resta loro fra una rissa sul referendum elettorale, una litigata sul nascente partito dei padroni, il monito quotidiano sul “passo indietro” di B. e sul “governo di emergenza”, i presunti leader della presunta opposizione potrebbero forse spiegare un piccolo dettaglio: le 5098 volte in cui la maggioranza più ampia della storia repubblicana sarebbe andata sotto in questi primi tre anni di legislatura, se non fosse stata salvata dalle assenze della cosiddetta opposizione.

Il dato, pubblicato dal sito Openpolis e ripreso da Antonello Caporale su Repubblica, dimostra che ben il 35% delle leggi e dei provvedimenti targati centrodestra non sarebbero mai passati senza la decisiva collaborazione dei disertori del Pd, dell’Udc, dell’Idv e di Fli. Insomma è grazie a loro se il regime, che già traballa per essere andato in minoranza 92 volte tra Camera e Senato dal 2008 a oggi, non è colato a picco 55 volte tante e dunque non è ancora andato a casa. Tra i recordman dell’assenteismo, Repubblica segnala Bersani, D’Alema, Veltroni, Franceschini, Livia Turco, Emma Bonino, il fico Fioroni: tutta gente che, a norma di statuto del Pd, non dovrebbe più essere in Parlamento da un pezzo, visto che vi bivacca dalla notte dei tempi, ben oltre il tetto previsto di tre legislature. Eppure, non contenti di seguitare a cumulare mandati, costoro non si presentano quasi mai sul posto di lavoro.

Ce n’è abbastanza per chiedere lumi al trust di cervelli che guida le sedicenti opposizioni. Che cosa vi impedisce di andare a lavorare ogni mattina (si fa per dire: le Camere tengono aperto due-tre giorni al massimo), come fanno quotidianamente milioni di italiani? Fate altri mestieri? E, se sì, quali? E perché non vi decidete a proibire, almeno al vostro interno, il doppio lavoro di onorevoli avvocati, imprenditori, medici e così via? Siete cagionevoli di salute? E, se sì, perché non lasciate spazio a qualcuno meno gracilino? Oppure non ve ne frega niente? O siete oppositori a vostra insaputa, come gli inquilini Scajola e Tremonti? O siete oppositori “a tempo perso”, come il Puttaniere del Consiglio? O magari avete paura che questa crolli, per non essere costretti a fare qualcosa che esula dalle vostre capacità, cioè governare? O per caso siete d’accordo con la maggioranza? Già, perché sorge anche questo sospetto: basta vedere su quali temi cruciali le sicure sconfitte del regime si sono trasformate in sonanti vittorie grazie alle vostre assenze.

Senza le defezioni tra le opposizioni, sarebbero passati provvedimenti sacrosanti come le mozioni di sfiducia a Calderoli e a Cosentino (presentate e impallinate dalle opposizioni, Pd in testa, si capisce), il ddl che aboliva tutte le province, l’emendamento Turco-Lolli per infilare nel decreto Abruzzo una “tassa di scopo” per ricostruire le zone terremotate (la stessa Turco era assente), l’emendamento per gli ammortizzatori sociali ai lavoratori ex-Eutelia e Phonemedia, l’election day per accorpare le ultime amministrative e i referendum risparmiando 350 milioni (mancò un solo voto, grazie anche al solito radicale Beltrandi, che pensò bene di regalare il suo al centrodestra, come già aveva fatto l’anno scorso, risultando determinante per far chiudere i talk show di informazione in campagna elettorale). E non sarebbero passate leggi vergogna come il decreto Alitalia (costo 4 miliardi), la Finanziaria 2008, svariati decreti Milleproroghe, lo scudo fiscale Tremonti, la legge porcata su Protezione civile e rifiuti in Campania e la maialata che sospende le demolizioni di case abusive nella stessa regione. Del resto le nostre finte opposizioni non sono nuove a simili aiutini: nelle passate legislature avevano dato una mano decisiva a far passare schifezze assolute come la legge Gasparri e l’ex-Cirielli.

La domanda finale è semplice: ci siete o ci fate? In entrambi i casi, non potrà essere questo centrosinistra, con questi pseudoleader perennemente a zonzo, a subentrare credibilmente al regime berlusconiano in caduta libera. Onde evitare il rischio che, dopo, non si noti la differenza.

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