Tuesday, February 14, 2012

Giustizia ok, partiti ko

Il Fatto Quotidiano, 14 Febbraio 2012


Due notizie, all’apparenza lontane anni luce, hanno dominato la giornata di ieri: il Pd che continua a perdere tutte le elezioni, anche quelle che si organizza da sé; e la sentenza della Corte d’Assise di Torino che condanna a 16 anni di carcere i due massimi dirigenti dell’Eternit per disastro doloso e omissione dolosa di misure infortunistiche: una sentenza storica, sia per il delitto doloso (e non solo colposo), sia per il numero delle parti civili (6.392), sia per l’entità della pena. Che cos’hanno in comune questi due fatti? In superficie, niente. Ma, se si guarda appena sotto il pelo dell’acqua, moltissimo.

La politica dei vecchi partiti raccatta l’ennesimo fallimento, mentre la magistratura, dopo vent’anni di assalti, leggi sfasciaprocessi e spaventagiudici, trova ancora in se stessa la forza per un colpo di reni che ci rende orgogliosi di essere italiani davanti al mondo. Solo in Italia infatti si possono processare e condannare dei potenti, quando sono colpevoli: non c’è opportunità politica, diplomatica, affaristica che può fermare i corso della Giustizia, che è uguale per tutti. E questo grazie alla nostra Costituzione che, unica nel suo genere, tutela l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario: infatti questa politica decrepita, fossile, putrefatta tenta da vent’anni di scardinarla.

La condanna dei due stragisti dell’Eternit è merito della tenacia di un procuratore, Raffaele Guariniello, da sempre vilipeso, attaccato, disarmato perché ha sempre difeso i deboli dai delitti dei potenti: da quando, nel 1971, osò profanare il sancta sanctorum della Fiat scoprendovi la vergogna delle schedature, a quando portò alla sbarra i petrolieri, il calcio, la Thyssenkrupp e tanti altri poteri forti che calpestavano e calpestano i diritti, la salute e l’incolumità dei lavoratori. Ma è anche merito del coraggio dei giudici togati e dei giurati popolari della Corte d’Assise, a cominciare dal presidente Giuseppe Casalbore (un altro ex pretore coraggioso, che nel 1983 osò sequestrare gli impianti illegali della Fininvest). E soprattutto della resistenza dei parenti delle vittime, che hanno saputo respingere persino le sirene dei soldi, i tanti soldi che i vertici Eternit offrivano per chiudere la partita: non si barattano la dignità e la memoria per trenta denari.

Chi mai avrebbe avviato questa inchiesta, celebrato questo processo, emesso questa sentenza se fosse stato già in vigore la porcata Pini sulla responsabilità civile dei magistrati, approvata alla Camera da Pdl, Lega e 50 franchi tiratori di centrosinistra e Terzo Polo? Se, cioè, i magistrati avessero saputo che una multinazionale potente come la Eternit, ramificata in tutto il mondo, avrebbe potuto denunciarli personalmente e chiedere danni milionari per il sol fatto di aver indagato su migliaia di morti da amianto? La risposta è ovvia: anche in Italia si sarebbe ripetuta la vergogna di Francia, Svizzera, Brasile, Cina e India, dove migliaia di lavoratori muoiono per l’amianto respirato in casa Eternit, ma nessuno finisce alla sbarra: perché la magistratura è controllata dalla politica, e la politica si sa chi la finanzia (quando si sa).

Ora quei partiti che non osano più nemmeno governare nascosti dietro i tecnici, che perdono pure le proprie primarie e persino i propri congressi (vedi la fu Forza Italia, spazzata via nei congressi provinciali da quattro colonnelli ex An), che si lasciano derubare dai propri amministratori, che esistono solo grazie ai talk show, ai grandi giornali e ai finanziamenti pubblici, pretendono di cambiare la Costituzione, di riformare la giustizia, di farsi una legge elettorale su misura e di rubare ai lavoratori anche l’ultimo diritto: quello di rivolgersi a un giudice se il padrone li licenzia senza motivo. Se sapessero cos’è, dovrebbero dare un’occhiata alla Gerusalemme Liberata: “E il poverin, che non se n’era accorto, ancora combatteva ed era morto”.

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